
Dialogo, vicinanza e spiritualità: le chiavi di lettura della rivoluzione silenziosa di Leone XIV per garantire lo spirito profetico di Francesco
José Manuel Vidal
Sulla scacchiera vaticana, dove ogni mossa può cambiare le sorti della partita, Leone XIV fa avanzare i suoi pezzi con la pazienza e l’astuzia di uno stratega consumato. Ha avuto in Francesco il migliore dei maestri. Come un navigatore che legge i venti prima di salpare, papa Prevost si prende il suo tempo, osserva le onde della Curia e misura le sue mosse, per non naufragare di fronte ai cardinali delle due fazioni principali (conservatori e Curia) che si nascondono nell’ombra.Davanti a lui si erge con tutta la sua potenza la giungla ecclesiastica, ma, come nella parabola del seminatore paziente, i frutti dipendono più dalla perseveranza e dalla fiducia in Dio che da gesti abbaglianti.Questo papa sembra nato per esserlo, e soprattutto ha qualcosa di fondamentale: ha una sua agenda. Al di là dei suoi modi personalissimi (non è – e non dovrebbe essere – una fotocopia di alcun predecessore), ci troviamo di fronte a un uomo del nostro tempo, che conosce a fondo le complessità del potere ecclesiastico.Questo papa matematico e umanista, dolce e pacato, ha espresso le sue preoccupazioni: proseguire la proposta sinodale affinché tutto il popolo di Dio scopra il suo ruolo evangelizzatore; lavorare umilmente per riposizionarci di fronte alle sfide morali dell’intelligenza artificiale e della tutela ambientale; offrire la sua persona per promuovere cammini di pace attraverso il dialogo e la negoziazione, non con le armi; costruire ponti di fronte a tanta polarizzazione, affinché i vescovi stessi assumano, a partire dalla comunione, la custodia della cultura della vita.Come Francesco, prende le distanze dagli imperatori del nostro tempo e si batte per stare dalla parte dei più piccoli e di coloro che non contano e, per questo, sono lasciati ai margini della vita.Il Perù come chiave interpretativa del pontificatoPer interpretare questo pontificato, dobbiamo andare in Perù. Lì, all’inizio, lo consideravano tiepido e recitavano, riferendosi a lui, il versetto dell’Apocalisse che «Dio vomita i tiepidi». Ma Robert Francis Prevost nei momenti decisivi è stato netto ed ha saputo «ruggire» (anche se non era ancora Leone). Tutti ricordano, ad esempio, come nel 2018, insieme ai vescovi Castillo, Barreto e Nan (loro e solo loro in tutto l’episcopato peruviano), si è schierato con i giornalisti Pedro Salinas e Paola Ugaz nella loro lotta per denunciare i crimini del Sodalicio.Con una mossa molto coraggiosa Prevost è riuscito a convincere Francesco a costringere Eguren a ritirare la sua malvagia e arrogante denuncia penale contro i suddetti giornalisti. Per la prima volta, si è visto a chiare lettere che i veri tiepidi erano Cabrejos, García Camader, Del Río e il resto della Conferenza Episcopale Peruviana.Erano tiepidi e complici dei numerosi abusi che il Sodalicio, protetto dal cardinale Cipriani, commetteva proprio sotto il loro naso. Abbiamo poi appreso dalla pubblicazione di Paola Ugaz su «La Repubblica» che anche nove vescovi hanno tratto profitto per 20 anni dai loschi affari dei cimiteri di lusso di padre Baertl: «mors illorum, vita nostra».Prevost è discreto, gentile nei modi, ma determinato. Sa esattamente cosa vuole e dove sta andando. Se c’era qualcuno che lo conosceva bene, è stato Francesco: con il suo proverbiale acume politico ha visto in questo outsider di Chiclayo qualcuno che avrebbe potuto rafforzare il suo programma riformista ancorato al Concilio Vaticano II, a partire da un intervento urgente nell’episcopato nordamericano.Nominato Prefetto dei Vescovi il 2 aprile 2024, Prevost ha ruggito di nuovo: dopo aver valutato le prove raccolte, ha chiesto, a nome del Santo Padre, le dimissioni dell’allora onnipotente