
Daniel Berrigan profeta della pace
I profeti della pace secondo Alex Zanotelli : il gesuita Daniel Berrigan
Nel suo appello alla disobbedienza civile contro il riarmo Alex Zanotelli menziona tra i profeti della pace padre Daniel Berrigan Val la pena conoscere ed approfondire questo profeta della Pace. Daniel Berrigan era un gesuita statunitense e fu veramente un profeta della pace . Subì continuamente critiche e contestazioni da parte di chi non condivideva le sue posizioni di radicalismo evangelico.Si impegnò per una strenua lotta contro la guerra, portandola avanti anche con eclatanti azioni di disobbedienza civile.1. Negli anni sessanta Daniel Berrigan si impegnò a fondo in una contestazione radicale del sistema militare industriale degli USA. Maturò questa sua prima presa di posizione in Francia. Lì, fu inviato dopo l’ordinazione sacerdotale ed ebbe modo di conoscere alcuni preti operai che gli avevano dato “un’idea concreta di come la chiesa avrebbe dovuto essere”, come egli stesso scrisse. Rientrato negli USA, fu attivo in quei gruppi come il movimento impegnati per il Vietnam .Si schierò apertamente a sostegno di questi movimento dopo che un giovane da lui appena conosciuto, La Porte, si era dato fuoco per protesta davanti all’edificio delle Nazioni 2.Il famosissimo cardinale Spellman di New York, noto per le sue posizioni conservatrici, lo esiliò nel 1965. Lo allontanò e lo inviò in missione in Sud America, da cui però tornò dopo soli tre mesi, per le proteste in sua difesa, ancora più deciso e radicale di prima, grazie a ciò di cui era stato testimone in quella terra.3. Grazie al suo impegno contro la guerra Daniel conobbe e divenne amico di Dorothy Day, fondatrice del Catholic Worker Movement e del padre trappista Thomas Merton. Il 17 maggio 1968, sei mesi dopo la morte di Martin Luther King, con altri nove attivisti, tra cui il fratello Philip, diede fuoco ai registri di coscrizione prelevati dagli uffici per il reclutamento di Catonsville, come atto dimostrativo contro la guerra del Vietnam, attendendo poi in preghiera i poliziotti che venivano ad arrestarli.Dopo un processo che servì ad amplificare il loro messaggio pacifista, i fratelli Berrigan furono condannati a tre anni , da scontare nella prigione federale di Danbury4. Daniel Berrigan e la denuncia del militarismo israeliano in Medio Oriente . Uscito dal carcere nel 1972 riprese i suoi viaggi, andando in Medio Oriente, dove denunciò il militarismo israeliano e la repressione dei Palestinesi, attirandosi accuse di “anti-semitismo teologico di vecchio stampo”.5. Risale agli anni ottanta un’altra clamorosa azione nonviolenta dei fratelli Berrigan che, con altri attivisti del Movimento Plowshares da loro fondato, entrarono nella fabbrica di testate nucleari della General Electics in Pennsylvania, gettando inchiostro rosso sui missili, a simboleggiare il sangue delle vittime di tutte le guerre.6.Negli ultimi anni si prese cura degli ammalati di AIDS a New York e nel 2012 era comparso a Zuccotti Park, a sostegno del movimento di Occupy Wall Street.Dan fu un vero profeta della pace .. Quando morì nell’aprile del 2016, all’età di 94 anni, lasciò in eredità oltre sessanta libri di prosa e poesia. Ma il testo per cui è più noto è piuttosto breve: una dichiarazione di due pagine in cui spiegava cosa lo aveva portato a Catonsville. Eccone alcuni estratti:“Le nostre scuse, cari amici, per la rottura del buon ordine, per il rogo della carta al posto dei bambini, per l’ira degli inservienti nell’anticamera dell’ossario. Non potevamo, che Dio ci aiuti, fare altrimenti. Perché siamo addolorati. Il nostro cuore non ci dà pace al pensiero della Terra dei Bambini che Bruciano…Tutti noi che agiamo contro la legge ci rivolgiamo ai poveri del mondo, ai vietnamiti, alle vittime, ai soldati che uccidono e muoiono per motivi sbagliati, o senza alcun motivo, perché così hanno ordinato le autorità di quell’ordine pubblico che è di fatto un enorme disordine istituzionalizzato. . Quanti… devono morire prima che le nostre voci siano ascoltate? Quanti devono essere torturati, dislocati, affamati, resi folli? “















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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