EUCARISTIA OTTOBRE 2008

A CURA DI ALDO BIFULCO

il GRIDO dei POVERI  E Il GRIDO della TERRA

 

 

INTRODUZIONE

Dice Boff: “La teologia della liberazione e il discorso ecologico hanno qualcosa in comune : partono da due piaghe che sanguinano. La prima , la piaga della povertà e della miseria, lacera il tessuto sociale di milioni  e milioni di poveri del mondo intero. La seconda, l’aggressione sistematica alla terra sconvolge l’equilibrio del pianeta, che viene minacciato dal saccheggio che se ne fa a partire dal tipo di sviluppo instaurato dalle società contemporanee diffuse oggi su scala mondiale. Entrambe le linee di riflessione partono da un grido: il GRIDO dei POVERI che vogliono vita, libertà e bellezza, Il GRIDO della TERRA che geme sotto l’oppressione.”

 

CANTO: Preghiera dei Poveri di Jahvè

Rit.    O cieli, piovete dall’alto

           o nubi, mandateci il Santo.

           O terra, apriti o terra

            e germina il Salvatore.

 

Siamo il deserto, siamo l’arsura:

maranathà, maranathà.

Siamo il vento, nessuno ci ode:

maranathà, maranathà. Rit.

 

Siamo le tenebre, nessuno ci guida:

maranathà, maranathà.

Siam le catene nessuno ci scioglie:

maranathà, maranathà. Rit.

 

Siamo il freddo, nessuno ci copre:

maranathà, maranathà.

Siamo la fame, nessuno ci nutre:

maranathà, maranathà. Rit.

 

PERDONO  e  RICONCILIAZIONE 

( qualche minuto di silenzio perché nel proprio intimo ognuno possa riconciliarsi con se stesso, gli altri e la natura)

 

 

LETTURE

1) Dal libro del Siràcide (35, 12-14. 16-18)

“Il Signore è giudice e non v’è presso di lui preferenze di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell’oppresso. Non trascura la supplica dell’orfano né della vedova quando si sfoga nel lamento. Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza , la sua preghiera giungerà fino alle nubi. La preghiera dell’umile penetra le nubi, finchè non sia arrivata, non si contenta; non desiste finchè l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità.”

 

2) Dalla lettera di san Giacomo Apostolo (5,1-6)

“Ora a voi , ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida: e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.”

 

3) Dal Vangelo di Marco (21,41-44)

“Gesù andò a sedersi vicino al tesoro del tempio, e guardava la gente che metteva i soldi nelle cassette delle offerte. C’erano i ricchi i quali buttavano dentro molto denaro. Venne anche una povera vedova e vi mise soltanto due piccole monete di rame. Allora Gesù chiamò i suoi discepoli e disse: -Vi assicuro che questa povera vedova ha dato un’offerta più grande di quella di tutti gli altri! Infatti gli altri hanno offerto quello che avevano d’avanzo, mentre questa donna, povera com’è, ha dato tutto quello che possedeva, quello che le serviva per vivere”.

 

(brevi riflessioni)

 

OFFERTA

(chi vuole offre alla comunità e alla società, un pensiero, un’azione, un’attività, una preghiera……)

 

CANTO

PRENDI SIGNORE

Prendi, Signore e accetta tutta la mia libertà.

Prendi la mia memoria, il mio intelletto, la mia

Volontà, tutto ciò che ho e possiedo Tu  lo hai

Dato a me, io telo rendo, disponi secondo, la

Tua volontà

 

Prendi, Signore e accetta tutta la mia libertà.

Prendi la mia memoria, il mio intelletto, la mia

volontà, tutto ciò che io possiedo

Tu lo hai dato a me, io telo rendo,

dammi il tuo amore e la tua grazia

questo a me basta.

 

CANONE (Michèle Najlis poetessa nicaraguense)

1)      Dio di tutti i nomi e di tutti i popoli, Madre e Padre nostro,

Signore della storia, Signore dell’amore,

alfa e omega dei tempi.

