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DIO, Il gioioso
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di PAULO SUESS “Ah,
sempre con questo tuo pessimismo, con questa tua
malinconia...”: Così disse Dio a Benedetto XVI. AUTORE
DI QUESTO SCRITTO, PUBBLICATO SULL’AGENZIA Titolo
originale: «ao preparar um sermÃo» Carissimi
fratelli e sorelle! la
provvidenza divina mi ha messo nella cattedra di Pietro. Quando
l’andamento delle votazioni mi fece comprendere che, per così
dire, la ghigliottina sarebbe caduta sul mio collo, sentii il
soffio dello Spirito Santo e la mano forte di Giovanni Paolo II
che mi dicevano: “non aver paura”. Dio
– Non esageriamo, mio caro Benedetto. Sono io la tua
provvidenza divina che parla. Benedetto
– Ah, scusami. Neppure ti ho riconosciuto. Sempre con la tua
mania di andare in giro per questo mondo con tante sembianze.
Una volta come pellegrino, un’altra come povero, come
indigeno, come senza terra. Dio
– Volevo solo dirti di non stressare la provvidenza divina né
lo Spirito Santo con la tua elezione. Le conseguenze sarebbero
orribili. Passerei come responsabile anche dell’elezione di un
Alessandro VI, e, invece di un’elezione, voi potreste tirare
dadi dicendo che siete guidati dalla provvidenza divina. Voi
della Curia romana avete scelto per 25 anni i cardinali senza la
minima partecipazione di questa provvidenza o delle chiese
locali. Io non sono stato né contro né a favore della tua
elezione. Cosa aggiungere? Benedetto
–
Oh, mio Dio. Sei venuto solo per reclamare? Nessuna
consolazione? Nessuna carezza? So che alcuni colleghi mi hanno
votato per via dell’età che non comporta grande rischio
storico. Posso, per caso, dire questo al popolo? Posso? Ecco, il
tuo silenzio mi dice di no. Altri mi hanno votato per
gratitudine nei confronti di Giovanni Paolo II, che li ha
scelti, a volte, malgrado le tante accuse locali che pesavano
contro di loro. Abbiamo dovuto toglierne alcuni nottetempo. La
maggior parte dei miei elettori vuole che resti tutto come
prima. Altri ancora cercavano più sicurezza. Vogliono la mia
protezione per un fondamentalismo fast food, tipo catechismo
globale. Oh, Gesù, in mezzo a queste aspettative, che devo
fare? Dio
– Benedetto, io ti voglio molto bene. Per questo, prima di
cominciare, sorridi molto e chiedi perdono ogni giorno. Ho
registrato con molta attenzione la generosità del tuo
predecessore, il mio caro Karol, che molte volte ha chiesto
perdono per i peccati che hanno commesso gli altri. Ha chiesto
perdono per la connivenza della Chiesa con i Pogrom contro gli
ebrei, per la condanna di Galileo Galilei, per la schiavitù
nelle case religiose e nel mondo. Non ha chiesto perdono per gli
scivoloni durante la sua visita in Cile, quando chiamò
terroristi gli avversari di Pinochet. Neppure ha chiesto perdono
quando, in Nicaragua, con l’indice puntato, additò
pubblicamente Ernesto Cardenal, umilmente inginocchiato di
fronte a lui. Noi brasiliani – il popolo dice che sono
brasiliano – non abbiamo gradito. Ora, Benedetto, chiedi
perdono per i tuoi peccati. Benedetto
– Come?! Mi confesso ogni mese. Conduco una vita semplice.
