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Napoli – 3 maggio 2003 - Memoria di Ciro Castaldo – Enzo Mazzi |
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“Ciro
Castaldo: una vita per le comunità di base”. Dunque, parlare delle
cdb è parlare di Ciro, della sua vita, di una vita che continua in mezzo
a noi. ·
Ma parlare delle cdb è parlare
dell’oggi. E’ parlare di questa orrida guerra che ha accelerato la
diffusione di una duplice presa di coscienza: il baratro senza scampo che
la nostra folle pienezza apre davanti a noi e la necessità di tornare in
qualche modo al deserto. E’ vedere, senza enfasi, ma anche senza
timidezze, come proprio questi due poli della consapevolezza costituiscono
da sempre la stella polare delle cdb: dissenso e conversione. Non è
proprio questo il succo positivo e propositivo, fatto di pratiche e non
solo di discorsi, che le comunità di base hanno da offrire oggi? ¸ Dissenso verso questa cultura della pienezza: X pienezza economica (il mercato: il 18% della popolazione mondiale dispone dell’ 83% del reddito e i restanti cinque miliardi di persone si spartiscono il 17%; l’Occidente consuma il 70% di energia, il 75% del metallo; l’85% del legname …); X la quale pienezza economica non sarebbe possibile senza una pienezza politica: libertà e democrazia che sostanzialmente sono di fatto valori piegati al privilegio della pienezza economica; non possiamo assicurare la nostra pienezza economica senza questa libertà-liberista e senza questa democrazia-plutocratica (plutocrazia = dominio della ricchezza; demoplutocrazia = dominio della ricchezza nel rispetto formale delle articolazioni democratiche); non possiamo mantenere questa libertà e questa democrazia senza esportarle in tutto il mondo e quindi senza questa “guerra infinita”; X la quale pienezza politica a sua volta non sarebbe possibile senza la pienezza culturale (il dogma dell’economia del libero mercato: “il vuoto sarà riempito dal troppo pieno – l’egoismo caritatevole dei ricchi salverà i poveri” – lo dice il filosofo settecentesco della morale ed economista Adam Smith, considerato il padre del moderno capitalismo liberista - lo dice con lucido cinismo lo stesso John. M. Keynes, noto economista inglese, considerato il padre dello stato sociale, quando, nel 1930, getta per una volta lo sguardo nel lungo periodo e si pone il problema delle Prospettive economiche per i nostri nipoti: "Tutti i tipi di usanze sociali e di pratiche economiche relative alla distribuzione della ricchezza e dei salari, e tutte le leggi economiche, che per il momento manteniamo ad ogni costo, per quanto spiacevoli e ingiuste esse siano per se stesse, perché sono incredibilmente utili nel favorire l'accumulazione del capitale, verranno finalmente respinte. (....) Ancora non è giunto il tempo per tutto questo. Almeno per altri cento anni dobbiamo fingere noi e tutti gli altri che ciò che è giusto è cattivo e ciò che è cattivo è giusto; perché il male è utile mentre ciò che è giusto non lo è. L'avarizia, l'usura e l'astuzia debbono essere i nostri dèi ancora per un certo tempo, perché essi soli possono farci uscire dal tunnel del bisogno economico e portarci verso la luce del giorno" (da Esortazioni e profezie, Il Saggiatore, Milano 1968); X - la quale pienezza culturale non sarebbe possibile senza una pienezza teologica (Un unico Dio, il vero Dio, il Dio esclusivo e geloso, il Dio della rivelazione biblica, un unico potere politico, un’unica pienezza di prosperità e di pace – è l’ideologia del monoteismo cattolico, dei padri della chiesa da Eusebio a S. Ambrogio, ad Agostino, fino alla Dominus Jesus (S. Ambrogio, vescovo di Milano, del VI sec.: Tutti gli uomini hanno imparato, vivendo sotto un unico impero universale, a proclamare col linguaggio della fede l’impero dell’Onnipotent” – La Dominus Jesus: Solo la rivelazione di Gesù Cristo, quindi, immette nella nostra storia una verità universale e ultima). ¹ Ma la guerra ha dato una forte accelerata anche al diffondersi del bisogno di conversione e di ritorno al “deserto” come valore fondante della pace. Liberarsi e liberare dalla pienezza non è più sogno di minoranze profetiche. Le
diete sono un fenomeno che non riguarda solo il campo alimentare ma si
estendono anche al campo economico, al campo politico, al campo culturale
e infine, ma non per importanza, al campo religioso. Basta con
l’ideologia e la pratica della pienezza: della pienezza di beni, della
pienezza di verità, della pienezza di salvezza. I nuovi movimenti, detto
in forma succinta, nascono dalla nausea e hanno al fondo un bisogno della
cultura dello svuotamento. La trasformazione che perseguono non passa
attraverso la sostituzione di una pienezza con un’altra pienezza, di un
potere vecchio con un potere nuovo, come è stato per le rivoluzioni. E’
una trasformazione dal basso e dal profondo. Si potrebbe dire che è una
trasformazione genetica. La loro organizzazione non è monolitica; è
agile, a rete e a nodi. La rete è un intreccio di fili che crea e
protegge tanti spazi vuoti. Non è un blocco di cemento. Non è un muro.
