EUCARISTIA

PASQUALE

24 MARZO 2005

 

La morte e la vita si sono affrontate in un grandioso

duello:

il Signore della vita, morto,

regna vivo

Il tema generale dei nostri incontri per quest’anno è

Definire la speranza… nel tempo della disperazione

La Pasqua è la festa che meglio risponde al bisogno di speranza in una realtà intrisa di disperazione

dicevamo che

molti vorrebbero eliminare la zona grigia nella quale si collocano quanti, come noi, si ostinano a credere nelle ragioni della pace, della solidarietà, della giustizia e della salvaguardia dei diritti umani, allo scopo di far trionfare la logica del cosiddetto scontro di civiltà, ponendo le basi per la costruzione di un ordine mondiale che garantisca al vincitore il possesso unico delle risorse energetiche del pianeta.

Siamo consapevoli che queste amare valutazioni non devono impedirci di perseverare nella convinzione che :”Un altro mondo è possibile”.

”Non ogni vita è sempre  occasione di speranza, ma lo è sicuramente la vita di Gesù che, per amore, si è fatto carico della croce”.

Jurgen Moltmann

Questa sera per alimentare la nostra speranza non possiamo non mettere in mezzo a noi Oscar Romero che proprio in questo giorno  25 anni fa cadeva sull’altare sotto i colpi degli squadroni della morte.

La sua scelta,

cambia la concezione della  Chiesa  che lui chiama “ Chiesa popolare”;
cambia il senso dell’identità cristiana, definita non più dall’appartenenza all’istituzione ma dall’identificazione con i poveri;
cambia la sua esperienza di Dio, che diventa il Dio dei poveri;
cambia il senso dell’autorità che diventa testimonianza di coerenza;
cambia il senso della messa, che celebrata con i poveri, cessa di essere il dovere giuridico e diventa la presenza di Cristo crocifisso e sanguinante e il sacramento della comunione coi poveri;
rinnova il senso dell’amore, scoprendo la sua dimensione politica e con essa la nuova concezione del martirio:
rinnova il senso della resurrezione, che cessa di essere una prospettiva individuale e diventa la forma definitiva di identificazione con il popolo: “se mi uccidono risorgerò nel popolo"

   Giulio  Girardi

Pasqua

Passaggio dalla morte alla vita,

dalla schiavitù alla liberazione

dal dolore alla gioia.

Festa centrale ed emblematica della nostra fede.

Festa carica di simboli e di segni

che affondano le loro radici in culture lontane,

ma anche festa radicata nei cicli biologici della nostra vita.

Festa di primavera

festa di resurrezione della natura

festa in cui si fondono insieme antichi miti,

esperienza di popolo,

profonde esperienze di fede,

cicli quotidiani della vita dell’uomo.

Patto dell’alleanza dopo il diluvio,

passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù alla libertà,

annuncio della vittoria della vita sulla morte di Gesù di Nazareth,

cammino costante di migliaia di uomini verso la propria liberazione,

E LA PASQUA CONTINUA….

 nel nostro impegno per la pace e per il riscatto delle periferie del mondo.

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Canto

Come alberi piantati lungo un fiume......

La consistenza del mondo, la verità del mondo, la serietà della storia di liberazione e di salvezza è quindi come un avvenimento carico di valore di rigenerazione, è sospesa alla resurrezione di Cristo.

Il coraggio personale di vivere questa fede, accettando la morte e la resurrezione di Cristo in noi, non come un avvenimento storico fuori di noi, ma come fatto della nostra vita personale, è il solo passaggio originale che il cristianesimo può dare al mondo: “tutte le volte che voi mangiate questo pane e bevete il calice, celebrate la morte del Signore fino che egli venga”.

Arturo Paoli

L’esperienza pasquale quale risulta dalle prime professioni di fede, consiste nella piena coscienza che non si tratta di una sopravvivenza nella memoria, bensì che il Cristo stesso riprende l’iniziativa di contestazione della morte e di tutto ciò che ad essa è connesso…la resurrezione si pone non come utopia, ma come realtà che sta al di là di ogni realtà prevista utopicamente…..Infatti basandoci sulla predicazione primitiva della resurrezione, sarebbe un controsenso considerare la resurrezione di Gesù come un avvenimento storico, nel senso che si da a questo termine quando lo applichiamo alla nostra vita terrestre e alla nostra morte…

E’ anzi questa capacità critica nella resurrezione che dovrebbe porre in crisi una fede nella resurrezione stessa, poiché una fede nella resurrezione che fosse puro e tranquillo possesso dei dati storici e teologici, non sarebbe più una vera fede nel Cristo risorto: essa avrebbe rinchiuso il vivente nello stretto cerchio delle morte utopie umane.

