
La Chiesa al bivio: il tradimento della Messa tridentina e la sfida della rilevanza
La recente autorizzazione di papa Leone XIV a celebrare una messa tridentina sull’altare della Cattedra, uno degli spazi più simbolici del Vaticano, non è solo un passo indietro; è un affronto allo spirito rinnovatore del Concilio Vaticano II e un tradimento della missione essenziale della Chiesa. Questo atto, avvolto in un velo di mistero e di segretezza e presieduto dal cardinale Burke – figura nota per la sua aperta opposizione alle riforme di Francesco – non può che essere interpretato come una capitolazione alle correnti ultraconservatrici che anelano a una Chiesa ancorata a un passato idealizzato, gerarchica e slegata dalle urgenti necessità del mondo contemporaneo. Questa decisione non crea solo sconcerto, ma anche indignazione, poiché rappresenta una battuta d’arresto che minaccia di spezzare la comunione ecclesiale e di allontanare ulteriormente i fedeli che invocano autenticità, inclusione e un messaggio evangelico vivo.La liturgia tridentina, con la sua struttura rigida, l’uso esclusivo del latino e il suo prete che dà le spalle al popolo, incarna una visione dell’Eucaristia che contraddice direttamente lo spirito dell’Ultima Cena. Quando Gesù ha spezzato il pane e lo ha condiviso con i suoi discepoli, lo ha fatto in un atto di intimità, vicinanza e comunità, rivolto verso di loro, non voltando loro le spalle. Questo gesto fondativo non è stato un rituale elitario riservato agli iniziati, ma un invito universale a partecipare al mistero della redenzione. Il Concilio Vaticano II nella sua saggezza profetica ha riconosciuto che la liturgia dovesse riflettere questa universalità, promuovendo una partecipazione attiva e consapevole dei fedeli, in lingue vive e con un orientamento che enfatizzasse la comunione. La messa tridentina, invece, evoca una Chiesa chiusa, dove il prete funge da mediatore distante e il popolo è ridotto ad uno spettatore passivo. Come può la Chiesa, che dice di ricercare il rinnovamento e il dialogo con il mondo moderno, giustificare un rito che rafforza una mentalità escludente e arcaica?Questa decisione non è un mero capriccio liturgico; è un sintomo allarmante di una tendenza retrograda che idealizza un passato mitizzato e disprezza i progressi del Vaticano II. L’autorizzazione della messa tridentina nel cuore del Vaticano, sotto la protezione del papa, manda un messaggio equivoco che legittima le posizioni di coloro che rifiutano apertamente lo spirito conciliare. I settori ultraconservatori, eredi dell’eredità scismatica di Marcel Lefebvre, potrebbero interpretarla come una vittoria, un’implicita approvazione della loro resistenza a una Chiesa che deve essere, come l’ha descritta Francesco, un «ospedale da campo» per un mondo ferito. Permettere alla messa tridentina di guadagnare terreno non è solo una pericolosa strizzatina d’occhio a queste fazioni, ma un atto che mina l’autorità del Concilio e mette a rischio la coesione ecclesiale.Sarà il cardinale Burke a presiedere questa celebrazione, cosa che aggrava ulteriormente lo scandalo. La sua storia di opposizione alle riforme di Francesco, la sua difesa di un cattolicesimo rigido e il suo allineamento con settori tradizionalisti lo trasformano in una figura divisiva, la cui presenza a questo evento rafforza la percezione di una Chiesa che cede alle pressioni di una minoranza rumorosa. Questo gesto non attirerà le masse disilluse né rivitalizzerà la fede dei giovani che abbandonano le chiese; al contrario, alimenterà l’indifferenza di coloro che vedono la Chiesa come un’istituzione scollegata e la rabbia di coloro che lottano per una comunità ecclesiale aperta, dialogante ed impegnata nelle sfide del XXI secolo. La nostalgia per la messa tridentina non è un movimento di massa; è il rifugio di un piccolo gruppo che preferisce l’incenso e il latino alla missione di portare il Vangelo ai margini.La Chiesa si trova di fronte a un bivio critico. O abbraccia pienamente lo spirito del Vaticano II, con il suo impegno per una liturgia viva, partecipativa e accessibile, oppure si condanna all’irrilevanza, diventando un museo di tradizioni obsolete. L’Eucaristia non è un reliquiario per archeologi liturgici; è il cuore pulsante di una fede che deve parlare al mondo di oggi, nella sua lingua, con i suoi interrogativi e le sue ferite. Ogni concessione alla messa tridentina è un passo verso l’esclusione, un allontanamento dall’universalità proclamata da Cristo. Papa Leone deve assumere coraggiosamente il suo ruolo di pastore universale e respingere le pressioni di coloro che cercano rifugio in un passato che non è mai stato così glorioso come lo dipingono. La Chiesa non può permettersi di essere un club di nostalgici; deve essere un faro di speranza, uno spazio di incontro in cui il Vangelo risuoni con forza e chiarezza.Meno riti e più Vangelo. La missione della Chiesa non è preservare rituali arcaici, ma annunciare la Buona Novella con audacia e umiltà. Se il papa continua a cedere alle richieste degli ultraconservatori, rischia di guidare un gregge sempre più piccolo, rinchiuso in una fortezza di tradizioni che non dialogano con il mondo. L’autorizzazione della messa tridentina in Vaticano non è un atto di riconciliazione; è un tradimento della missione di una Chiesa che deve guardare avanti, non indietro. È tempo che il Santo Padre parli con chiarezza e agisca con decisione: la Chiesa non può permettersi di tradire la sua vocazione profetica per compiacere coloro che preferiscono l’eco di un passato morto al clamore di un mondo vivo.__________________________________________________Articolo pubblicato il 17.09.2025 nel Blog dell’Autrice in Religión Digital (www.religiondigital.org)Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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