Perdono coloro che parlano male di me, che sono molti. Il
resto… un po’ di vanità. Nulla di grave. Dio
–
Benedetto! Non parlo dei tuoi peccati privati. Tu sei,
sostanzialmente, un buon soggetto. Pagasti persino la
pubblicazione della tesi di dottorato di Boff. Dopo, pare te ne
sia pentito. Ecco, io parlo della tua inclinazione al
pessimismo, alla malinconia e alla timidezza. Non somatizzare la
tristezza, che è anch’essa una conseguenza del peccato
originale. Il mondo è fondamentalmente buono. L’ho creato e
redento io. Tu hai detto in un’intervista che volevi scrivere
un libro sul peccato originale. Scrivi un libro sulla speranza e
l’allegria dei poveri! Né la Curia né il clero, bensì i
poveri e i giovani trasformeranno il mondo. Il nucleo centrale
del tuo progetto siano le vittime: poveri, affamati, oppressi,
maltrattati. Essi non sono solo i destinatari del mio progetto,
che è il Regno, ma anche i miei rappresentanti nel mondo. Per i
poveri conserva sempre il meglio: il tempo migliore, il vestito
migliore, lo spazio migliore. Scegli per gli incarichi di
fiducia persone giovani, con spirito francescano, senza
ambizione di potere, prestigio e privilegio! Benedetto
– Mio Dio, non sono pessimista. Sono realista. Il mondo non è
il miglior mondo possibile. Scusa, non ho nulla contro la tua
creazione. Il disastro è tutto sul nostro conto. Credo che in
questo mondo post-moderno, dove vale tutto e niente, un po’ più
di serietà – noi tedeschi siamo specialisti in ciò –
potrebbe aiutare la stessa Chiesa a non soccombere al
relativismo. Dio
– Non
confondere realismo e pessimismo. Realisti sono i
latinoamericani! Essi hanno sempre iniziato i loro documenti con
uno sguardo sulla realtà, per poi tessere commenti teologici
sul mondo reale. Tu sei un idealista con una forte dose di
pessimismo. Tu cominci sempre con principi eterni che,
apparentemente, non trovano riscontro nella realtà. Pare che il
mondo reale infastidisca te e alcuni dei tuoi colleghi. Questi,
nelle Conclusioni di Santo Domingo (1992), obbligarono, dal
giorno alla notte, l’episcopato latinoamericano a cambiare
tutto lo schema del documento: prima la dichiarazione di
principi, poi la realtà come un fattore perturbatore della
pastorale. Via, mio caro Benedetto! Tu che eri professore di
teologia sai che questo non è né pedagogico né teologico. Che
ne è del Sitz im Leben
(“contesto”, ndt)? Fidati della realtà, del mondo, delle
persone! Tutto è stato redento da me. Inoltre, questa sfiducia
preventiva ha portato Karol, dietro tua ispirazione, a questa
mania di chiedere giuramenti a vescovi, parroci e professori. E
giuramento di che? Di fedeltà non a me ma a voi, come
anticamente nel sistema feudale. Ho orrore di questi giuramenti!
Non relegare l’infallibilità al tuo solo angoletto. Tu sai
che il Popolo di Dio partecipa non solo del sacerdozio comune di
tutti i fedeli, ma anche dell’infallibilità “nell’atto di
fede” (Lumen gentium
12). Benedetto
–
Ah, questo Concilio! Ci ha dato un tale mal di testa… Abbiamo
cercato di relativizzarlo un po’. Abbiamo posto l’Anno
dell’Eucaristia e il Congresso della Gioventù, a Colonia,
come eventi per sviare l’attenzione dal processo dei 40 anni
di Concilio. Quando la gente insiste sul Vaticano II, io dico:
“Concilio sì, ma in una lettura autorizzata”. E chi
autorizza, ora, sono io. Immagina se tutti reclamassero
“l’infallibilità nell’atto di fede” per se stessi. Gli
indigeni pretenderebbero che la loro Teologia India partecipi
dell’infallibilità nell’atto di fede, poi verrebbero i
sopravvissuti della Teologia della Liberazione a reclamare lo
stesso per i documenti di Medellín. E gli asiatici
rivendicherebbero anche alla loro Teologia del Dialogo
Interreligioso “l’infallibilità”. E, peggio ancora, tutti
questi soggetti troverebbero un certo appoggio nelle rispettive
Conferenze episcopali. No, Signore! Avevamo bisogno di imporre
limiti alle cosiddette riletture della tradizione, della Bibbia
e del Concilio. Pertanto, abbiamo svuotato le Conferenze
episcopali dichiarando inesistente il loro “statuto
teologico”, abbiamo convocato i teologi al nostro Tribunale,
ne abbiamo condannati alcuni e abbiamo imposto il silenzio ad
altri. Ovviamente abbiamo monitorato anche la Teologia India.
Una condanna in più fa meno danno che chiudere un occhio sul
fronte della teologia. Mi considero un soldato di Cristo e un
pastore di pecore. Ah, e nel mio sermone che dovrei scrivere? Dio
– Mio caro Benedetto, ricordati che sei stato eletto nella
Giornata dell’Indio! Il Popolo di Dio non è costituito da
reclute né da pecore. La miglior prova a favore della Teologia
dell’America Latina sono i martiri del popolo. Inizia il tuo
sermone con un “mi confesso peccatore!”. E di’ al mio
popolo che avanzi! |