Arcivescovo di Piura-Tumbes, José Antonio Eguren.Sembra passata un’eternità, ma poco più di un anno fa iniziava il calvario giudiziario e mediatico che i leader del Sodalicio avevano in serbo per Prevost.Secondo fonti peruviane, l’ex agostiniano Coronado, ora dimesso dallo stato clericale per i suoi affari segreti a Colorado Springs, si sarebbe messo al servizio dei padri Baertl, Ackermann, Ambrozic e altri leader del Sodalicio, attaccando incessantemente Prevost con false accuse di aver coperto abusi sessuali a Chiclayo. Esistono persino foto che confermano questi pericolosi legami tra Coronado e il Sodalicio.Il tutto condito dal supporto mediatico del futuro ex-sodalita, Alejandro Bermúdez, a cui si è unito volentieri Gabriel Ariza di «Infovaticana». «Il bullismo giudiziario e mediatico è un marchio di fabbrica della casa Sodalicio», come confermano in Perù.L’ostilità (mascherata da indifferenza) della CuriaCome sempre, la Curia vaticana è rimasta indifferente per tutto il 2024, o addirittura ostile, osservando impassibile l’attacco senza quartiere al Prefetto dei Vescovi. Non c’è mai stata una dichiarazione chiarificatrice da parte della Sala Stampa. Mai una dimostrazione pubblica di sostegno. Prevost ha lottato da solo, come il Leone di Giuda, per la giustizia e la verità fino alle stesse porte del Conclave.Tutti ricorderemo sempre lo scontro nelle strade del rione Borgo tra il prestigioso vaticanista britannico Austen Ivereigh e Gabriel Ariza, così come il successivo assalto di quest’ultimo a Prevost proprio davanti all’ingresso dell’aula Paolo VI, dove si tenevano le congregazioni generali, teoricamente al riparo dagli occhi indiscreti dei giornalisti. In quest’occasione Ariza ha fatto centro nel toto-papa, ma nella direzione sbagliata. «Non piangete, perché il Leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, ha vinto per aprire il libro e scioglierne i sette sigilli». Il miracolo è avvenuto.Nonostante gli scandalosi interventi in quelle congregazioni generali di alcuni cardinali emeriti italiani come Stella, che invocavano l’annullamento delle riforme di Francesco, al quarto scrutinio è emerso un Leone splendente, con sorpresa di alcuni italiani attoniti, ancora oggi sotto shock.Alcuni cardinali commentano sarcasticamente che, tra Re (auguri… doppi) e Stella (cacciamo le donne dagli incarichi di governo curiali), quest’ultimo coadiuvato dal giurista siciliano Sciacca, hanno da soli distrutto la candidatura di Parolin.I «nemici» del papa tranquilloNei suoi primi 110 giorni di mandato papa Leone XIV si è dimostrato un uomo tranquillo. È giovane e sportivo. Ha tempo (molto tempo) per continuare il sogno di Francesco di rinnovare la Chiesa cattolica. Senza fretta, ma senza pause. Il tempo è la sua risorsa più preziosa. E i suoi nemici interni ed esterni lo sanno.Le forze contrarie sono quelle di sempre: l’apparato curiale sostenuto dai cardinali emeriti italiani e il gruppo dei cardinali conservatori. In totale, ci sarebbero circa 40 cardinali assolutamente contrari a papa Leone. Di questi, una ventina si raggruppano attorno a Burke, Sarah, Müller, con Erdö come candidato fallito.L’altro gruppo, anch’esso composto da una ventina di cardinali attivi, è il partito curiale, guidato dal diplomatico Parolin e coadiuvato dalla lobby dei nunzi. Si considerano l’élite ecclesiastica di governo e, con arroganza italiana, hanno spudoratamente utilizzato i media vaticani (29.4.2025, «Rome Reports: il cardinale Parolin, favorito») per sostenere apertamente il loro candidato papale. I diplomatici hanno sempre, o quasi sempre (tranne il tentativo di Benedetto XVI di controllarli con il debole Bertone), esercitato il governo ecclesiastico con pugno di ferro e si sono imposti senza riserve all’intero collegio episcopale.Si tratta di due gruppi (i più potenti della Curia) di cardinali molto diversi nell’approccio, ma che adesso condividono strategicamente l’obiettivo di una Chiesa timorosa e trincerata di fronte alla modernità, sebbene dottrinalmente sicura e poco o per niente profetica.