
PAROLE LIMPIDE ED EVANGELICHE
Scusa
per tutte le volte che non ti abbiamo capito. Per quando le tue parole – così limpide, così evangeliche – ci sono sembrate troppo semplici, quasi scomode, troppo poco “strategiche” per una Chiesa spesso tentata da un linguaggio formale, accademico, prudente, a volte eccessivamente prudente.
Scusa
per quando qualcuno ha pensato che il tuo amore per i poveri fosse solo un gesto di facciata, una debolezza da correggere, un rischio ideologico per “l’immagine” della Chiesa. E invece tu eri lì, a lavare i piedi, a toccare le piaghe, a chiamare per nome chi il mondo aveva scartato. Eri lì, come il Maestro.
Scusa
per quando il tuo desiderio di una Chiesa aperta, ospitale, con le braccia larghe come quelle del Padre misericordioso, è stato letto come ambiguità, come confusione. Quando ci siamo messi a fare i contabili del perdono mentre tu, invece, spalancavi le porte della misericordia, fedele al tuo Signore.
Scusa
per tutte le porte che ti sono state chiuse. Le resistenze, i mormorii, le trincee. Che hanno abitato spesso le nostre chiese, i nostri palazzi, le nostre assemblee. Perché spesso siamo stati più innamorati delle nostre certezze che del Dio delle sorprese. Siamo stati più fedeli alle consuetudini che al soffio dello Spirito.
Scusa, Francesco,
se non sempre ti abbiamo accompagnato come meritavi. Se non ti abbiamo custodito come si custodisce un sogno fragile e prezioso.
Tu ci parlavi di misericordia, e noi pensavamo a dividere il mondo in buoni e cattivi.
Tu ci parlavi di carezze, e noi eravamo impegnati nei comunicati.
Tu ci insegnavi a inginocchiarci davanti ai poveri, e noi cercavamo le poltrone comode.
Scusa,
perché mentre tu aprivi varchi, noi innalzavamo barriere… tu camminavi leggero, noi ti volevamo rallentare con i nostri pesi…
perché ci hai fatto da pastore e da profeta, ma noi abbiamo fatto finta, troppe volte, di non sentire la tua voce, come quando, mentre parlavi di Pace e di disarmo, ti applaudivamo felici per poi fare l’opposto.
(don Mimmo Battaglia)















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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