Presidente de Venezuela Hugo Chavez  

Ernesto Cardenal 

racconta il  Venezuela che ha visto

 

 

Al Social Forum di Porto Alegre è arrivvato anche il Presidente Ugo Chavez.In una mega assemblea ha spiegato che due settimane prima aveva emesso un decreto per ridurre il latifondo (il 5% dei proprietari terrieri possiede l'80% delle terre). Il poeta e teologo nicaraguense Ernesto Cardenal   era andato precedentemente in Venezuela per verificare. Eccovi il testo, pubblicato da ADISTA (del 5 feb.05).

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Per le strade di Caracas i muri erano ancora pieni di scritte sul referendum passato, molte che dicevano "vota no" (che Chávez non se ne vada) e altre "vota sì" (che venga cacciato), e molte che dicevano semplicemente "no" o "sì", con caratteri di tutte le dimensioni. Mi è piaciuta soprattutto una che diceva: "di' no al yes". Mi ha attirato l'attenzione una che diceva: "Bolívar vive, la lucha sigue", perché mi ha ricordato una scritta molto frequente ai tempi della rivoluzione del Nicaragua: "Sandino vive, la lucha sigue". Sandino era stato assassinato 50 anni prima ed era rimasto sepolto nella memoria del popolo, ma con la rivoluzione sandinista era risuscitato ed era lui che guidava la lotta. Anche in Venezuela Bolívar è stato tirato fuori dai libri di storia e portato per le strade e fatto camminare. Mi sembrava che ci fossero più scritte a favore di Chávez e meno contro di quante ve ne fossero sei mesi prima, quando partecipai a un festival mondiale di poesia.

Questa volta ero venuto su invito del Congresso di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità: i 350 partecipanti sono stati divisi in numerosi gruppi e mandati a visitare le opere della rivoluzione in tutto il Venezuela, fino all'Orinoco. A me è toccato visitare "los Cerros" (le colline) di Caracas, che sono quelle che in altre parti si chiamano favelas o chabolas o villas miseria e che si trovano sulle colline che dominano tutta la città e che hanno ispirato la famosa canzone "Le case di cartone" del venezuelano Alí Primera. Io le avevo sempre viste da lontano nelle mie visite a Caracas, e una volta scrissi al riguardo:

Quelle luci su Caracas
sopra i grattacieli
le colline come un cielo stellato:
sono le lucine tristi dei poveri.
La loro cintura di miseria lì in cielo.
In altri luoghi stanno nascosti, qui no.
Si vedono da qualsiasi punto, e in pieno cielo.

Nel nostro gruppo c'era un professore universitario che, sebbene viva a Caracas, ci ha detto poi che non era mai stato prima sulle colline e che vi era andato con un certo timore. La povertà che abbiamo visto è quella di ogni luogo in cui vi siano quartieri poveri, anche se non si vedono. Ma qui abbiamo trovato una grande sorpresa. Molto, molto all'interno di questo quartiere di un milione di abitanti, che è uno dei vari municipi poveri di Caracas, c'era un modernissimo ospedale come potrebbe essere solo un ospedale per ricchi, ma gratis per tutti, e un laboratorio dentistico e uno oftalmico. Vicino, una farmacia con le medicine scontate dell'85% (quelle prescritte in ospedale erano gratis).

Più oltre c'era una fabbrica di calzature e un'altra tessile, gestite da cooperative e costruite per dare lavoro ai disoccupati. Abbiamo visto una strada con tutti murales su entrambi i lati, una bella pittura popolare realizzata dagli abitanti. Nella sede comunale ho chiesto di andare al bagno e ho trovato servizi sanitari splendenti e lussuosi, migliori di quelli dell'hotel Caracas Hilton in cui eravamo ospitati.

Abbiamo saputo che lì davano alimentazione gratuita a 90mila persone, e che questo programma riguarda tutto il Venezuela. Abbiamo visitato una Casa dell'Alimentazione, che era una casa privata in cui una signora preparava quotidianamente da mangiare per circa 200 persone. Abbiamo visto un mercato popolare dove i prezzi erano scontati del 40% e di questi ve ne sono in tutto il Venezuela, così come mercatini e quelli che chiamano mega-mercati. 8 milioni di persone ricevono questi alimenti scontati o gratuiti, secondo il grado di povertà, più di mezzo milione viene accolto dai ristoranti popolari. E ora il popolo può mangiare carne e pollo tutti i giorni, mi hanno detto sulle colline.

