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CHIESA CATTOLICA E SOGGETTIVITA' DELLE DONNE ADRIANA VALERIO
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All'alta dignita' riservata alla donna, della quale ha riconosciuto "il genio", Giovanni Paolo II non ha affiancato un'altrettanto reale riconoscimento di ruoli e responsabilita'. In attesa di vedere come il cardinale Ratzinger, nel passato poco favorevole a significativi cambiamenti, voglia rispondere alle scottanti questioni di genere, vorrei offrire alcune indicazioni di una necessaria riforma della Chiesa che veda riconosciute la piena soggettivita' e cittadinanza delle donne. * Riformulare una nuova antropologia Occorre passare da un'antropologia della complementarieta' che porta a divisioni di ruoli e competenze (all'uomo spetta la sfera pubblica e politica e, in maniera complementare, alle donne spetta la sfera privata e domestica) a una antropologia della corresponsabilita' (antropologia di partnership), che rispetti l'uguaglianza dei due sessi, nella condivisione e nella responsabilita', e per la quale donne e uomini possono svolgere non ruoli diversi, ma gli stessi ruoli in modo diverso. * Revisionare i fondamenti delle discipline teologiche Perche' si rispettino l'uguale dignita' del maschile e del femminile. Per esempio la domanda su Dio e sulla sua unicita' non e' irrilevante per le donne perche' qualunque narrazione di Dio implica necessariamente una riflessione sull'essere umano fatto "a immagine di Dio". Se recuperiamo il femminile nel rinominare Dio, Dio stesso acquistera' nuove modalita' per essere pensato e detto: si fara' grembo, cibo, cura, recettivita', accoglienza, vicinanza, tenerezza, compartecipazione, debolezza, Sapienza... Madre. * Esegesi biblica, storia del cristianesimo, morale Anche l'esegesi biblica deve rileggere le Sacre scritture in modo da valorizzare il ruolo delle donne nella storia della salvezza (matriarche, profetesse, condottrici, sapienti, discepole, apostole...) e contestualizzare storicamente le affermazioni e i racconti legati alla cultura patriarcale e che parlano di violenza alle donne e di discriminazioni nei loro confronti. Una nuova inculturazione richiede l'esegesi dinamica delle fonti bibliche che hanno bisogno di essere incarnate anche nelle modalita' del pensiero e del linguaggio delle donne. Relativamente alla storia del cristianesimo lo sforzo del nuovo papato deve essere quello di favorire la ricerca e la conservazione della memoria e della tradizione delle donne perche' divenga patrimonio di tutta la Chiesa e si integri nella grande storia ecclesiale. Circa la morale le donne devono essere soggetti attivi e responsabili sia nel settore dell'elaborazione teorica (vedi le ricerche delle teologhe moraliste e la loro riflessione nel campo della contraccezione, della bioetica, ecc.), sia nell'ambito della vita pratica (armonia della coppia, paternita' e maternita' responsabile, difesa dalle malattie a trasmissione sessuale, procreazione assistita, uso di biotecnologie). * Favorire l'insegnamento e la riflessione teologica Affermare il "genio femminile" significa valorizzare e far entrare nel circuito accademico e pastorale l'apporto che le donne hanno dato nella costruzione del cristianesimo. Significa prendere in considerazione la ricerca delle donne nella costruzione dei saperi teologici, riformulare i libri di testo, potenziare lo studio e l'insegnamento delle donne offrendo loro spazi significativi di ricerca, di docenza e di dirigenza. * Rileggere e vivificare i ministeri Occorre valorizzare la donna nei suoi ruoli ministeriali. Bisognerebbe allora considerare i ministeri nelle loro molteplici articolazioni, non solo recuperando quegli spazi e quei ruoli specifici e originali che le donne ebbero nella chiesa primitiva (discepolato, apostolato, diaconato, profezia...), ma anche creando nuovi ministeri nel quadro di una pastorale comunitaria rinnovata: non in supplenza di una eventuale deficienza di personale maschile, bensi' come servizio necessario alla comunita'. Nell'economia ecclesiale non si tratta di rivendicare spazi, ma di fare comunione tra diversi, facendo circolare valori e talenti di cui ciascuno e' portatore per l'altro. * Riconsiderare la gestione del governo della Chiesa La donna e' attualmente esclusa da tutti gli organi di governo. Bisognerebbe al contrario che le donne fossero rappresentate in tutti gli organi deliberativi: a livello mondiale, diocesano e parrocchiale, di concili e di sinodi, relativamente a tutti gli ambiti che regolano la vita morale e pastorale della Chiesa. Il "modello inclusivo di partecipazione" e l'"ethos di uguaglianza" non escludono l'esercizio dell'autorita'-servizio, ma anzi lo esigono. * Queste riflessioni rispondono al bisogno di lavorare insieme, donne e uomini, per realizzare un modus operandi che veda compiersi una reale partnership teologica che dia spazio alla diversita' e alla complessita': comprensione armonica di riconciliazione dell'unita' e della molteplicita'. |