LASSU’   QUALCUNO    CI    AMA    ANCORA… “

 

 

Il nostro fratello della Comunità Gaspare Lombardo è stato protagonista diretto della disavventura dei passeggeri della "Vincenzo Florio" al largo delle coste della Sicilia. In questo pezzo ci racconta gli eventi, che avrebbero potuto costare la vita a 471 persone.

          Certo che  la disavventura  della nave  della Tirrenia  “ Vincenzo Florio “   accaduta il 18 dicembre 2004, di fronte  alla catastrofe apocalittica verificatasi nell’Oceano Indiano il giorno di S, Stefano , perde   molto del suo peso; ciononostante la gravità del fatto rimane intatta e per questo voglio raccontarla a beneficio di coloro che ignorano o vogliono conoscerne i particolari.

          Mi trovavo sulla  “Vincenzo Florio”  quel 18 dicembre 2004 di ritorno da Palermo. La sera precedente avevo fatto la rotta inversa Napoli-Palermo sulla stessa nave. Tutto era filato liscio come l’olio. La nave era partita alle ore 21,00 dal porto di Palermo, il mare era agitato, ma non tale da destare preoccupazioni…   Decido di ritirarmi in cabina ( due posti letto, ma sono solo)  più presto del solito, in quanto avevo già sulle spalle il viaggio di andata e volevo recuperare qualche ora di sonno. Indosso il pigiama e mi corico intorno alle 22,00 e leggo nel frattempo qualche articolo di giornale. Alle ore 23,00 accade qualcosa di insolito… va via la luce, un black-out elettrico blocca anche i motori della nave, che rimane in balia delle onde furibonde, mare forza 7, a 25 miglia circa da Palermo. Dico fra me e me : sarà questione di pochi minuti e tornerà subito la corrente. Ma il tempo passa senza che qualcosa cambi. Intanto la nave subisce gli effetti del mare agitato…  i tiretti del mobile si aprono e chiudono velocemente seguendo il rullio della nave, così pure la poltrona , la valigia e lo zaino e tutto quanto si trova dentro la cabina  rotola da una parte all’altra della cabina  producendo un rumore assordante, che viene ingrandito , centuplicato da altrettanti rumori provenienti dalle altre cabine vicine. Una notte da incubi. Finalmente sento una voce dall’altoparlante che si trova fuori nel corridoio, ma non ne afferro il significato. Mi alzo e al buio cerco di guadagnare la porta che immette nel  corridoio. E’ la voce del comandante che parla e tranquillizza tutti così: “ State calmi, la nave è sicura, è solida, tornate nelle vostre cabine… “.

Così tranquillizzato, per modo di dire,  torno a letto, cercando di non badare a quella orchestra di suoni inconsueti. Passa il tempo e la situazione non fa che peggiorare… mare forza 7 / 8…  tant’è che arriva l’ordine di evacuare frettolosamente le cabine e raggiungere al più presto il piano della sala bar. Mi alzo barcollando per il mare agitatissimo, indosso pantalone e pullover sul  pigiama, trascuro di  raccogliere nella fretta alcuni effetti personali, chiudo la valigia e lo zaino e guadagno a passi insicuri la sala delle riunioni. Trovo la sala già gremita di passeggeri, chi seduto, chi coricato per terra, con indosso il giubbotto salvagente…  lo indosso anch’io   e così rimango in attesa di comunicazioni dal comandante della nave o da chi per lui.  Le  informazioni sono rarissime e molto scarne.  Noto che la nave è già inclinata di molto, tanto che gli incauti passeggeri che si muovono rischiano di ruzzolare, alcuni invero ci riescono perfettamente. Intanto circola una voce che due camion nella stiva si sono urtati ,  hanno  preso fuoco, posizionandosi su di un lato della nave, che si inclina paurosamente…

