EUCARISTIA

19 MAGGIO 2007

Il silenzio

pienezza  della  Parola

 

Il silenzio

A Scampia il silenzio ha voce,

a Scampia il silenzio è l’urlo della gente.

Il silenzio è il dolore di chi soffre,

il silenzio sono le lacrime di chi piange.

Il silenzio siamo tutti noi

che standoci zitti

creiamo quel silenzio giusto

per far sì che loro

abbiano i mezzi

per farci star zitti tutti.       (Rosario Esposito La Rossa)

 

Sono molte le dimensioni del silenzio.

“C’è il silenzio di un grande odio, e il silenzio di un grande amore;

il silenzio di una grande pace dell’anima, e il silenzio di un’amicizia avvelenata….

C’è il silenzio della sconfitta e il silenzio del morente.

C’è il silenzio tra padre e figlio,

c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie

e c’è il silenzio dei vecchi….”              (Edgar Lee Masters)

 

  1. Anche il silenzio può essere ambiguo e contraddittorio, anche il silenzio può uccidere, eppure non possiamo prescindere da esso se vogliamo cogliere la pienezza della Parola, se vogliamo riconoscere l’offerta e il bisogno dell’altro, se vogliamo percepire il gemito della natura e i segni della storia.

 

 Canto (Ogni mia parola)

 

Come la pioggia e la neve

scendono giù dal cielo

e non vi ritornano

senza irrigare e far germogliare  la terra.

 

Così ogni mia parola non ritornerà a me

senza operare quanto desidero

senza aver compiuto ciò per cui l’avevo mandata.

Ogni mia parola, ogni mia parola.

 

1 Lettura  (Mt. 13, 10-16)

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero:”Perché parli loro in parabole?”

Egli rispose:”Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non  ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice:

                  Voi udrete, ma non comprenderete,

                   guarderete, ma non vedrete.

                  Perché il cuore  di questo popolo

                  si è indurito, sono  diventati duri gli orecchi,

                  e hanno chiusi gli occhi,

                  per non vedere con gli occhi,

                 non sentire con gli orecchi

                 e non intendere con il cuore e convertirsi,

                 e io li risani.

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!

 

2 Lettura (Lc 10,38-41)

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.

 

3 Lettura   (Dalmazio Mongillo)

Quando si vuole arrivare a descrivere cosa il silenzio è, la cosa diventa complessa. Per far capire cosa voglio dire, riferisco un’esperienza che ho vissuto. Sono stato per una settimana in una comunità buddista in Giappone. Il capo di questa comunità mi ammise a vivere la vita della comunità, soprattutto i grandi momenti cioè l’alba e il tramonto. Al mattino presto prima dell’alba bisognava stare tutti ben vestiti, in atteggiamento di festa, per accogliere la luce che viene; poi alla sera si andava per salutare la luce, per entrare nella finitudine: tutto è vanità, tutte le cose più belle quando cominciano, hanno iniziato il cammino verso la fine. Questo facilitare il silenzio totale, per cercare in qualche modo di estinguere il desiderio, che è la radice della sofferenza. La cosa andava avanti da alcuni giorni ma io non riuscivo a sintonizzarmi. Finchè  una mattina,  mentre si aspettava il sole nascente, mi balenò un’idea: noi non andiamo dall’alba al tramonto, andiamo di alba in alba attraverso un lungo cammino in cui questa luce nascente ti ha invaso tutto e entra in una fase di attesa, di disponibilità per la luce nuova. Mi sembrava che tutta la vita in fondo fosse questo: una comunicazione in rigenerazione permanente, in crescita; una comunicazione che scaturisce dalla sorgente nella quale si è immessi e dalla quale si è portati verso una condivisione più piena.

Il silenzio è l’atmosfera di questo, perché la disponibilità all’ascolto profondo, cioè il non mescolare le nostre rappresentazioni con quelle che ci vengono dalla realtà, è delicatissima. Nella comunicazione vera, il fare silenzio permette di entrare in rapporto con l’altro in ordine ad una prospettiva verso la quale si vuole andare insieme. Il silenzio  ha lo scopo di permettere che l’evento si realizzi, che il messaggio ti arrivi esattamente, nelle condizioni migliori, in modo tale che l’interiorizzazione del messaggio possa diventare vera.

Questo è un altro momento molto delicato, è il momento dell’essere fecondati e del dare l’apporto della propria creatività.  Altrimenti noi siamo mimetici, ripetitivi, non siamo creativi. Sono pochi i momenti in cui le persone sono veramente creative. Il creativo non è il fantasioso, è colui che è capace di sintonizzarsi con il reale. Del resto anche i momenti geniali maturano con estrema lentezza: il genio, diceva qualcuno, è uno che ha meditato migliaia di volte una realtà, finchè non gli diventa incandescente. E’ questo momento di fecondità, cioè la personalizzazione della parola, della comunicazione che davvero ti dice qualcosa. Questo per me è il momento delicatissimo del silenzio, questo passare dalla potenzialità alla condivisione, per aver vissuto un’accoglienza. E questa è la grande povertà della vita, cioè noi passiamo vite intere ad aspettare che la verità ti parli, ti educhi.

Quando arrivi a questo punto ti accorgi che il silenzio non è un metodo ma un maestro, cioè tu stai alla scuola di qualcuno che ti porta a maturare al momento giusto.

