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lettera di don Alessandro Santoro, prete delle Piagge in Firenze CARO SPIRITO SANTO....
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Caro Spirito Santo, mi
rivolgo a te che sei datore di vita e soffio di speranza per l’umanità
intera perché tu possa penetrare nelle stanze del potere
ecclesiastico per restituire quell’”alito di vita” e di
profonda compassione nel cuore di questo nuovo Papa e del suo entourage
perché imparino ad ascoltare la tua voce e non
continuino, una volta per tutte, a farsi trascinare nei tatticismi e negli
intrighi di palazzo e di potere. Fa che questo Papa sia
a piedi scalzi, semplice e umile, che diventi compagno di
strada e di vita di chi fa fatica e si sente escluso e oppresso, come del
resto ha fatto Gesù che ha scelto la Galilea delle genti, luogo
dell’esclusione e della emarginazione per ridare vita al mondo. Fa che questo Papa abbia
il coraggio di incarnarsi nella storia degli altri, che abdichi
alla Verità assoluta che schiaccia e uccide e senta il bisogno
di incontrare e nutrirsi delle Verità dell’altro. Dio non ha un nome,
prende ed assume il nome dei volti e delle storie degli emarginati di
questo mondo e nessuno detiene la verità di Dio e può pretendere di
possederla. Fa che questo Papa scenda
nei bassifondi della storia, che abbandoni i palazzi del potere,
che non viva più in Vaticano, luogo del potere curiale e torni ad essere
il pastore di tutti, uomo tra gli uomini senza più nessuna enfasi
trionfalistica. Non abbiamo bisogno di un Papa con strutture forti e
apparati pesanti, proprie dei sovrani e dei potenti, ma di un Papa che
si spogli di tutto quello che lo separa e lo divide dalle persone,
che sappia lasciare tutto ciò che lo rende ricco e possa concedersi
l’unica ricchezza possibile per chi si fa servo, quella in umanità. Fa che questo Papa sia
capace di Vangelo, testimone e profeta di un Vangelo possibile per tutti,
che sappia piangere con chi piange, ridere con chi ride, soffrire con chi
soffre. Fa che sia intransigente solo
nell’amore e continui a gridare forte contro tutte le guerre
del mondo e possa aiutarci, e aiutare i grandi della terra, a considerare
la guerra, le guerre e la corsa agli armamenti una assurda follia. Fa che questo Papa sia
capace di perdono, che non abbia paura a riconoscere la violenza e le
violenze della nostra religione, che sappia soffiare nella nostre
vite e nelle nostre comunità umane uno spirito di tenerezza,
perché per tutti, chiunque sia, ci possa essere un pezzo di pane, una
carezza, un abbraccio e una vera liberazione. Fa che questo Papa non
ci riempia di encicliche e di documenti, troppe parole hanno inchiostrato
la nostra fede, fa che cresca nell’ascolto di quella parola di
Dio che è la vita degli uomini e delle donne. L’unica parola
possibile da rendere viva e vera nella nostra storia è quella del
Vangelo. Fa che questo Papa abbia
il coraggio di abbandonare i segni del potere e possa ritrovare e
concedersi il potere dei segni, perché la nostra Chiesa possa
spogliarsi della porpora e rivestirsi del grembiule, possa
abbandonare i conservatorismi comodi al potere e recuperare la libertà
piena e viva dei figli di Dio. Fa che questo Papa
ridia spazio e attualità alla rivoluzione del Concilio che
voleva che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
e dei poveri diventassero pure le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce del Vicario di Cristo e delle comunità cristiane. Le grandi
aperture e novità del Concilio sono state tradite e burocratizzate, la
tensione verso il nuovo si è persa nei meandri delle chiusure, delle
prudenze e meschinità curiali. Fa che questo Papa possa
finalmente ridare spazio ad una collegialità vera, ad
una chiesa Popolo di Dio, ad una comunione incarnata, ad una conversione
senza mezze misure e compromessi. Dagli la forza ed il coraggio di
proporre un nuovo concilio dove la Chiesa ripensi se stessa con il
contributo vero e profondo di tutti, proprio di tutti. Fa che questo Papa si
apra all’idea di libertà e di responsabilità, che rinneghi una
Chiesa moralista e sessuofoba, che possa dare spazio con pari
dignità a tutte le relazioni affettive, a quell’amore plurale fatto
anche di omossessuali, transessuali, divorziati, separati; è anche
attraverso di loro che l’amore di Dio, così grande e universale
ritroverà spazio nelle nostre comunità, troppo spesso abituate
soltanto a giudicare e a condannare e non ad accogliere e a
celebrare la vita. Fa che questo Papa sappia
riconoscere il valore imprescindibile delle donne, perché
senza la loro sensibilità, la loro capacità di “precederci” e di
amare con tenerezza, la Chiesa rimarrà sempre sterile ed incapace di
futuro. A Te Spirito Santo l’impegno
di portare il respiro di tutti i piccoli e i poveri del mondo e soffiare questa
brezza leggera dei perdenti e dei vinti nel cuore del Principe della
Chiesa perché possa rinunciare ai titoli e alle lusinghe del
Potere e possa farsi degno del Vangelo di libertà e di pace del
nostro fratello Gesù di Nazaret. Così lo sentiremo compagno e amico in
questa avventura che è la vita. don Alessandro Santoro.
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