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C.d.B. Cassano Eucaristia del 9 febbraio 2008 PREPARATA DA GAETANO |
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"La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.» Gandhi
Prologo “La felicità è una dirompente primavera che infrange l’inverno della solitudine”. Questa frase della teologa Rosanna Virgili ha ispirato la mia riflessione eucaristica di stasera. Per questa Eucaristia che mi è stata estorta per telefono sabato scorso, mentre ero nella pace di Scario, ho voluto un po’ allontanarmi dai nostri schemi abituali per provare a riflettere sulla dimensione più intima di noi stessi. In questo periodo ho avuto modo di notare quanto sia diffuso dentro di noi e tra di noi un sentimento di profonda inquietudine. Come se la vita, la nostra vita nel suo svolgersi, accumulando problemi su problemi, ci abbia profondamente mutati. Resi più preoccupati. Io non credo che questo sia dovuto solo al rimpianto malinconico di un’età più spensierata che abbiamo purtroppo alle nostre spalle, ma anche alla nostra oggettiva difficoltà a guardare più avanti, oltre noi stessi, invischiati come siamo negli affanni quotidiani, sopraffatti dai problemi relativi al futuro incerto dei nostri figli. …Le cose che sappiamo e ci raccontiamo spesso… Ed è vero, come dice la Virgili, tutto questo ci pervade di un sentimento di solitudine. Io stasera ho provato a riflettere sul senso della felicità, mettendo insieme pensieri filosofici, religiosi e fedi diversi, attinti dalla cultura induista, buddista, ebraica, cristiana, islamica in una sorta di collage “ecumenico”, nel tentativo di leggere in queste frasi lo sforzo comune di tutti gli esseri umani di giungere alla verità, e dunque alla felicità, percorrendo strade differenti e differenti esperienze.
Canto: ”la vita è bella” Noa La vita è bella (traduzione) Sorridi,senza una ragione
Introduzione La felicità sta nella ricerca della verità ! (riflessione ecumenica di Gedun Tharchin, Lama Tibetano) Cercare la verità è una naturale aspirazione umana: questa qualità rende gli esseri umani superiori agli animali. Tuttavia, le differenti condizioni umane rappresentano molte diverse esperienze e conoscenze e queste portano con sé varietà di vite e reciproche interazioni tra soggetti ed oggetti; ognuno ha, quindi, molti strumenti per investigare fatti e verità, al meglio delle proprie capacità. Di conseguenza, il riconoscimento delle realtà e del vero modo di ricercare esse sono i principi generali per fondare una religione, una fede. I molti fondatori religiosi
ritengono che la Verità sia il solo fenomeno che può soddisfare il naturale
umano desiderio. Loro pensano che lo stato ultimo della felicità della mente
è realizzabile, e che gli esseri umani hanno il potenziale sufficiente per
raggiungerlo tramite le proprie esperienze. Inoltre loro credono che ogni
essere umano è responsabile del piacere degli altri e che il benessere di un
essere umano deve considerare come bene gli altri. Naturalmente ogni essere
umano ha il diritto e la possibilità di addestrarsi con tutte le diverse
religioni affinché sviluppi una pratica religiosa organica e personale. Ciò
non vuol dire né che tutte le religioni dovrebbero essere unificate, né che
tutti gli esseri umani dovrebbero praticare tutte le religioni. Bensì: le
persone non dovrebbero considerare le religioni come contrapposte l'un
l'altra o intoccabili. “Poi mi mostrò un fiume d’acqua di vita, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dall’agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume sta un boschetto di alberi della vita. Le foglie degli alberi servono a guarire le Nazioni. Non vi sarà più nulla di maledetto. In Lei sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno, vedranno la sua faccia. Non vi sarà più notte; non hanno più bisogno né della luce di una lampada, né di quella del sole, perché il Signore splenderà su di loro nei secoli dei secoli”. Apocalisse,22 1-5 “Viviamo felicemente, senza nutrire ostilità fra coloro che ci sono ostili, sofferenza fra coloro che sono sofferenti, avidità fra coloro che sono avidi. La vittoria genera odio: nel dolore dimora lo sconfitto, ma chi è in pace dimora nella felicità, avendo abbandonato vittoria e sconfitta” Siddhattha Nella religione ebraica la felicità è strettamente legata al concetto di “memoria”. “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te.” Deuteronomio
“l’uomo non ottiene che il [frutto dei] suoi sforzi; e che il suo sforzo gli sarà presentato [nel Giorno del Giudizio]; e gli sarà dato pieno compenso; e che in verità tutto conduce verso il tuo Signore; e che Egli è Colui Che fa ridere e fa piangere; e che Egli è Colui Che dà la vita e dà la morte” sura LIII, versetti 39-44 “Entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4 Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". 6 In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: "E` andato ad alloggiare da un peccatore!". 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". 9 Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch`egli è figlio di Abramo; 10 il Figlio dell`uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". Vangelo di Luca 19, 1-10
Canto “Il Cantico delle creature” Cantico delle creature
A te solo Buon Signore Si confanno gloria e onore
A Te ogni laude et benedizione
A Te solo si confanno Che l’altissimo Tu sei
E null’omo degno è Te mentovare.