Tutto questo fa parte del programma di salute che lì chiamano "Salute integrale": salute legata all'educazione, allo sport, alla cultura e all'alimentazione. E in Venezuela il diritto alla salute è considerato parte del diritto alla vita.
In Venezuela vi sono circa 25 milioni di abitanti e di questi 17 milioni erano esclusi dai servizi sanitari. Ora l'85% della popolazione ha una copertura sanitaria pubblica. L'altro 15% si rivolge al sistema privato. (…) Ora nei quartieri poveri, nelle foreste, in pianura e in montagna vi sono servizi medici per tutti quelli che erano esclusi, con moderni centri diagnostici, con raggi x, elettrocardiogrammi, endoscopie, ultrasuoni, tutto gratis per tutti. Vi sono 20mila medici per i poveri, quasi tutti cubani, che ricevono una media di 250 famiglie l'uno. Vengono alloggiati in comunità e vivono nelle stesse condizioni delle altre persone. I medici venezuelani non sono stati formati a questo scopo, e per questo vi sono pochi venezuelani tra di loro. Questa è la differenza tra dove vi sia stata una rivoluzione e dove no.

(…) Si stava terminando di alfabetizzare il milione e mezzo di analfabeti che c'erano in Venezuela. Prima qualunque tipo di educazione era fuori dalla portata dei poveri, ma ora 13 milioni di venezuelani stanno studiando. Si tengono lezioni fino agli ultimi angoli del Venezuela, e fino agli indios della foresta, a cui si insegna nelle loro lingue e sui loro testi.
Vi sono anche le scuole bolivariane per i poveri in cui non si paga neppure l'iscrizione e in cui si fa colazione, pranzo e merenda, e di queste ve ne sono più di mille in Venezuela. Queste scuole hanno attività sportive, computer, internet, psicologi, assistenza medica e logicamente presentano pochi abbandoni. Molte famiglie della classe media e medio-bassa iniziano a ritirare i propri figli dalle scuole private, mi dicono, perché queste sono migliori e non costano nulla. (…)

Cuba contribuisce all'educazione anche con assistenti, video e opuscoli (…). Ho saputo anche che stavano per aprirsi 6mila Internet point gratis per il popolo. Riferisco tutto ciò perché so che all'estero si ignora. (…).
Ci dicevano che in certi luoghi gli abitanti non si conoscevano e non si salutavano neppure e che ora c'è un grande spirito comunitario. L'acquisizione di titoli di proprietà si sta facendo comunitariamente (…). Tutte quelle abitazioni erano illegali e nessuno aveva mai avuto la speranza di acquisire un titolo.

(…) Bisognava vedere il brillio degli occhi dei ragazzi e delle ragazze quando parlavano dei loro progetti comunitari, e anche degli uomini e delle donne di età matura e dei vecchi. Esistono circoli bolivariani per organizzare qualsiasi tipo di lavoro comunitario, per rispondere alle necessità del quartiere, costituire una cooperativa, ottenere un prestito (…). E ve ne sono in tutto il Venezuela. Alcuni criticano tutto ciò come un eccesso di spontaneismo, ma è un modo di far fronte all'immobilità burocratica dello Stato. Si sta creando uno Stato parallelo. Si sente parlare molto male del governo, dei ministeri che fanno molto poco. Il governo è pieno di burocrati delle amministrazioni passate, che secondo le leggi attuali non possono essere rimossi. Allora la rivoluzione si sta facendo a parte, attraverso canali popolari. E quello che Chávez vuole è la piena partecipazione popolare. Vi sono coloro che vedono la rivoluzione come uno Stato dentro lo Stato, ma è perché, considerate le circostanze del Venezuela, non poteva essere in altro modo.