Si sente un acre odore di bruciato e la paura si legge sul volto di tutti e particolarmente sul volto  di molte donne con bambini in braccio. Nel giro di pochi minuti un fumo denso invade la sala delle riunioni, per cui  siamo costretti ad uscire fuori sul ponte e a chiudere dietro le nostre  spalle le porte in modo che il fumo rimanga imprigionato dentro i locali della nave. Il personale addetto cala le scialuppe di salvataggio ad altezza d’uomo e comunica che i primi a salire saranno le donne e i bambini, quindi gli anziani e poi  tutti gli altri. La gente è disperata, c’è  chi piange, c’è chi prega  … non si vedono navi  che vengano in nostro soccorso… ci sono elicotteri che roteano di continuo sulle nostre teste, ma non possono intervenire.Non si capisce, una volta saliti sulle scialuppe di salvataggio,  su quale nave di appoggio potremo essere trasbordati dal momento che i soccorsi ritardano. Finalmente arriva una nave che però si tiene a debita distanza onde evitare, date le condizioni proibitive del mare, facili collisioni aggravando una situazione già disperata. Dal piano superiore un gruppo di passeggeri minaccia di buttarsi giù se non si fornisce loro una scala , che permetta loro di raggiungerci.  Sono scene di disperazione già viste nel film drammatico dal titolo  “Titanic” .  Sono molte le somiglianze con questo film, manca, per fortuna, il finale. Difatti con enorme sollievo ci rendiamo conto che il fumo si va diradando, gli operatori sono riusciti a domare le fiamme e a raffreddare gli ambienti della stiva dove si erano sprigionate le fiamme : particolare importantissimo questo perché il forte calore avrebbe potuto deformare  e danneggiare irreparabilmente i serbatoi della benzina dei camion e delle autovetture con il rischio delle esplosioni a catena e del conseguente affondamento della nave. Altro particolare importante : i tecnici sono riusciti ad attivare alcuni gruppi elettrogeni che hanno permesso, dopo svariati tentativi, la riaccensione dei motori della nave. Due rimorchiatori arrivano da Palermo, ma non ce ne sarà bisogno.  Finalmente giunge la voce del comandante: “Siamo riusciti  a riaccendere i motori della nave, ci dirigiamo lentamente a Palermo  con le nostre sole forze “ .  Era questa la notizia che aspettavamo tutti. Provo a battere timidamente le mani, seguito da un battimani di tutti i passeggeri che diventa pian piano scrosciante e liberatorio. Finalmente si rientra  tutti nel piano bar. L’interno della nave dà l’impressione di un campo di battaglia, dove tutto è messo a soqquadro, persino alcune macchine dei video games sono crollate a terra infrangendo le vetrate… la sala bar è irriconoscibile… vetri frantumati da per tutto, sedie e tavoli fuori posto.

La nave prosegue la sua lenta andatura inclinata su di fianco di 20 gradi circa e attracca al porto di Palermo alle ore 08,00 dopo un’avventura di circa 11  ore.  Al porto di Palermo ci aspettano altri problemi: dal momento che  i portelloni non si aprono a causa dello sbilanciamento della nave, bisogna ricorrere alle autoscale dei Vigili del Fuoco, che piano in gruppi di due, tre alla volta, dando la precedenza alle donne e  ai bambini riportano tutti a terra.  Sono tra gli ultimi a scendere , sono le ore 11,00 circa.  Riparto per Napoli la sera alle ore 20,00  con la nave della Snav, la Tirrenia mi avrebbe offerto un posto per Napoli sulla Palladio la sera stessa alle ore 23,30 / 24,00. Ma con la stanchezza che mi ritrovavo addosso dopo due notti di navigazione ho preferito  ripartire   con  la   Snav :  una   nave  spartana  in  confronto con la V. Florio , ma funzionale e sicura.

Una semplice riflessione:non intendo entrare nel merito delle polemiche che sono seguite all’incidente, che avrebbe potuto avere dei risvolti ancora più drammatici,  ci sono in corso tre inchieste che dovranno fare luce sulle responsabilità.  Personalmente mi chiedo se è ancora possibile che l’Italia non disponga di una vera e propria unità di crisi in grado di intervenire in situazioni del genere.  Per fortuna mia e di altre 471 persone, tanti ne eravamo a bordo della V. Florio, tutto si è risolto positivamente grazie  alla bravura dei tecnici e del personale di bordo e grazie anche  a Qualcuno che da lassù probabilmente ci ama ancora !

Napoli, 02/01/2005

                                     Gaspare  Lombardo

 

 

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