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| Paolo
Forcellini, “L’espresso”, 16 marzo 2006
In questo periodo elettorale i
politici italiani sembrano avere un’irresistibile attrazione per
il Vaticano. Ma, al di là delle visite realizzate (Pera) e di
quelle annunciate e poi cancellate (Berlusconi, Casini, Mastella),
si tratta di un’attrazione reciproca? Anche da oltre Tevere cresce
la voglia d’ingerenenza nella politica italiana? Perché e con
quali rischi? Ne abbiamo parlato con Umberto Galimberti, docente di
Filosofia della storia a Venezia, pensatore laico molto attento ai
rapporti fra etica, politica, religione e tecnica.
Questo papato è più intrusivo nella politica italiana di quelli
precedenti?
Direi di si. Il trio che guida oggi la chiesa (Ratzinger, Ruini,
Sodano) è molto più interessato alle faccende italiane e più
disattento invece a quelle mondiali, rispetto a Karol Wojtyla. Oggi
l’attenzione è concentrata sull’Italia perché l’obbiettivo
prioritario è ottenere concreti benefici dalla parte politica al
potere, siano essi l’arruolamento di 10mila sacerdoti, scelti
dalle curie, come professori di ruolo nelle scuole pubbliche, oppure
fondi per scuole e strutture sanitarie
private, in larghissima parte facenti capo alla Chiesa.
Anche con Giovanni Paolo II la Chiesa aveva strappato parecchie
concessioni…
Certo, ma oggi si dà un colpo di accelleratore a questo trend. La
Chiesa vuole affermarsi a livello di strutture sociali. Già Wojtyla,
in effetti, aveva iniziato una sorta di fiancheggiamento positivo dell’Opus
Dei (Opus, cioè opere, insomma, scuole, ospedali,
istituzioni): Joseph Ratzinger va avanti in maniera molto più
spedita, privilegiando la politica italiana.
Qual è l’aspetto più grave di questa recrudescenza
dell’intromissione vaticana?
Al fondo la Chiesa si ritiene l’unica depositaria
dell’etica. Un’etica prerogativa esclusiva della religione
avvicina notevolmente il cristianesimo alla mentalità islamica. Per
fortuna noi abbiamo avuto l’illuminismo e lo stato laico che ci
hanno parzialmente immunizzati. Da parte della Chiesa, comunque, si
tende a negare che l’etica sia una qualità dell’uomo, come
diceva Kant, per affermarne invece la derivazione dalla dogmatica
religiosa. Gli uomini sarebbero incapaci di produrre una morale. Di
questo passo si finisce nello Stato teocratico. Ma le morali altro
non sono che regole di convivenza volte a ridurre i conflitti.
Queste regole gli uomini se le possono dare da sé: l’etica è una
categoria antropologica.
Le diverse etiche non sono su un piano di parità?
Quella basata sulla religione è molto retrograda. È dedotta da
principi, teorizzati a partire da Tommaso, appartenenti a un epoca
in cui la natura era ritenuta uno scenario immutabile. Oggi invece
vediamo bene che è modificabile in ogni suo aspetto: pensiamo alla
fecondazione, alle modalità che può assumere la morte, agli
interventi sul patrimonio genetico. Possiamo regolare un mondo dove
la scienza manipola la natura con un’etica che prevede
l’immutabilità dei principi naturali? La chiesa ha una posizione
di retroguardia e la vuole imporre attraverso la politica e gli
strumenti legislativi.
Eppure Wojtyla chiese scusa al mondo a proposito
dell'atteggiamento della Chiesa sulla scienza nei secoli passati.
Già, però Giovanni Paolo Il aveva in mente solo la
fisica, la scienza galileiana. Sul fatto che il sole stia
fermo e la terra giri nessuno più ha dubbi. Vorrei invece che la
Chiesa chiedesse scusa alla genetica, alla chimica, alla biologia
molecolare: a quello che oggi è attuale.
I radicali hanno chiesto l'eliminazione del Concordato. Che
ne pensa?
Su questo non posso che essere d'accordo con Marco Pannella:
non vi vedo altro che un'osservanza del precetto evangelico
"dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di
Dio". Più il potere temporale è separato da quello spirituale
e più i rapporti tra i due sono corretti. Ma i radicali - e non
solo loro hanno detto anche altro su cui non sono d'accordo.
Di che si tratta?
Non condivido l'idea che si possa dire al papa che non deve ricevere
questo o quest'altro, soprattutto sotto elezioni. Mi convince molto
ciò che ha detto Romano Prodi: il papa è padrone delle sue azioni,
incontra chi vuole.
Le sembra un bello spettacolo quello dei politici in
processione ai palazzi vaticani per farsi benedire la campagna
elettorale?
Questo è un altro discorso. I politici dovrebbero comportarsi come
faceva Tommaso quando elaborava la sua filosofia e diceva di farlo
"come se Dio non fosse". Ecco, il mondo politico dovrebbe
comportarsi "come se la Chiesa non fosse". Facesse essa
pure il suo mestiere, intervenisse ovunque ritenesse necessario. Ma
i politici non dovrebbero mai appoggiarsi a essa, dovrebbero
comportarsi come se la Chiesa fosse inincidente. Se invece avesse
effetti anche sulle scelte politiche del popolo, nessun problema:
questa è la storia, questo è il mondo.
Anche il centro-sinistra, basta guardare le candidature,
punta ad accreditarsi oltre Tevere, ad appoggiarsi alla Chiesa.
Non c'è dubbio. E chiunque lo faccia denuncia la sua debolezza
politica, il suo infantilismo. Pare che abbiano bisogno della
benedizione della mamma.
Pannella ed Emma Bonino hanno sostenuto che in caso di
"pareggio" si corre il rischio di una coalizione dì
centro sotto la protezione del papa, È d'accordo?
Sono esasperazioni infondate. Mi pare che Prodi sia un cattolico
molto laico, come peraltro Carlo Azeglio Ciampi, con una bella distinzione
interiore (è questa che conta) tra dimensione religiosa e la
gestione della società, che invece non può fare appello a principi
religiosi.
Sono i politici a chiedere la benedizione, ma il Vaticano,
con i suoi atteggiamenti, li incentiva. Lei auspica più
discrezione?
Talvolta mi chiedo se la Chiesa crede ancora in Dio. È
certo un' affermazione paradossale e provocatoria, ma ha una sua
giustificazione: quando la Chiesa interviene massicciamente per
promuovere una legislazione favorevole alla sua etica, allora ci
possiamo chiedere se chi gestisce il potere ecclesiastico crede più
agli strumenti del mondo o all’opera di Dio.
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