EUCARISTIA del 20 NOV. 2004

 

Camminando insieme,

tra ragione  ed emozioni

 

 

 

Canto: ‘A67

 

LA MUSICA CHE GENERA SPERANZA

 

Mi avvio verso il Quadrivio di Arzano e incrocio un branco di giovani e motorette tirate a lucido. Basta una scintilla e la miscela può esplodere. Una macchina ha l’ardire di tamponare uno dei “totem” dell’arroganza giovanile e subito si scatena la gazzarra. Una breve rincorsa per farsi giustizia sulla macchina e il conducente.

Questa violenza ingiustificata, incomprensibile genera in me un malessere fisico, un senso di frustrazione. Il destino del quartiere mi sembra segnato. In serata mi trovo al GRIDAS trascinato più  dalle gambe che dalla testa. C’è un gruppo musicale, gli ‘A67, che presenta un mini cd dedicato alla memoria di Felice Pignataro. Bastano poche ma intense parole ed un susseguirsi di note vibranti per darmi uno scossone. Anche questi sono giovani di Scampia, e allora perché disperarsi?

Chissà per quanto tempo questa altalena di sentimenti e di pensieri dovranno affollare la nostra mente.

Adesso, qualche domanda per conoscerli meglio.

Sono rimasto colpito dai testi delle vostre canzoni. In sintesi, qual è il messaggio?

Il messaggio può cambiare a seconda dei temi trattati, ma sicuramente l’obiettivo che sta alla base di ogni messaggio è sempre lo stesso: allargare  sempre di più la visuale di un modo di vedere e di sentire, che ha come condizione della propria esistenza il chiudersi all’interno del proprio spazio e, nello stesso tempo, attaccare, per quanto sia possibile, quello che noi consideriamo il tarlo più pericoloso: la mentalità camorristica. Spesso è così radicata in noi al punto che ci ritroviamo nei suoi atteggiamenti senza rendercene conto.

C’è speranza per il nostro quartiere?

Non credo di possedere gli strumenti per poter rispondere a tale domanda, l’unica cosa che posso dire è che quello che mi spinge a scrivere è la voglia di quella speranza.

Perché avete dedicato il vostro cd a Felice?

Credo che ogni abitante di questo quartiere dovrebbe sentirsi in debito nei confronti di Felice Pignataro, per i colori e i carnevali che ci ha regalato, ma soprattutto per la coscienza morale e politica che ha saputo trasmettere attraverso il suo esempio di vita.

 

(da “Fuga di notizie” n. 10 _novembre 2004 – La musica genera speranza  -  di Aldo Bifulco)

 

 

 

Canto:  INSIEME

 

 

I LAMPADIERI

 

     In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulle spalle, con il lume in cima. Così, il lampadiere vede poco davanti a sé  -ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è.

 

(Tom Benetollo – già Presidente Nazionale  ARCI- morto il 26/6/04)

CORALITA’ UMANA

 

Se dovessi ritrovare nella mia lunga vita piena di svolte, di contraddizioni un asse di continuità, lo troverei nella mia collocazione nel quadro del ministero della parola, nel quadro eucaristico. Quello è stato il mio punto fermo in tutti i momenti della mia vita. E credo sia stato anche per me una garanzia di coesione, di fedeltà.

Io sono stato fedele, più che alle istituzioni, alle coscienze che sono cresciute con me e attorno a me. Per cui ho avuto una “specula” di osservazione del mondo che non è lo studio, la biblioteca, ma è questa coralità umana. Questa specie di scambio che c’è, anche quando tutti stanno zitti, fra me e le coscienze altrui,  seguendo così i mutamenti del mondo attraverso lo specchio della comunità eucaristica.

 

(Da Padre Balducci- Un testimone del nostro tempo. Doc. di Tomas Angeli- 1992)

 

ESODO:  UN PERCORSO DI LIBERAZIONE

 

n      Allora gli egiziani imposero agli israeliti alcuni capi perché li opprimessero con lavori forzati.

n      Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.

n      Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Poi Mosè vide un egiziano che colpiva un ebreo.

n      Mosè ebbe paura, fuggì lontano e andò ad abitare nella regione di Median.

n      Gli israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio.

n      Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza. Dio guardò la condizione degli israeliti e se ne prese pensiero.

n      Dio allora chiamò dal cespuglio: Mosè, Mosè! E aggiunse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto. Ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.

n      Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile  e spaziosa dove scorre latte e miele.

n      Ora va. Io ti mando dal Faraone. Fa uscire il mio popolo dall’Egitto. Io sarò con te!

