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L’INQUISITORE E I MAGNIFICI MERCANTI LETTERA DI SOLIDARIETA' CON I 67 DOCENTI DELLA SAPIENZA
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Si sentono e si leggono numerosi interventi sugli ultimi fatti che sono avvenuti all’Università La Sapienza. Si parla di intolleranza nei confronti del Santo Padre, di minoranza di studenti e di professoroni sconosciuti che in nome di un po’ di notorietà hanno messo su una scenata contro il Papa. Qualcuno è arrivato a dire che il Sapere ed il mondo universitario tutto, sono stati sconfitti da un manipolo di intolleranti. Non mi sembra che al Papa sia stato vietato di poter andare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza. Facciamoci invece un'altra domanda: perché il Papa si è rifiutato di andare all’inaugurazione dell’Anno Accademico? Se è vero che si è trattato solo di una “minoranza” di studenti nullafacenti e di professoroni privi di spirito (cosa poco preoccupante; più preoccupante il fatto che siano privi di fondi per la libera ricerca) cosa ha avuto da temere il Santo Padre? Non credo che il Principe della monarchia più antica della terra possa avere paura di una contestazione di pochi. Tra l’altro il ministro Amato aveva ampiamente garantito la Santa Sede: nulla c’era da temere per la sicurezza del Papa. Io credo che il Santo Padre abbia scelto di non andare all’apertura dell’anno accademico perché non accetta un principio fondamentale della nostra democrazia sancito dalla nostra Costituzione e che trova una delle sue massime espressioni all’interno dell’Università e cioè la possibilità per tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero. Nessuno avrebbe vietato al Santo Padre di parlare, forse semplicemente, una “minoranza”,lo avrebbe contestato legittimamente e pacificamente, manifestando il proprio pensiero. Ma nel Papa è prevalso più che lo Spirito Divino, la debolezza dell’uomo. Infatti Ratzinger si è dimenticato di essere il Papa di tutti – anche di quelli che lo contestano – ed ha fatto prevalere la sua natura e formazione di inquisitore, ruolo che ha esercitato in maniera sin troppo zelante – chiedetelo ai tanti sacerdoti sudamericani dalla parte dei poveri processati da Ratzinger perché troppo intransigenti con la ricchezza del Vaticano – ed un inquisitore non può accettare una risposta negativa, un rifiuto, una contestazione. Un inquisitore vuole solo che ci si pieghi di fronte alle proprie verità che se non accettate possono costare caro… Ma l’Università è il tempio del Sapere libero ed è giusto che uno scienziato come Marcello Cini si sia alzato in piedi a ricordare quale sia la missione ed il compito della seconda istituzione più vecchia al mondo dopo la Chiesa Cattolica : l’Università, appunto. Tante vite, tanta sofferenza è costata all’Università il liberarsi e l’affrancarsi da qualsiasi fede che non sia la libertà di insegnamento e di ricerca. Piuttosto il Rettore di Roma farebbe bene a dimettersi per aver messo a rischio questo principio avendo così, tradito la Comunità universitaria invitando il Papa a parlare all’inaugurazione che è un momento sacro della vita universitaria ed è soprattutto, fatto interno della comunità e, non meno grave, aver permesso alle forze dell’ordine di schierarsi davanti alle porte della Sapienza evitando di far assistere all’apertura dell’Anno Accademico ad una parte della Comunità Universitaria. Ma il Rettore Guarini non è da salo. Con lui si dovrebbero dimettere tutti quei Rettori che si sono messi in fila per invitare il Papa alle aperture degli anni accademici. Guarini è stato un magnifico mercante ed è riuscito a vendere l’inaugurazione dell’Anno Accademico della sua università creando un grande evento mediatico che gli ha portato notorietà e pagine di giornali. Anche gli altri poveri Rettori vogliono la propria notorietà che può aprire una buona fetta di mercato. Bisognerebbe fare proprie le parole di chi gridava “Fuori i mercanti dal tempio”. I Rettori dovrebbero preoccuparsi più che di fare operazioni mediatiche di pensare ai mali dell’Università, al decadimento morale che vive l’Istituzione, ai tanti ricercatori precari, ai pochi fondi per la ricerca, al fatto che sempre più invece di mirare ad una ricerca libera le Università sono genuflesse davanti alle multinazionali che ordinano cosa ricercare, agli studenti che non possono pagare le tasse e debbono scegliere di prendere prestiti da banche a tassi esorbitanti, ai tanti co.co.co che vivono di poco. Questi Rettori dovrebbero ricordarsi l’amore per la propria comunità e difendere l’Istituzione Università da tutti i coloro che la vogliono rendere subalterna oggi al mercato, ieri ai fascismi ed essere esempio di virtù civiche così come faceva Concetto Marchesi alla apertura dell’Anno Accademico della sua Università nel 1943 invitando gli studenti prendere posizione contro l’ignavia, la servilità criminosa, la violenza, il silenzio e la codarda rassegnazione di una classe dirigente italiana inetta e responsabile della sua rovina. Ma forse oggi qualcuno lo avrebbe tacciato di essere solo un cattivo maestro in cerca di un po’ di notorietà.
Fiorino Jantorno
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