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EUCARISTIA PASQUALE 24 MARZO 2005
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La morte e la vita si sono affrontate in un grandiosoduello:il Signore della vita, morto, regna vivo
Il tema generale dei nostri incontri per
quest’anno è Definire
la speranza… nel tempo della disperazione La Pasqua è la festa che meglio risponde al bisogno
di speranza in una realtà intrisa di disperazione
dicevamo
che molti vorrebbero eliminare la zona grigia nella quale si collocano quanti, come noi, si ostinano a credere nelle ragioni della pace, della solidarietà, della giustizia e della salvaguardia dei diritti umani, allo scopo di far trionfare la logica del cosiddetto scontro di civiltà, ponendo le basi per la costruzione di un ordine mondiale che garantisca al vincitore il possesso unico delle risorse energetiche del pianeta. Siamo
consapevoli che queste amare valutazioni non devono impedirci di
perseverare nella convinzione che :”Un altro mondo è possibile”. ”Non
ogni vita è sempre occasione
di speranza, ma lo è sicuramente la vita di Gesù che, per amore, si è
fatto carico della croce”. Jurgen Moltmann
La sua scelta,
Giulio Girardi Pasqua Passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla liberazione dal dolore alla gioia. Festa centrale ed emblematica della nostra fede. Festa carica di simboli e di segni che affondano le loro radici in culture lontane, ma anche festa radicata nei cicli biologici della nostra vita. Festa di primavera festa di resurrezione della natura festa in cui si fondono insieme antichi miti, esperienza di popolo, profonde esperienze di fede, cicli quotidiani della vita dell’uomo. Patto dell’alleanza dopo il diluvio, passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù alla libertà, annuncio della vittoria della vita sulla morte di Gesù di Nazareth, cammino costante di migliaia di uomini verso la propria liberazione, E
LA PASQUA CONTINUA…. nel nostro impegno per la pace e per il riscatto delle periferie del mondo.
Canto Come alberi piantati lungo un fiume...... La consistenza del mondo, la verità del mondo, la serietà della storia di liberazione e di salvezza è quindi come un avvenimento carico di valore di rigenerazione, è sospesa alla resurrezione di Cristo. Il coraggio personale di vivere
questa fede, accettando la morte e la resurrezione di Cristo in noi, non
come un avvenimento storico fuori di noi, ma come fatto della nostra
vita personale, è il solo passaggio originale che il cristianesimo può
dare al mondo: “tutte le volte che voi mangiate questo pane e bevete
il calice, celebrate la morte del Signore fino che egli venga”. Arturo Paoli L’esperienza pasquale quale risulta dalle prime professioni di fede, consiste nella piena coscienza che non si tratta di una sopravvivenza nella memoria, bensì che il Cristo stesso riprende l’iniziativa di contestazione della morte e di tutto ciò che ad essa è connesso…la resurrezione si pone non come utopia, ma come realtà che sta al di là di ogni realtà prevista utopicamente…..Infatti basandoci sulla predicazione primitiva della resurrezione, sarebbe un controsenso considerare la resurrezione di Gesù come un avvenimento storico, nel senso che si da a questo termine quando lo applichiamo alla nostra vita terrestre e alla nostra morte… E’ anzi questa capacità
critica nella resurrezione che dovrebbe porre in crisi una fede nella
resurrezione stessa, poiché una fede nella resurrezione che fosse puro
e tranquillo possesso dei dati storici e teologici, non sarebbe più una
vera fede nel Cristo risorto: essa avrebbe rinchiuso il vivente nello
stretto cerchio delle morte utopie umane. Vittorino Joannes
Quante
morti e quanto dolore nelle nostre periferie eppure
è necessario sperare, sperare, sperare che
la vita sopravanzi la morte. E
questo può accadere se noi amiamo la vita. Che le nostre eucaristie siano segno vero e non vuoto e discriminante Lettera
ai Corinzi 11, 17-22 Il
“pasto del Signore” 17
E
mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le
vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. 18 Innanzi
tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni
tra voi, e in parte lo credo. 19 È necessario infatti che
avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i
veri credenti in mezzo a voi. 20 Quando dunque vi radunate
insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21
Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio
pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete
forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il
disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che
devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
Il
rimprovero di Paolo ci interroga rispetto ad una comunità più grande
di quella che realmente siede alla nostra mensa, ma che bussa alla
nostra porta e siede alla mensa più grande che è quella delle risorse
disponibili… CANTO – Dona, dona generosamente … Capitolo
13 L’ORA
DI GESÙ 1.