«Basta con gli esperimenti!», dicono spesso, riferendosi al pontificato precedente e mettendo in guardia da questo, anche se sembrano dimenticare le conseguenze della loro passata gestione: corruzione economica e una crisi di reputazione irreparabile dovuta agli abusi sessuali da parte degli ecclesiastici.Finora entrambi i gruppi, pur diffidando di Prevost, gli hanno concesso il beneficio del dubbio (lo considerano un papa debole e manipolabile) e hanno persino mostrato simpatia per lui in mezzi di comunicazione affini, cercando in maniera interessata una vicinanza inesistente ma, al primo passo falso, lo criticheranno duramente. Senza tante cerimonie. Un esempio del loro gioco scorretto sono i brutali attacchi che in questi giorni stanno promuovendo nei confronti del cardinale di Lima Carlos Castillo, un combattente contro la corruzione come pochi.Sono inoltre perfettamente consapevoli che il papa regnante non gode dell’appoggio incondizionato di nessun gruppo di cardinali: anche i più vicini a Francesco si aspettano progressi significativi nell’agenda sinodale e in quanto proposto da «Praedicate Evangelium», e non si accontenteranno di una ritirata tattica.Per sopravvivere in questa giungla ostile, Prevost deve convincere i cardinali scelti da Francesco della sua lealtà nei suoi confronti e unirli al suo progetto, che metterà in atto attraverso il suo futuro team di fiducia.Una comunità di fratelli nel palazzo apostolicoEcco perché, se fosse vera, sarebbe un’idea eccellente (oltre che originale) quella di formare una piccola comunità di agostiniani che condividano con il papa la vita e gli affanni quotidiani. A partire da una fiducia totale ed assoluta. Un gruppo di amici e fratelli con cui egli si sentirà sempre a suo agio e in famiglia.Leone XIV non può rimanere solo nel palazzo papale. Avrebbe bisogno di un gruppo di fratelli la cui missione chiara non sia solo quella di non isolare il papa, ma anche di proteggerlo e di fungere da cinghia di trasmissione. Uno scudo di fiducia per il papa in mezzo alle continue minacce che dovrà eludere all’interno delle mura leonine.Alejandro Moral Antón, ex Priore Generale degli Agostiniani (e ottimo amico di Prevost), farà parte di questa équipe ristretta? Padre Moral ha personalità, prestigio, capacità di governo e un’affidabilità a prova di bomba. Così come Luis Marín di San Martín, altro agostiniano spagnolo, un altro astro nascente.Facendo una cosa del genere, accuseranno il papa di «pescare in un acquario»? Lo accuseranno di questo o di qualcos’altro, qualunque cosa faccia. Inoltre, anche Francesco è ricorso a gesuiti come Spadaro e Czerny, e ai suoi amici di lunga data, come Tucho Fernández, che ha imposto alla Dottrina della Fede, sapendo che, con la sua nomina, stava lanciando una seria sfida ai curiali e ai conservatori italiani (anche ai moderati). Ma non ne aveva paura e sembrava anzi divertirsi nel provocarli.Inoltre, con questa guardia del corpo Leone XIV si sarebbe assicurato di non essere tradito dai suoi eventuali futuri segretari o dalla Casa Pontificia dell’onnipresente Sapienza. Ancor meno dalla Segreteria di Stato, il cuore eterno del potere curiale italiano, che non può più nascondere le sue fibrillazioni.