Vittorino Joannes

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Quante morti e quanto dolore nelle nostre periferie

eppure è necessario sperare, sperare, sperare

che la vita sopravanzi la morte.

E questo può accadere se noi amiamo la vita.

Che le nostre eucaristie siano segno vero e non vuoto e discriminante

Lettera ai Corinzi 11, 17-22

Il “pasto del Signore”

17 E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. 18 Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. 19 È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. 20 Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21 Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

 

Il rimprovero di Paolo ci interroga rispetto ad una comunità più grande di quella che realmente siede alla nostra mensa, ma che bussa alla nostra porta e siede alla mensa più grande che è quella delle risorse disponibili…

CANTO –   Dona, dona generosamente …

Capitolo 13

L’ORA DI GESÙ

1. L’ULTIMA CENA DI GESÙ CON I SUOI DISCEPOLI

La lavanda dei piedi

1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me? ”. 7 Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. 8 Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi! ”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. 9 Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo! ”. 10 Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti”. 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”.

12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

brevi riflessioni

Preghiera Eucaristica

Eccoci riuniti per riattualizzare la cena del  Signore

Per vivere della sua vita e andare avanti.

Per farci coinvolgere dai suoi messaggi.

Avendo amato i suoi

 

Egli li amò sino alla fine

Durante la sua ultima cena,

Come donava la propria vita per i suoi amici

Così spartì il pane e il vino e disse:

Io ho dato tutto

Voi fate lo stesso

Mangiate del mio pane e bevete del mio vino e vivrete della mia vita

E avrete in pienezza la vita e la gioia.

E noi che condividiamo questo pane e questo vino

Noi che comunichiamo al corpo del Cristo per essere un solo corpo

E vogliamo essere fratelli nell’alleanza nel suo sangue per essere un solo sangue

Ci impegniamo ad una vita donata

Come fu la sua

Al servizio dei nostri fratelli,

In unione con Lui

Per costruire un mondo più giusto e più fraterno

dove la vita trionfi sulla morte

E giungere così in pienezza alla sua vita e alla sua gioia.

  PADRE NOSTRO….

ED ORA PRIMA DI SPEZZARE  IL PANE SCAMBIAMOCI UN SEGNO DI PACE COME IMPEGNO AD ANNUNCIARLA COME RISORTI.

Ora spezziamo il pane e beviamo il vino insieme

canto

 

INSIEME IL PANE E IL VINO PRENDIAMO

 

Insieme il pane spezziamo,

insieme il vino beviamo,

insieme le lodi cantiamo a Cristo che uno ci fa

 

Non aspettar più è giunto il tempo di stare insieme.

Non aspettar più, riconciliati siamo da Cristo:

noi siamo in lui e solo in lui riconciliati uniti in lui

 

Insieme il Vangelo ascoltiamo

insieme il Padre preghiamo

insieme noi testimoniamo l’amore di cui Cristo di amò

 

Non aspettar più è giunto il tempo di stare insieme.

Non aspettar più, riconciliati siamo da Cristo:

noi siamo in lui e solo in lui riconciliati uniti in lui

 

CONCLUSIONE

 

Stasera non mi è difficile farvi gli auguri. Basta modularli con la stessa cadenza con la quale Gesù li espresse ai discepoli impauriti apparendo loro la sera di Pasqua: “Pace a voi”.

Non è superfluo ricordare che sono le primissime parole del Risorto pronunciate davanti alla comunità.

E se le ultime parole di un morente vanno custodite con venerazione che si ha per le reliquie, le prime parole di un Risorto  vanno accolte con tutta l’attenzione che si deve ai manifesti programmatici.

Chiesa di Dio, dal giorno della Pasqua, questo dunque è il tuo progetto politico.

Questa la tua linea diplomatica.

Questo il tuo indirizzo amministrativo.

La pace.

Non la tua sistemazione “pacifica”.

Non il plauso dei potenti, che sarebbero disposti a pagare la metà del prezzo ricavato dalla vendita delle armi pur di comprare i tuoi silenzi sulla guerra.

La pace, non il consenso della gente, che è sempre disposta a barattare la libertà con le cipolle d’Egitto.

D’ora in poi sulla rosa dei venti che accompagna l’esodo dei popoli verso la terra promessa, l’ago magnetico della tua bussola sformai dove puntare. Ogni altro orientamento che non sia quello della pace ti risospingerebbe nelle giuncate del Nilo, tra i canneti dei Laghi Amari, sotto l’oppressione dei faraoni.

Tonino Bello

 

…….e che la morte ci colga vivi.

Arturo Paoli

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La morte e la vita nel simbolo del GRIDAS

segno evidente della speranza di

 resurrezione quotidiana

Le periferie possono risorgere con il nostro impegno quotidiano

L’annuncio della pace, annuncio categorico del Risorto,  sia la nostra  quotidiana preoccupazione.