Si laudato Mio Signore Con le Tue creature
Specialmente Frate Sole E la sua luce.
Tu ci illumini di lu Che è bellezza e splendore
Di Te Altissimo Signore Porta il segno.
Si laudato Mio Signore Per sorelle Luna e Stelle
Che Tu in cielo le hai formate Chiare e belle.
Si laudato per Frate Vento Aria, nuvole e maltempo
Che alle Tue creature dan sostentamento.
Si laudato Mio Signore Per sorella nostra Acqua
Ella è casta, molto utile E preziosa.
Si laudato per Frate Foco
Che ci illumina la notte Ed è bello, giocondo
E robusto e forte.
Si laudato Mio Signore Per la nostra Madre Terra
Ella è che ci sostenta E ci governa
Si laudato Mio Signore Vari frutti lei produce
Molti fiori coloriti E verde l’erba.
Si laudato per coloro Che perdonano per il Tuo amore
Sopportando infermità E tribolazione
E beati sian coloro Che cammineranno in pace
Che da Te Buon Signore Avran corona.
Si laudato Mio Signore Per la Morte Corporale
Chè da lei nesun che vive Può scappare
E beati saran quelli nella Tua volontà che Sorella Morte non gli farà male
La felicità a Taizè Mi piace molto la parola felicità. Per molto tempo ho pensato che era o troppo facile o troppo difficile parlare della felicità, e poi ho superato questo pudore, o meglio ho approfondito questo pudore di fronte alla parola felicità. La prendo in tutta la varietà dei suoi significati, compreso quello delle beatitudini. La formula della felicità è: «Beato chi…». Saluto la felicità come una «ri-conoscenza» nei tre sensi della parola. La riconosco come mia, l’approvo negli altri e ho della gratitudine per ciò che ho conosciuto della felicità, e delle piccole felicità, tra le quali, le piccole felicità della memoria, per guarirmi delle grandi infelicità dell’oblio. E qui funziono nello stesso tempo come filosofo, nutrito dei greci e come lettore della Bibbia e del Vangelo dove si può seguire il percorso della parola felicità. Ci sono come due registri: il meglio della filosofia greca è una riflessione sulla felicità, la parola greca eudeimon, come in Platone e Aristotele, e, d’altra parte, mi ritrovo molto bene nella Bibbia. Penso all’inizio del Salmo 4: « Chi ci farà vedere il bene?». E’ una domanda retorica, ma che ha la sua risposta nelle beatitudini, e le beatitudini sono l’orizzonte di felicità di una vita posta sotto il segno della benevolenza, poiché la felicità non è semplicemente ciò che non ho, ciò che spero di avere, ma anche ciò che ho gustato. Recentemente riflettevo sulle immagini della felicità nella vita. Riguardo alla creazione: un bel paesaggio di fronte a me, la felicità è l’ammirazione. Poi, seconda immagine, riguardo agli altri: nella riconoscenza degli altri e, sul modello nuziale del Cantico dei Cantici, è il giubilo. Poi, terza immagine della felicità, rivolta verso il futuro, è l’aspettativa: mi aspetto ancora qualcosa dalla vita. Spero di avere il coraggio del dolore che non conosco, ma mi aspetto ancora della felicità. Uso la parola aspettativa, potrei usarne un’altra che viene dalla lettera ai Corinzi, dal versetto che introduce il famoso capitolo 13, sulla «carità che comprende tutto, scusa tutto». Questo versetto dice: «Aspirate ai doni più grandi». «Aspirate»: è la felicità d’aspirare che completa la felicità del giubilo e la felicità dell’ammirazione (…). Ciò che mi colpisce qui, in tutti i piccoli servizi quotidiani della liturgia, negli incontri d’ogni tipo, nei pasti, nelle conversazioni è