L’ULTIMA CENA DI GESÙ CON I SUOI DISCEPOLI La
lavanda dei piedi 1
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di
passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo
aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era
venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti
e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò
dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad
asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da
Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me? ”.
7 Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo
capirai dopo”. 8 Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i
piedi! ”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con
me”. 9 Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche
le mani e il capo! ”. 10 Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno,
non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete
mondi, ma non tutti”. 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo
disse: “Non tutti siete mondi”. 12
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di
nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate
Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il
Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi
i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l’esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico:
un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più
grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le
metterete in pratica. brevi riflessioni Preghiera Eucaristica
Eccoci riuniti per riattualizzare la cena del
Signore Per vivere della sua vita e andare avanti. Per farci coinvolgere dai suoi messaggi. Avendo amato i suoi
Durante la sua ultima cena, Come donava la propria vita per i suoi amici Così spartì il pane e il vino e disse: Io ho dato tutto Voi fate lo stesso Mangiate del mio pane e bevete del mio vino e vivrete
della mia vita E avrete in pienezza la vita e la gioia. E noi che condividiamo questo pane e questo vino
Noi che comunichiamo al corpo del Cristo per essere
un solo corpo E vogliamo essere fratelli nell’alleanza nel suo sangue
per essere un solo sangue Ci impegniamo ad una vita donata
Come fu la sua Al servizio dei nostri fratelli, In unione con Lui Per costruire un mondo più giusto e più fraterno dove la vita trionfi sulla morte E giungere così in pienezza alla sua vita e alla sua
gioia. ED ORA PRIMA DI SPEZZARE
IL PANE SCAMBIAMOCI UN SEGNO DI PACE COME IMPEGNO AD ANNUNCIARLA
COME RISORTI. Ora spezziamo il pane e beviamo il vino insieme canto INSIEME IL PANE E IL VINO PRENDIAMO Insieme il pane spezziamo, insieme il vino beviamo, insieme le lodi cantiamo a Cristo che uno ci fa Non aspettar più è giunto il tempo di stare insieme. Non aspettar più, riconciliati siamo da Cristo: noi siamo in lui e solo in lui riconciliati uniti in lui Insieme il Vangelo ascoltiamo insieme il Padre preghiamo insieme noi testimoniamo l’amore di cui Cristo di amò Non aspettar più è giunto il tempo di stare insieme. Non aspettar più, riconciliati siamo da Cristo: noi siamo in lui e solo in lui riconciliati uniti in lui CONCLUSIONE Stasera non mi è difficile farvi gli auguri. Basta modularli con la stessa cadenza con la quale Gesù li espresse ai discepoli impauriti apparendo loro la sera di Pasqua: “Pace a voi”. Non è superfluo ricordare che sono le primissime parole del Risorto pronunciate davanti alla comunità. E se le ultime parole di un morente vanno custodite con venerazione che si ha per le reliquie, le prime parole di un Risorto vanno accolte con tutta l’attenzione che si deve ai manifesti programmatici. Chiesa di Dio, dal giorno della Pasqua, questo dunque è il tuo progetto politico. Questa la tua linea diplomatica. Questo il tuo indirizzo amministrativo. La pace. Non la tua sistemazione “pacifica”. Non il plauso dei potenti, che sarebbero disposti a pagare la metà del prezzo ricavato dalla vendita delle armi pur di comprare i tuoi silenzi sulla guerra. La pace, non il consenso della gente, che è sempre disposta a barattare la libertà con le cipolle d’Egitto. D’ora in poi sulla rosa dei venti che accompagna
l’esodo dei popoli verso la terra promessa, l’ago magnetico della
tua bussola sformai dove puntare. Ogni altro orientamento che non sia
quello della pace ti risospingerebbe nelle giuncate del Nilo, tra i
canneti dei Laghi Amari, sotto l’oppressione dei faraoni. Tonino Bello …….e che la morte ci colga vivi. Arturo Paoli
La
morte e la vita nel simbolo del GRIDAS segno
evidente della speranza di resurrezione quotidiana
Le
periferie possono risorgere con il nostro impegno quotidiano L’annuncio della pace, annuncio categorico del Risorto, sia la nostra quotidiana preoccupazione.
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