Non è una fortezza né un Tempio. Quello
che succederà non si sa. Quello che si vede e si vive è questo: niente
partito nuovo ma pluralità dinamica, niente organizzazione centralizzata
ma tanti centri, niente nuovi leaders costituiti e rappresentativi ma
portavoce senza potere, niente obbiettivi assoluti ma campagne, niente
appartenenze fisse ma scambi. º E’ così spiazzata la vecchia strategia dell’esclusivismo e della espulsione del dissenziente basata sulla mappatura spaziale, che individuavano un dentro e un fuori. I nuovi movimenti hanno abbattuto le mura: sono a un tempo dentro e fuori. Perché sono nell’intimo di ogni dentro e di ogni fuori. E’ spiazzata la stessa dimensione temporale dell’esclusivismo basata sulle costruzioni eterne sia materiali, torri, mura, cupole e campanili, sia sulle imponenti e parimenti eterne sistemazioni ideologiche e morali. I nuovi movimenti non si attrezzano per durare eppure durano. » Le cdb sono nate e vissute
finora proprio con queste caratteristiche. Sono state precorritrici. Chi
avrebbe scommesso un soldo sulla loro resistenza trent’anni fa, nel
1972, quando nacque il coordinamento nazionale e fu affidato a un piccolo
gruppo del Sud, il gruppo di Torre del Greco, animato da un prete
impastato di mitezza, Ciro Castaldo, incapace d’imporsi? Chi avrebbe
scommesso sulla durata di un movimento/non movimento, senza strutture,
senza mezzi, senza voce, senza luogo, senza rappresentanza, senza
strumenti istituzionali per mediare i conflitti, che ci sono stati e anche
aspri? L’attualità delle cdb è sconcertante. Che non sia autocelebrazione ce lo dicono testimoni non propriamente interni alle cdb. Ce lo dice ad esempio don Vitaliano Della Sala, il cosiddetto prete no-global, che scopre con stupore l’affinità delle comunità di base con i nuovi movimenti. Ce lo dice, altro esempio, la partecipazione di molte centinaia di giovani al seminario sulla “nonviolenza come rivoluzione” promosso dalle comunità di base al Forum sociale europeo di Firenze nello scorso novembre. Ce lo dice fra gli altri un giornalista attento, Andrea Semplici, che su Linus del febbraio di quest’anno pubblica un’intervista a varie persone della Comunità Isolotto trovando affinità fra l’esperienza delle comunità di base e l’esperienza di liberazione del Ciapas (“Aggiunge Danilo: ‘Siamo una goccia d’acqua e vogliamo stare nel mare’. Mi dicono ancora: ‘Ci piacerebbe, per vanità forse, essere tanti. Meglio essere pochi. Siamo come il sale nella pasta: un poco va bene, ma se è troppo la pasta è cattiva’. Mazzi mi complica le cose: ‘Noi non sappiamo chi siamo. E’ la nostra debolezza. E’ la nostra forza: siamo inafferrabili’. Non sapranno chi sono, ma sicuramente sanno chi ‘non sono’: ‘Non siamo un ghetto, non siamo un’istituzione. Non abbiamo nemmeno un elenco di chi fa parte della comunità. Per rintracciare qualcuno spesso dobbiamo fare giri di telefonate. Non siamo una setta: la nostra comunione non si basa sull’appartenenza, sui codici rigidi dell’identità, sulle bandiere. Non abbiamo nemmeno obiettivi comuni e non mettiamo in comune i nostri problemi personali: non stiamo a guardare il nostro ombelico come se fosse il centro del mondo. Non siamo un centro di benessere. Andiamo in piazza e ci riuniamo in quella che era una baracca: sono luoghi-non luoghi. Stiamo assieme, ma per dissolverci. La nostra messa della domenica e la nostra stessa comunità finiranno con noi’. Ma avrà lasciato tracce sulla terra: questo lo dico io. … Ho una folgorazione romantica … – ne chiedo scusa - mi viene il dubbio piacevole che Marcos, il subcomandante, abbia letto di Mazzi e della comunità dell’Isolotto. ‘Camminare domandando’, ‘il popolo di sognatori’: sono le parole rinate, pochi anni fa, nella selva Lacandona” – Linus, febbraio 2003). Non un’altra chiesa ma “chiesa altra”. Non un’altra teologia ma riappropriazione dal basso e dal profondo. Non una nuova identità forte e univoca ma “convivialità delle differenze” (Tonino Bello). Non una nuova organizzazione che si riproduce e si eternizza ma una rete che si strappa e si riannoda con la forza e la spontaneità dello Spirito, nemica del proselitismo, alleata della finitezza, amica del limite, pronta a sparire eppure durevole. Infine non nuovi leaders ma punti di riferimento, realtà umane autorevoli ma senza autorità, senza scettro e senza corona, capaci di rispettare e di valorizzare tutti piuttosto che guidare. Se Ciro non ci fosse stato le cdb avrebbero dovuto inventarlo. Non vi
pare?
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