IL NUOVO CALENDARIO DELL'ORDINARIATO MILITARE

 

N°1 dell'8 gennaio 2005

 

I "FANTI MISSIONARI" DELLA CHIESA CATTOLICA. POLEMICHE SUL NUOVO CALENDARIO DELL'ORDINARIATO MILITARE


32642. ROMA-ADISTA. Aerei da combattimento che sorvolano croci, messe da campo a cui partecipano battaglioni in armi, soldati in tuta mimetica che offrono doni ai bambini: sono alcune delle immagini del calendario 2005 dell'Ordinariato militare d'Italia, quest'anno realizzato in collaborazione con le Pontificie opere missionarie. In copertina, un primo piano in abiti vescovili dell'ordinario militare, mons. Angelo Bagnasco, - (ex ArciVescovo di Pesaro,NdC) - con una fotografia di una messa da campo sullo sfondo e la scritta "Il Signore vi benedica e vi protegga"; in basso, le firme dei promotori dell'iniziativa: Ordinariato militare in Italia e Pontificie opere missionarie.
"Ci lascia sconcertati l'iniziativa intrapresa dall'Ordinariato militare in Italia di produrre e diffondere un calendario in collaborazione con le Pontificie opere missionarie", commenta Pax Christi in una nota. "Più volte abbiamo espresso la nostra convinzione che l'assistenza spirituale e pastorale che va garantita agli uomini e alle donne arruolati nelle forze armate può avvenire ad opera di sacerdoti che svolgono il loro servizio ministeriale al di fuori dell'esercito, senza indossare divise, senza assumerne i gradi e soprattutto senza godere dei medesimi privilegi riservati alle autorità militari (come invece spetta ai cappellani militari, ndr). Ma a lasciarci particolarmente costernati è l'abbinamento e l'allusione fuorviante e diseducativa, antievangelica, strumentale e violenta che emerge dall'accostare la figura del missionario a quella del cappellano militare e del militare stesso. Non c'è un solo passo del Vangelo in cui il Cristo sembra dare una pur lontana giustificazione all'uso della forza. Al contrario sono frequenti i brani che esortano alla nonviolenza e la indicano chiaramente come un distintivo cristiano". "Ai responsabili dell'Ordinariato militare in Italia e delle Pontificie opere missionarie - prosegue la nota - chiediamo di aiutarci a cogliere il senso di questa operazione e di indicarci se davvero ritengono che l'Ad gentes possa realizzarsi affiancandosi alle armi e al loro potenziale di morte, ovvero se ritengono possibile rispondere indossando gli anfibi della guerra all'invito del maestro di annunciarlo a piedi scalzi".
Di analogo tenore il comunicato del Gim (Giovani impegno missionario), il 'ramo giovanile' dei missionari comboniani: "Ci sentiamo confusi per via di un magistero contraddittorio e riconosciamo che le posizioni favorevoli alla guerra e alla difesa dei nostri interessi sono contrarie al Vangelo. Continuiamo ad insistere con i nostri vescovi perché ritirino i cappellani militari dall'Iraq" (un appello ai vescovi in tal senso, sottoscritto da preti e religiosi, è stato pubblicato su Adista n. 85/04). "Come missionari rifiutiamo l'uso dell'espressione 'Missione di pace' riferita all'azione dell'esercito. Conosciamo l'ambiguità della presenza militare in tanti Paesi del mondo e - insieme alla rivista 'Nigrizia' - denunciamo la militarizzazione stessa dell'aiuto e della cooperazione. Nella storia dei Paesi in cui viviamo troppo spesso la Chiesa è stata al fianco dello Stato e la croce è stata affiancata alla spada. Troppo spesso l'espressione 'Dio vi benedica' ha coperto violenze e intolleranza. Non crediamo in un Dio che benedice l'uso delle armi; la Parola di Dio e la vita di Gesù lo rinnegano".