l’assenza completa di relazioni di dominio. A volte ho l’impressione che, in questa specie d’accuratezza paziente e silenziosa di tutti gli atti dei membri della comunità, tutti quanti obbediscono senza che nessuno comandi. Da questo risulta un’impressione di servizio gioioso, come dire, d’obbedienza amante, sì, d’obbedienza amante, che è proprio il contrario di una sottomissione e il contrario di un vagabondare. Questa via, generalmente stretta, tra ciò che ho appena chiamato sottomissione e un vagabondare qui è largamente segnalata, indicata dalla vita comunitaria. Ora, è di questo che noi, partecipanti (non quelli che assistono, ma quelli che partecipano) come credo di esserlo stato e di esserlo qui, beneficiamo. Beneficiamo di questa obbedienza amante che abbiamo precisamente verso l’esempio che ci è dato. La comunità non impone una specie di modello intimidatorio, ma una sorte d’esortazione amichevole. Mi piace questa parola esortazione, poiché non siamo nell’ordine del comando e ancora meno dell’obbligo, ma non siamo neppure nell’ordine della diffidenza e dell’esitazione, che oggi è la sorte della vita nei mestieri, nella vita urbana, nel lavoro come nel divertimento. E’ questa tranquillità condivisa che per me rappresenta la felicità della vita presso la comunità di Taizé. frère Roger
Brevi riflessioni: cos’ è per me la felicità? Canto Dio del cielo di De Andrè Dio del
cielo se mi vorrai Preghiera Eucaristica Questa sera Signore vorremmo deporre sulla mensa le nostre ansie e le nostre inquietudini. Vorremmo sentirci come Zaccheo che, alle parole di Gesu’ “Oggi devo fermarmi a casa tua”, lo accolse pieno di gioia; Vorremmo poter fare nostre le parole di Gandhi “ la felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso”; Vorremmo poter vivere in un mondo di gioia e di pace, che non produce sentimenti di odio o che genera sofferenza nei più deboli e nei più poveri, Vorremmo da Te essere saziati e crescere nella fede di quel Regno nel quale Tu asciugherai ogni lacrima. E per questo stasera, nel ricordo della venuta fra di noi di Gesù, mettiamoci a tavola e nel ricordo dei suoi gesti e dei suoi ammaestramenti: “Prendiamo e mangiamo il pane, in segno della nostra disponibilità a condividere tra di noi e con gli altri le gioie ed i dolori della vita; prendiamo e beviamo questo vino affinché si stabilisca tra di noi e con gli altri un nuovo patto d’amore . Che questi gesti, lo spezzare il pane e il bere il vino, indichino a noi tutti la strada della vera felicità. Auguriamoci reciprocamente pace e felicità! Canto: OH HAPPY DAY Testo Canzone Oh Happy Day
“Nella nostra società l’idea della felicità segue un criterio particolarmente edonistico, non si basa sulla moralità o sulla spiritualità umana, ma sulla emozione e sulla soddisfazione momentanea, effimera dei sensi più superficiali dell’uomo. E’ anche per questo che l’Occidente è oggi perlopiù depresso e infelice. C’è l’illusione che il pensare a se stessi, il curare la propria felicità sia possibile senza farlo nel contesto di una felicità comune. L’egoismo e il narcisismo condannano l’individuo ed anche i popoli alla solitudine e perciò all’infelicità. Nessuno può essere felice da solo. La felicità è il sentimento della comunione, dell’abbraccio, della sintonia. E’ una dirompente primavera che infrange l’inverno della solitudine”. Rosanna Virgili (teologa)
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