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FIUMI E DIGHE DI MARINA FORTI |
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Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 dicembre 2005. Marina Forti, giornalista particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, dei diritti umani, del sud del mondo, della globalizzazione, scrive per il quotidiano "Il manifesto" sempre acuti articoli e reportages sui temi dell'ecologia globale e delle lotte delle persone e dei popoli del sud del mondo per sopravvivere e far sopravvivere il mondo e l'umanita' intera. Opere di Marina Forti: La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo, Feltrinelli, Milano 2004. Migliaia di persone hanno manifestato ieri nella citta' di Karachi, capitale della provincia del Sindh, Pakistan meridionale. Protestavano contro la progettata costruzione di una nuova diga sul fiume Indo. La diga di Kalabagh dovrebbe sorgere parecchie centinaia di chilometri piu' a monte, dove l'Indo separa il Punjab dalla Provincia della Frontiera di Nordovest (Nwfp), ed e' un vecchio progetto: se ne parla fin dagli anni '50. Altre due dighe tagliano l'Indo o i suoi immediati affluenti tra Punjab e Nwfp, quelle di Tarbela e di Mangla. Lo scopo principale del nuovo sbarramento dovrebbe essere raccogliere acqua da convogliare nei sistemi di irrigazione, oltre a produrre energia idroelettrica e - dicono - a "controllare le inondazioni". E' quanto ha ripetuto ieri il presidente pakistano Parvez Musharraf rivolgendosi alla folla in una cittadina del Sindh, nell'ambito della sua campagna per promuovere l'impresa. La folla raccolte a Karachi, la metropoli affacciata sul mare Arabico, vede la diga come un disastro. "I pakistani si oppongono al progetto della nuova diga", ha detto ai manifestanti Raza Rabbani, presidente del gruppo parlamentare dell'opposizione al Senato nazionale, "e questa manifestazione si rivelera' l'ultimo chiudo nella bara del generale Musharraf". Quest'ultimo proposito suona forse prematuro, poiche' una svolta politica che metta da parte il generale-presidente non appare imminente in Pakistan: ma e' vero che la protesta contro la diga ha riunito i due grandi partiti dell'opposizione - il Partito popolare di Benazir Bhutto e la Lega musulmana di Nawaz Sharif, i due ex primi ministri in autoimposto esilio (alla fine del 2002, quando Musharraf ha convocato elezioni parlamentari per ridare una parvenza democratica al suo regime, i due ex premier non hanno avuto il permesso di candidarsi). In piazza ieri c'erano dunque noti dirigenti dei due partiti oltre alle forze politiche nazionaliste del Sindh. * La suddivisione dell'acqua dell'Indo e dei suoi affluenti e' una questione delicata, aggravata dalla siccita' sofferta dal paese negli ultimi anni. Cosi', gli oppositori dicono che la nuova diga darebbe forse qualche vantaggio all'agricoltura nel Punjab, la provincia piu' grande e importante del paese, a spese delle campagne del Sindh che si trova a valle. Il Punjab e' il tradizionale "paniere di grano" (e di cotone) del Pakistan, terra fertile solcata dagli affluenti dell'Indo che scendono dalle montagne himalayane (in territorio indiano), ed e' la provincia che ha piu' beneficiato di investimenti per modernizzare l'agricoltura, prima nell'ambito della "rivoluzione verde" e poi con le rimesse degli emigranti a ndati in Europa o nei paesi arabi del Golfo. Il Punjab e' anche la provincia piu' popolosa e tradizionalmente egemone nella politica pakistana. Insomma: i sindhi vedono nella nuova diga un gesto di "imperialismo" interno, perche' l'acqua deviata verso le campagne del Punjab verrebbe tolta proprio al Sindh, che gia' soffre di siccita'. * Le proteste contro il progetto di Kalabagh si sono intensificate negli ultimi mesi, quando la Banca Mondiale ha ripreso a considerare un finanziamento. Un comitato chiamato "Amici del fiume Indo" fa notare che i sindhi sono 40 milioni di persone (un quarto della popolazione pakistana) e per il 90% dipendono dal fiume. Le dighe e canalizzazioni gia' esistenti "hanno creato una siccita' prodotta dall'uomo" nel Pakistan centrale e meridionale, dicono. Insieme all'acqua,
i due sbarramenti trattengono i sedimenti tanto importanti per
fertilizzare le terre: calcolano che la portata di limo sia scesa da un
milione a meno di 400.000 tonnellate al giorno. Si aggiungono gli effetti
della deforestazione (meno del 20% degli originali 600.000 acri di bosco
sono stati rigenerati). E poi il 90% dei boschi di mangrovie nella regione
del delta sono ormai persi e si vanno asciugando acquitrini e zone umide
costiere, con grave perdita di fauna selvatica e uccelli migratori; le
coste restano cosi' esposte all'erosione, minacciando campi e villaggi
costieri. La nuova diga non farebbe che aggravare tutto questo. |