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3 MAGGIO MEMORIA DI CIRO CASTALDO CORRADO MAFFIA |
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(Sintesi
dell’intervento del 3/5/03 in memoria di Ciro.) Vorrei
sottolineare alcuni aspetti/valori
della personalità di Ciro Castaldo che tra gli altri mi piace in questo
momento menzionare e che si ricollegano al tema che abbiamo dato a questo
incontro: 1)
il disincanto, con cui
Ciro affrontava il suo impegno sociale ed ecclesiale. I due ambiti erano
ben distinti nella sua mente ma nella prassi costituivano un intreccio
inestricabile a cui lui dava il marchio della specificità dell’impegno
politico-ecclesiale delle Cdb. Disincanto
che traeva origine dalla sua storia personale e dalla lunga esperienza di
frequentazioni ecclesiastiche, sorretto da una fede che, soleva ripetere,
non può che essere laica, libera da dogmi e da ogni condizionamento che
ha offuscato storicamente il messaggio evangelico di Gesù di Nazareth; 2)
l’indignazione, che si
esprimeva ad alta voce ogni volta che veniva calpestata la giustizia. Ciro
aveva una fede “immediata”, “povera”, fatta di poche “cose
essenziali” che facevano da chiave interpretativa della realtà; 3)
la “dipendenza”
dagli altri; evangelica, francescana oserei dire. Una dipendenza discreta
che nasceva dalla consapevolezza dei propri limiti. Mi piace qui ricordare
Martino Morganti, amico fraterno, a cui Ciro era molto legato; la sua
morte fu un momento difficile da superare; ne parlò diverse volte con
sofferenza e commozione; 4)
il rapporto con la città.
Il rapporto che Ciro aveva con la grande città richiama alla mente il
concetto di transizione culturale di Ernesto Balducci: “Il primo
laboratorio di questa transizione da una cultura di guerra ad una cultura
di pace è la città”, la polis. Ciro credeva in questa possibilità,
per questo si trasferì a Napoli. La città, espressione della modernità,
anch’essa “bifronte”, con le sue storture ma anche con tutte le sue
potenzialità: di dialogo, di libertà, di discussione, di partecipazione,
di dissenso, di comunicazione; la città degli eventi e delle utopie, di
tangibili speranze, grandi ma anche piccole e significative, come una
comunità cristiana di base,
che diano senso alla vita. Ogni
aspetto meriterebbe di essere approfondito. E’ il compito che ci siamo
dati come comunità del Cassano a cominciare dalla sistemazione
dell’archivio che già è in atto.
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