 
 

N°1 dell'8 gennaio 2005

 

I "MISSIONARI FANTI" CHE PIACCIONO ALLA DESTRA. INAUGURATA A ROMA UNA MOSTRA SUGLI ORDINI RELIGIOSI MILITARI

32643. ROMA-ADISTA. Dopo le dichiarazioni sull'antipacifismo di san Francesco d'Assisi del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini (v. Adista n. 71/04), è ora la volta di Francesco Storace che, in qualità di presidente della Regione Lazio, stanzia 500mila euro per organizzare una mostra (in collaborazione con l'Aeronautica militare) sui "Monaci in armi. Ordini religiosi militari dai Templari alla battaglia di Lepanto": "una delle più belle pagine della storia", come lui stesso definisce l'epoca delle Crociate.
"La più grande mostra sugli ordini religioso-monastici finora realizzata", come recita il testo di presentazione, è stata inaugurata lo scorso 16 dicembre a Roma, all'interno di Castel sant'Angelo. Presenta, si legge ancora nell'introduzione alla mostra, "la storia degli ordini religiosi militari nati sull'onda emozionale delle Crociate (i Cavalieri del Tempio, cioè i Templari; i Cavalieri di san Giovanni; gli Ordini di Malta, di Santo Stefano, di Santa Maria dei Teutonici, di Avis, di Calatrava e di Cristo, ndr) e propugnati a difesa dei luoghi santi in Terra d'Oriente nonché per la protezione dei pellegrini occidentali che intendevano recarsi per venerazione nelle terre in cui aveva vissuto Cristo".
Una mostra a cui ha dedicato ampio spazio "Avvenire" (l'intera prima pagina della sezione "Agorà", l'11 dicembre 2004), tentando anche di anticipare probabili critiche alla mostra, stimolate dal binomio "monaci-armi": si tratta, si legge su "Avvenire", di "un fenomeno storico, il loro (dei monaci in armi, ndr), da non giudicare astrattamente ma da contestualizzare a partire da fine XI secolo, a fronte cioè di fattori quali ad esempio l'incremento demografico, la mancanza di un'autorità politica e militare 'laica' centralizzata, la struttura della società feudale, l'idea di una Chiesa che indirizzi le politiche dei prìncipi cristiani in quanto autorità suprema e società perfetta nel mondo, la risorsa e nel contempo il pericolo rappresentati dalla cavalleria medievale". Infatti, scrive ancora il quotidiano della Cei, l'abate di Clairvaux, fatto santo dalla Chiesa con il nome di san Bernardo di Chiaravalle, teorizzava che "se un monaco-militare uccideva un infedele era 'non omicida ma, per così dire, malicida'. L'avversario soppresso restava cioè degno di amore per la sua umanità ma doveva essere eliminato in quanto portatore di un Male assoluto e altrimenti irredimibile". E lo storico Franco Cardini, curatore del catalogo della mostra, "radica le parole di Bernardo nel misticismo dell'Occidente medievale: dalla convinzione che 'non c'era salvezza al di fuori del monastero scaturì la radicale conversio della stessa militia come nova militia, nel contesto di un esercizio delle armi interamente funzionalizzato alla difesa della Cristianità e vissuto all'interno di una Regola religiosa'".
"Un potere che vuol farsi regime cerca di assoggetarsi gli altri poteri", è il duro giudizio espresso da Raniero La Valle dai microfoni di Radio popolare (16/12). "Ma il segno infallibile di un potere che vuole farsi regime è quando interviene sulla cultura per addomesticarla e sottometterla ai propri fini e attacca e cerca di catturare le culture che gli resistono. Con la campagna della destra per snaturare e asservire il cristianesimo, siamo già a questo secondo stadio, che si potrebbe definire goebbelsiano". Così, "la grande realtà spirituale e carismatica del monachesimo occidentale, il monachesimo di Benedetto, Gregorio Magno e Romualdo, è imprigionata nella versione belluina degli Ordini militari; e anche nel catalogo, curato da Franco Cardini, è esaltata la tesi cristianamente inquietante del predicatore della seconda crociata, Bernardo di Chiaravalle, il quale sosteneva che uccidere il malvagio infedele non fosse omicidio ma 'malicidio', perché si trattava di battere il male". "La mostra di Castel Sant'Angelo - conclude La Valle - è una provocazione contro la religione; è un'apologia della guerra santa, confonde fanti e santi; e non ci parla solo del passato, ma ci minaccia un triste futuro".