 

(Brevi riflessioni, pensieri, preghiere, silenzi)

Canto di offerta

Grandi cose ha fatto il Signore per noi

ha fatto germogliare i fiori tra le rocce.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi

ci ha riportati liberi alla nostra terra.

Ed ora possiamo cantare, possiamo gridare

l’amore che Dio ha versato su noi.

 

Tu che sai strappare dalla morte

hai sollevato il nostro viso dalla polvere.

Tu che hai sentito il nostro pianto

nel nostro cuore hai messo un seme di felicità.

 

Grandi cose………

 

Preghiera Eucaristica

T. Liberaci, Signore

1) dai silenzi ispirati dalla paura di  parlare, dai silenzi dettati dal calcolo, dai silenzi generati dalla malattia, dalla solitudine e dall’isolamento.

 

T. Liberaci,  Signore

2) dai silenzi imposti dai potenti agli oppressi, dal mercato  ai poveri e gli affamati, dalla Chiesa Istituzione  alle voci libere ed ai profeti.

 

T. Liberaci,  Signore

3) dal frastuono dell’attivismo convulso che offusca  la nostra capacità di ascoltare  e dal consumismo dei gesti che attenua la nostra disponibilità interiore.

 

T. Donaci, Signore

4) il silenzio dell’accoglienza, il silenzio del dire sì, il silenzio dello stare insieme con umiltà e spirito di fratellanza.

 

T. Perdonaci, Signore

 5) per il silenzio che ha caratterizzato il nostro rapporto con le nuove generazioni che, forse, attendevano da noi parole più chiare, testimonianze più incisive, un aiuto più generoso nella costruzione del loro futuro .

 

T. Aiutaci, Signore

 6)  a preparare un mondo migliore per quelli che sono, oggi, nel silenzio caldo e sereno dell’utero materno come i figli di Anna e Vito, Sabrina e Aldo, Linda e Lello….e degli altri che verranno.

 

(aggiungere, in piena libertà, altre intenzioni di preghiera)

 

T. Con queste richieste, questi sentimenti, questi propositi possiamo ricordare la sera in cui Gesù di Nazareth benché fosse stato tradito volle annunciare la buona notizia:

“Quando vi incontrate nel mio nome io sarò in mezzo a voi. Aspettatevi a vicenda.

I segni di questa presenza sono semplici come la vostra vita è a portata di tutti.

Prendete del pane, distribuitelo e dite: Questo è il mio corpo!

Prendete del vino, bevetene tutti e dite: Questo è il mio sangue!

Saranno questi i segni di una nuova alleanza che io stabilisco con voi e voi stabilite tra di voi e con tutto il creato”.

 

 

  1. Prima di spezzare il pane, prendiamoci per mano come segno di pace e di riconciliazione e preghiamo come ci ha insegnato Gesù: Padre nostro…..

(ora spezziamo il pane e beviamo il vino……possibilmente in silenzio)

 

 

Testimonianza

“Voglio parlarvi di quello che, in questi ultimi tempi, mi ha occupato di più: il silenzio.

Il silenzio pare proprio uno di quegli ingredienti aristocratici, accessibili a pochi e desiderati da quelli che soffrono una seria crisi di comunicazione. Il mondo in cui viviamo è un mondo  contaminato da rumori; se il silenzio è un elemento necessario alla spiritualità, dobbiamo concludere che questa umanità non è fatta per vivere spiritualmente. Oso anticipare un’affermazione: oggi la necessità più urgente è il silenzio.

Non credo che il rimedio siano le case di ritiro, le parentesi di preghiera, anche se mi sembrano utili. Pur senza screditare  la contemplazione, l’attesa “contemplativa”, molto più feconda di qualsiasi attività, la mia proposta è quella di cercare il silenzio nel quotidiano, nella città rumorosa, nelle vostre case. Questo silenzio “laico” è lo spazio vuoto per scoprire l’essenziale e raggiungere la libertà, ma è anche la premessa per quel vuoto interiore accettato e cercato per la fiducia che il credente, ogni credente  ha nella promessa dello Spirito.”           (Arturo Paoli)

 

Canto finale (Io lo so Signore…)

 

Io lo so Signore che vengo da lontano                            Dove nasce amore tu sei la sorgente.

prima del pensiero e poi nella tua mano                          Dove c’è una croce tu sei la speranza

Io mi rendo conto che tu sei la mia vita                          Dove il tempo ha fine tu sei vita eterna

e non mi sembra vero di pregarti così.                            e  so che posso sempre contare su di Te.

 

Padre di ogni uomo e non ti ho visto mai                        E accoglierò la vita come un dono

Spirito di vita e nacqui da una donna                              e avrò il coraggio di morire anch’io

Figlio mio fratello e sono solo un uomo                          e incontro a  Te verrò con mio fratello

eppure io capisco che tu sei verità.                                  che non si sente amato da nessuno (2v).

 

E imparerò a guardare tutto il mondo

con gli occhi trasparenti di un bambino

e insegnerò a chiamarti Padre nostro

ad ogni figlio che diventa uomo (2v)

 

Io lo so Signore, che tu mi sei vicino.

Luce alla mia mente guida al mio cammino

mano che  sorregge sguardo che perdona

e non mi sembra vero che tu esista così.