«I papi passano, ma la Curia resta»: questa frase, ricordata dallo stesso Prevost in segno di umiltà, è stata ampiamente commentata in Vaticano in questi giorni come un segno di debolezza. Non conoscono Prevost. Attendiamo quindi con ansia l’imminente pubblicazione della prima intervista al papa di Elise Ann Allen, prestigiosa vaticanista di «Crux» e buona amica di «Religión Digital».Consapevole di non avere un partito che lo sostenga nella buona e nella cattiva sorte, Prevost ha un motto: seguire l’agenda di Francesco, ma senza far rumore. Cioè, senza titoli clamorosi, senza grandi gesti, ma con un occhio attento a leggere tra le righe e con ammiccamenti alla tradizione e alla scenografia pontificia maturata a partire dal Concilio Vaticano II. Nel suo stile di trattare con i cardinali, Prevost si mostra «suaviter in modo, fortiter in re». Con lui, il soft power è trending topic.L’obiettivo finale non è risvegliare la bestia del potere curiale-conservatore. Forse come Paolo VI, ma senza essere così esitante o amletico. Prévost ha chiaro il suo piano di gioco, ma senza svelare le sue carte. O meglio, le svela a poco a poco.Ad esempio, avere a che fare con la gerarchia americana è stato un vero tormento (forse il peggiore) per Francesco. Infatti, nonostante abbia nominato cardinali progressisti nelle principali sedi episcopali statunitensi, non è riuscito a portare il potente gruppo conservatore MAGA (Make America Great Again) verso la sua Chiesa in uscita. L’episcopato americano è espressione di una polarizzazione sociale che Prévost vive all’interno della sua stessa famiglia e che alcuni descrivono addirittura come scisma silenzioso.Per nominare il futuro Prefetto dei Vescovi, Prevost potrebbe ispirarsi al manuale francescano: si tratterebbe di cercare un prelato nordamericano sconosciuto, ma di sua assoluta fiducia, e nominarlo massimo responsabile della fabbrica dei vescovi.Le altre prefetture, ad eccezione della Segreteria di Stato, in particolare il Sostituto Peña Parra, saranno trattate con calma. A quanto pare, non le toccherà per il momento, a meno che non sia necessario a causa delle dimissioni per raggiunti limiti di età. In questo modo, eviterebbe di mostrare le sue carte. Ad esempio, l’attuale Prefetto della Dottrina della Fede, Víctor Manuel «Tucho» Fernández, non è solo un peso massimo della Curia per l’incarico che ha, ma è anche rivestito del potere simbolico di essere stato amico intimo, confidente e persino «scrivente» di Francesco. Rimuoverlo ora fornirebbe troppi indizi in entrambe le direzioni.Un altro organismo in bilico è il C9, o Consiglio dei nove cardinali. Leone XIV non sembra nutrire un forte attaccamento per esso, tra le altre ragioni perché vuole presentare l’immagine di un governo papale più sinodale che incorporerà nuovamente il collegio cardinalizio, una volta raggiunto l’obiettivo di Francesco di configurarlo di più al suo progetto di Chiesa in uscita. Prevost molto probabilmente disattiverà il C9, una volta che avrà ampiamente raggiunto il suo obiettivo.I primi passi del pontificato di Leone XIV rivelano un papa che conosce il terreno scivoloso su cui cammina e, lungi dal lasciarsi divorare dalla macchina curiale, impara a circondarsi di persone leali e a non scoprire tutte le sue carte in una volta.La sua discrezione non è tiepidezza, ma metodo: procedere senza fretta, formare una squadra tra fratelli e, quando giunge il momento, lanciare mosse maestre che garantiscano la continuità della primavera conciliare consolidata da Francesco come un processo in corso e irreversibile.Di fronte all’inerzia e all’ostilità della curia, il papa sa che solo il dialogo, la fiducia che nasce dalla vicinanza e una spiritualità robusta saranno il suo scudo contro le belve del potere clericale e i funzionari del sacro. Così, passo dopo passo, lentamente ma inesorabilmente, Leone XIV inizia un pontificato molto promettente, perché nessuno potrà fermare la primavera sulle ali dello Spirito.__________________________________________________Articolo pubblicato l’11.9.2025 nel Blog dell’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com) Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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