 

Nei capitoli 13,17 e 14,13 dell’Esodo abbiamo  il racconto biblico della  LIBERAZIONE, carico di teologia più che di storia. Infatti questo testo, scritto nella sua stesura finale duecento anni dopo l’evento, è il risultato di due tradizioni differenti: quella yahwista e quella sacerdotale. La  tradizione yahwista  mostra Yahweh che lotta a fianco del suo popolo mandando un forte vento dall’est che sospinge il mare e permette al popolo la fuga, mentre i carri da guerra degli Egiziani rimangono impigliati nella melma. La tradizione sacerdotale dipinge Mosè che, come gran sacerdote, stende la mano, il mare si divide e il popolo passa a piedi asciutti fra due muraglie d’acqua.

La buona novella che Yahweh ha vinto il Faraone, ha sconfitto l’Impero, è ballata con i timpani da Mirian e dalle donne: “Cantate al Signore perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

Sono le donne a celebrare la prima liturgia pasquale.   Le celebrazioni per essere vere devono esprimere la vita, gli eventi, le lotte, le speranze di un mondo “altro” da quello che abbiamo. Dobbiamo riscoprire la dimensione politica delle nostre liturgie, la dimensione della lode ( non a Bush o a Berlusconi, ma a Yahweh!), la dimensione della danza, della festa, della comunità.

 

(Stralci dall’Esodo e commento tratti da  “Resistenza  e Dialogo” – Alex Zanotelli)

 

 

LA LIBERAZIONE, OGGI:

 

Quando l’uomo di oggi cerca la salvezza, non cerca la salvezza dell’anima, cerca la salvezza totale. E allora, le religioni che fanno? Esortano a pregare Dio o si impegnano a mobilitare tutte le energie dello spirito perché l’uomo avvii finalmente un capitolo nuovo della sua storia, che è il capitolo della pace, in cui sia espunta dall’umanità la legge della forza come strumento del diritto, come strumento di verità.  Ora questo è un capitolo totalmente nuovo per le religioni monoteistiche, il cui Dio gronda sangue.

Dobbiamo riconoscere che le religioni sono state sostanzialmente subalterne alle culture in cui sono cresciute, culture fra loro aggressive. Il tempo nuovo è il superamento delle religioni, e quindi anche del cristianesimo così com’è, che invece deve rigenerarsi perché per me questa fine non è la morte. Mi viene in mente il motto evangelico: “se il grano non muore non darà frutto”. Questo cristianesimo deve morire per dare frutto. Morire vuol dire  ritrovare la propria fecondità sorgiva, il proprio annuncio profetico. Quindi, alla fine, io sono ottimista, non nel senso trionfalistico, perché io non penso ad una conversione di tutti gli uomini al cristianesimo. Penso alla presenza nel mondo di un fermento evangelico rappresentato da comunità di fede, che è un fermento di salvezza per tutti, anche per quelli che non si convertono.

Chiunque  studia, non la storia dei greci e dei romani come ci hanno insegnato a scuola, ma la storia della specie umana, sa che nei momenti critici della sua evoluzione  all’improvviso, di fronte ad una sfida mortale, è emersa una risposta creativa. Allora, io sono sicuro che noi assisteremo a risposte creative straordinarie. Non lo dico facendo l’indovino, ma proprio facendo  l’ascoltatore di ciò che batte nel cuore dell’umanità. Ne vedo i segni. Sono sostanzialmente ottimista, ma non volontaristicamente, perché sarei un malato di mente, ma il mio è un ottimismo “tragico”, che passa attraverso l’analisi razionale della realtà, che è un’analisi sconfortante. Però attraverso il cumulo delle foglie secche, io vedo qui una gemma verde, là una gemma verde e dico: non ci spaventiamo, c’è primavera. E parlo laicamente, non attingendo alla mia speranza teologale, che è un dono che non posso presupporre in tutti gli altri, ma è laica perché parte dall’analisi della ragione, di una ragione ispirata soltanto  da questa apertura “etica” a tutte le culture e a tutte le attese del mondo.