 

2)      Ti parlo dalla parte degli sconfitti,

dalla parte di chi non ha più nome

ma resta soltanto una cifra persa fra le statistiche.

Ti parlo dalla parte di chi non ha nemmeno

una cifra nelle fredde statistiche.

 

3)      Io amo, Dio, le gioie del fotone, del tempo e dello spazio;

amo la lente che lancia il suo insistente sguardo nell’universo;

amo la magia sacra che alleggerisce il dolore

e rimanda la morte;

amo le mani di chi penetra il mistero stesso della vita.

 

4)      Io amo la forma, il suono, il colore.

Amo il dono della parola che

Hai messo nella mia bocca.

Ma già altri ti parleranno

Della gioia dell’arte e della magia della scienza.

 

5)      Io ti parlo dal dolore

dalla fame ti parlo, Dio, dalla morte.

Ti parlo dalla parte di quelli che seminano sogni

e sono morti con un boccone amaro di speranza nella gola.

 

6)      Ti parlo dalla parte di chi resiste in mezzo alla notte.

Ti parlo, Dio, di quelli che vegliano.

Da qui saluto i tempi a venire.

 

7)      Saluto il tempo nel quale troverai finalmente le mani

che costruiscono con te “un cielo nuovo e una terra nuova”.

Mani nuove per popolare il mondo di colori.

 

8)      Ti consegniamo i figli, Dio: loro saranno

le mani per asciugare il tuo pianto.

Loro saranno il tuo sorriso sovversivo.

 

9)      Liberali dalle tentazioni del potere e dalla servitù.

E dà loro un’altra forma

Di scrivere il loro nome nelle stelle.

 

10)  Liberali dalla violenza, sorella del potere.

Dalla superbia, liberali, Dio.

Dall’indifferenza, sorella della morte.

 

11)  Dà loro una nuova lingua

per costruire giustizia.

Che all’alba nascano Dio, il gioco, la luce e la gioia.

Che nasca finalmente l’Ottavo Giorno, Dio….

Il giorno del tuo sorriso.

 

Tutti) In attesa di questo giorno, con fiducia e coraggio, avviciniamoci alla mensa ricordando le parole di Gesù che spezzando il pane e dividendolo con i discepoli disse:

“Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo che è dato per voi”

E, poi, alzando il calice ed offrendolo ai commensali affermò:

“Prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue per sancire un’alleanza con Dio, totalmente nuova, per liberare il mondo dal grido dei poveri e dal grido della terra.

Fate questo in memoria di me.”

 

E prima di condividere questo pane e questo vino scambiamoci un segno di pace e preghiamo insieme dicendo, Padre nostro…..

 

CONCLUSIONE

Un’antica leggenda, che in Umbria è divenuta e rimasta una canzone popolare fino ai nostri giorni, rivela bene l’inclusività dell’amore ecologico di S.Francesco:

“Un giorno disse Francesco al Signore, tra le lacrime:

  Io amo il sole e le stelle

  Amo Chiara e le sue sorelle,

      Amo i cuori degli uomini

      E tutte le cose belle,

      Signore, perdonami

      Perché solo Te dovrei amare.

      Sorridendo il Signore rispose.

      Io amo il sole e le stelle,

      Amo Chiara e le sue sorelle

      Amo i cuori degli uomini

      E tutte le cose belle.

      Mio caro Francesco,

      Non c’è bisogno di piangere

      Chè tutto questo amo anch’io”.

 

 

CANTO

Fratello sole sorella luna

Dolce sentire come nel mio cuore,

ora umilmente sta nascendo amore.

Dolce capire che non son più solo

Ma che son parte di una immensa vita,

che generosa risplende intorno a me:

dono di Lui del suo immenso amore.

 

                           Ci ha dato il cielo e le chiare stelle

                           fratello sole e sorella luna;

                           la madre terra con frutti prati e fiori

                           il fuoco, il vento, l’aria e l’acqua pura

                           fonte di vita, per le sue creature

                           dono di Lui del suo immenso amore

                           dono di lui del suo immenso amore.