Esistono le cosiddette borse di studio, che sono di 100 dollari al mese, una quantità vicina al salario minimo, e di queste ve ne sono 400mila in tutto il Venezuela. Tutti i poveri che lavorano in progetti comunitari hanno questa borsa di studio, così come tutti i poveri che insegnano o studiano o stanno ricevendo qualche formazione. Ho chiesto chi pagasse tutto ciò e mi hanno risposto che era il petrolio. È una socializzazione del reddito petrolifero. Ora studiare è una forma di impiego e viene pagato. I ministeri che incidono nei programmi sociali contribuiscono, ma con ostacoli burocratici. La maggior parte del lavoro la fa il popolo stesso con le sue infinite organizzazioni.

In realtà Chávez "ha nazionalizzato" il petrolio. Mi ha detto una donna: "Il petrolio ormai è dei venezuelani. Nuotavamo nel petrolio e non sapevamo nulla del prezzo, della produzione e in cosa si utilizzava tutto questo. Ora sappiamo quant'è oggi il prezzo di un barile di petrolio". Chávez è l'unico presidente, dicono, che è stato con i poveri. E un'altra donna mi ha detto: "Amore con amor si paga, per questo lo appoggiamo tanto". Sono stato due volte in collina, in due luoghi diversi.

L'esercito del Venezuela ha la particolarità di essere l'esercito di Bolívar, di chiamarsi Esercito Liberatore (…). Questo esercito non è mai passato per la Escuela de las Americas. La formazione si è svolta in Venezuela, ed è stata una formazione umanista (…). A differenza di altri eserciti latinoamericani, quello del Venezuela non è mai stato una casta, ed è da questo esercito del popolo povero poi incontratosi con gli ex guerriglieri che è nata la rivoluzione bolivariana.
In Venezuela si sente in ogni momento la parola "bolivariano". Ma non è una parola vuota, come era stata nei discorsi ufficiali degli altri governi. Si tratta nientedimeno che di riprendere il sogno di Bolívar.

Bolívar sognò l'unificazione dei popoli dell'America Latina e intraprese una crociata per realizzarla. Fu il primo uomo del nostro Continente a rendersi conto del pericolo che gli Stati Uniti rappresentavano per noi. Senza un governo americano unificato, diceva, i nostri popoli si sarebbero trovati coinvolti in guerre civili e alla mercé di banditi, che è ciò che è avvenuto. Chávez ha ripreso il sogno di Bolívar. Quello che intende fare non è solo venerare una figura che tutti i suoi predecessori hanno venerato, ma continuare con l'opera storica e politica che egli non completò, e far sì che il Liberatore non sia solo un mito ma una realtà attuale. (…).

Il Plan Bolívar è un vasto piano di partecipazione dell'esercito nelle opere sociali. I militari sono stati ovunque a pulire le strade, a pitturare le scuole, a restaurare cliniche, a costruire abitazioni, a creare parchi, a porre gabinetti nelle scuole.
Il Plan Bolívar ha unito le Forze armate ai poveri. Bisogna vedere la familiarità che c'è ora tra i civili e i militari (che prima erano obbligati a sparare per reprimere i manifestanti). Questa unione di civili e militari è sempre stata una meta di Chávez.
L'opposizione attacca Chávez perché è un militare e per quella che essi chiamano la "militarizzazione" del governo (…). In realtà la rivoluzione del Venezuela si appoggia su due pilastri: il popolo e l'esercito.

Una strana caratteristica della rivoluzione del Venezuela è che è una rivoluzione senza partito. Chávez ha voluto creare un partito di governo, ma pare che dopo i due grandi partiti che prima si alternavano al governo e che ora sono stati liquidati, il popolo non si lascia attrarre da alcun partito. È una rivoluzione che non si definisce in altro modo che bolivariana.
È una rivoluzione "senza teorie", come ci ha detto il sindaco di Caracas, un militare che era stato capo della controinsurrezione e che si lasciò attrarre dagli insorti passando alla clandestinità con loro. (…).