 

( da “Padre Balducci. Un testimone del nostro tempo.” Doc. di Tomas Angeli – 1992)

 

 

Canto: ESCI  DALLA TUA TERRA

 

 

(Brevi riflessioni)

 

 

                                                          PREGHIERA  EUCARISTICA

 

 

NON C’E’  PIETA’

 

-         Non c’è pietà per chi usa i contraccettivi, nemmeno se vi è costretto da malattie e da fame.

-         Tutti: Signore, pietà!

-         Non c’è pietà per le donne che abortiscono, nemmeno se lo fanno per evitare di mettere al mondo figli destinati ad una esistenza atroce di sofferenze senza fine e senza speranza.

-         Tutti: Signore, pietà!

-         Non c’è pietà per il bisogno di maternità di donne sole.

-         Tutti: Signore, pietà!

-         Non c’è pietà  per i divorziati che si risposano, per i giovani che si amano con pienezza fuori dal matrimonio, per le coppie di fatto, per i gay, per le suore, i preti, i teologi e le teologhe che osano fuori dagli schemi canonici un pensiero non ortodosso, una parola non allineata, una pratica non consentita di solidarietà e di amore.

-         Tutti: Signore, pietà!

-         Non c’è pietà, perché la verità e solo la verità proclamata  dal Magistero ecclesiastico come rivelata e assoluta è capace di dare autenticità ad efficacia all’amore. In base a  queste certezze assolute ieri si sono accesi i roghi fisici e oggi si accendono  roghi sociali e morali. E non è un problema solo del Magistero  ecclesiastico. Il Vangelo chiama in causa tutti.

 

(Libero adattamento  da un articolo di Enzo Mazzi – “Se il Tempio non si fa Misericordia” – su

Adista del 9 ottobre 2004)

 

Tutti:

         E’ con questo animo che stasera noi vogliamo testimoniare la nostra appartenenza alla universale famiglia umana, nella perenne memoria di quanto Gesù fece durante la cena pasquale allorquando, con i suoi amici, prese del pane, rese grazie, lo spezzò e lo distribuì dicendo:

                       

                                                   Prendete e mangiatene tutti,

                                         questo è il mio corpo  che  è  dato per voi

                                                   Poi   prese il  calice del  vino

                                               Lo diede ai suoi discepoli e disse:

                                                   Prendete  e  bevetene   tutti,

                                               questo è il calice del mio   sangue

                                                   offerto per tutti  gli uomini.

                                   Con questo sangue Dio conferma la sua alleanza.

 

Ed ora, prendiamoci  per mano e recitiamo insieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato.

 

                                                           PADRE NOSTRO

 

La pace sia con  noi, tra noi, tra tutti gli uomini.

 

                                           Scambiamoci  un  segno    di   fraternità

 

                                                          Facciamo eucaristia

 

Canto:  RISPOSTA

 

 

 

Non lasciarci, Signore alla deriva:                                                     Svegliati, mia arpa,

è scomparso l’uomo fedele                                                                 che voglio destare l’aurora.

Spariti gli uomini giusti.

                                                                                                                                  

Come rettili strisciano                                                                         cantare i silenzi dell’alba

I più vili emergono                                                                              chiamare le genti sulle porte

È al colmo la faccia                                                                              e salutare il giorno:

 

E parole, a diluvio, come lame,                   

parole gridate dall’alto del Potere                                                        e dare speranza agli umili

o sussurrate nell’oscurità delle trame                                                   e dire insieme la preghiera

tagliole sul cammino del giusto:                                                           del pane che basti per oggi:

 

queste nostre parole assassini!                                                              Allora  anche i poveri

E a conferma diremo:                                                                             ne avranno d’ avanzo.

“Parola di Dio”!

                                                                                                               Amen

Si faccia, Signore, della tua sola Parola

Radice e fonte di ogni discorrere…

(Nel lucido buio – ultimi versi e prose liriche -  di David Maria Turoldo) 

Canto : LA STRADA