Accusano Chávez di essere un caudillo antidemocratico nonostante non abbia un solo prigioniero politico e non abbia chiuso alcun mezzo di comunicazione, di radio, stampa o televisione. E malgrado il record di otto elezioni vinte, e quello che il Venezuela è l'unico Paese al mondo in cui il popolo può destituire il suo governante per una legge che lui stesso ha voluto. Se si deve qualificare in qualche modo questo governo dovrebbe essere chiamato costituzionale. Chávez cita sempre la Costituzione, mostrandola in un'edizione in miniatura che porta sempre con sé, e il popolo, che anch'esso la porta con sé, fa lo stesso. (…).

Si accusa il governo di corruzione ed è vero, ma l'Esecutivo ha inviato ai tribunali una grande quantità di casi da indagare e sanzionare e la Procura e la Corte dei Conti, che sono anch'esse corrotte, non lo fanno. Sono vizi di una burocrazia ereditata che non si sono potuti sradicare. Secondo le leggi ancora vigenti i burocrati assunti da governi precedenti non possono essere destituiti per quanto siano corrotti o incompetenti. Per questo la rivoluzione va avanti per altri canali.

Questa rivoluzione sta diventando una vera alternativa al neoliberismo. I microcrediti stanno creando un nuovo tipo di imprenditori e l'economia è cresciuta del 12%. Il Venezuela ha avuto redditi simili a quelli dell'Arabia Saudita a fronte della povertà dell'80% della popolazione; per la prima volta le entrate derivanti dal petrolio sono per il popolo.

Chávez non ha mai firmato nessun accordo con il Fondo Monetario Internazionale, e piuttosto ai vertici latinoamericani ha proposto agli altri governi di creare un Fondo Monetario Latinoamericano affinché i nostri Paesi si prestino assistenza reciproca. Nessuno gli ha fatto caso e Chávez dice che questi vertici non servono a niente. Dice che una volta disse agli altri presidenti: "noi di vertice in vertice e i nostri popoli di abisso in abisso". Racconta anche che, la prima volta che partecipò a un vertice latinoamericano e cominciò a discutere con gli altri presidenti, Fidel Castro gli passò un biglietto: "Prima ero io l'unico diavolo, ora siamo in due".

Il maggiore alleato di Cuba è ora il Venezuela, e il maggiore alleato di Venezuela è Cuba. "Bolivar e Martí sono un solo Paese unito", ha detto Chávez. (…). Chávez racconta che Fidel gli disse che lui era cristiano, ma in campo sociale; e aggiunge che egli è cristiano in campo sociale ma anche in quello religioso, per quanto un po' meno. Io potrei dire ad entrambi quello che dice p. Mario de Oliveira del Portogallo: che a Dio non interessa la religione, ma la politica (e in questo non fa che copiare i profeti). Quanto alla religione, la gerarchia cattolica è contro il processo rivoluzionario insieme agli imprenditori e all'oligarchia ed è cattiva come quella del Nicaragua o peggiore.

In accordo con la sua estrazione popolare, Chávez mantiene la fede semplice delle classi umili venezuelane. Dice che la Costituzione è quasi sacra, perché l'unico libro sacro è la Bibbia. E cita molto la Bibbia nei suoi discorsi, ma con parecchia libertà, come quando afferma che Cristo disse: "Date a Cesare quel che è di Cesare e al popolo quello che è del popolo". Cosa che Cristo non disse ma che è nello spirito di quello che disse.

In Spagna una professoressa mi ha domandato come mai, pur essendo professoressa universitaria, non sapeva della rivoluzione del Venezuela. Le ho risposto che dipendeva dalle fonti di informazione che aveva. Perché 9 transnazionali dell'informazione producevano il 90% dell'informazione mondiale, e questa era in accordo con i loro interessi. E la rivoluzione del Venezuela non rientra nei loro interessi.

Quando mi hanno domandato in quelle colline cosa si diceva all'estero di quello che facevano, mi è dispiaciuto dire che non si diceva niente. I rivoluzionari venezuelani ignorano che la loro rivoluzione è ignorata. "La bella rivoluzione", come la chiama Chávez, è una rivoluzione sottaciuta. Ma nonostante ciò Bolívar vive y la lucha sigue. E siamo sicuri che andrà avanti, "con l'aiuto di Dio e del mio comandante Gesù Cristo", come ha detto Chávez.
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