
SUPERARE IL CLERICALISMO
Salvo CocoSuperare il clericalismo per riformare la chiesa
sprteonodSth7fa0 3lhhl1i2hggc686mutu1h1l668agt7hmg22tmaicha1 · Il clericalismo non si combatte facendo spazio ai laici, ma facendo spazio alla laicità. Non basta affidare alle donne ed agli uomini laici compiti che tradizionalmente sono stati di pertinenza clericale. Agendo in tal modo il rischio è quello di clericalizzare i laici, ovvero di separare i laici dalla comunità introducendoli dentro il recinto sacrale. La via da percorrere è invece quella di ripristinare l’originaria dimensione della laicità. Cambiare alla radice dottrina e diritto canonico eliminando il sistema di separatezza sacrale che affligge la chiesa da circa 1600 anni. E’ tutta la chiesa in ogni sua espressione che deve assumere la laicità di Gesù come paradigma di base. E’ la laicità che deve ispirare una nuova dottrina, un nuovo modo di governare, una nuova liturgia. Ma cosa è la laicità cristiana ? Per rispondere a questa domanda occorre comprendere come Gesù ha rivoluzionato il nostro rapporto con Dio, come ci ha liberato dalle regole e dalle dottrine della religione, come ha vissuto la Sua vita come oblazione al Padre ed ai fratelli ed alle sorelle. “Misericordia voglio, non sacrifici”. Il Regno di Dio è una continua propensione alla giustizia, alla libertà, alla solidarietà, non è un sistema sacrificale operato dai mediatori-funzionari del sacro che ripetono gesti e formule cultuali per propiziare l’intervento divino a favore dell’umanità. Questo è il punto. la fede in Gesù Cristo è relazione personale e comunitaria che avviene a livello esistenziale, nella vita quotidiana. Una esistenza che è fatta di relazioni sociali, di lavoro, di sesso, di svago, si cultura, di spirito critico, di politica, ossia di tutto ciò che è laico, sciolto dai vincoli sacrali, libero dalle prescrizioni e dai riti avulsi dalla realtà. Il cristiano celebra ciò che vive e vive ciò che celebra. Non c’è una linea di demarcazione: di qua il profano e di la il sacro, con i sacerdoti mediatori che connettono i due mondi. Ogni battezzato ed ogni battezzata è sacerdote, re e profeta e non occorre un clero, che si autocolloca in una casta privilegiata “messa a parte” dalle vicissitudini del popolo di Dio. Oggi sappiamo che il clero non esisteva nelle prime comunità. Il clero sorge successivamente, allorquando i presbiteri ed i vescovi si separano dal popolo (sacralizzazione) ed assumono una posizione di superiorità (gerarchizzazione), monopolizzando nel contempo tutti i ministeri. Questa degenerazione da quanto è scritto nel Vangelo è stata nel corso dei secoli legittimata in sede dottrinale e canonistica sino a modellare l’identità dei preti e dei vescovi in maniera sacrale, cancellando ogni contenuto di laicità. Si è così costituito un ordine sacro dotato di potestas ordinis e di potestas jurisdictionis. È stato inventato un carattere indelebile che differenzia ontologicamente i preti dal popolo. Mai negli scritti neotestamentari il termine sacerdote è usato per indicare un qualche ministero. Ma con il processo di clericalizzaione i presbiteri ed i vescovi si fecero chiamare sacerdoti, diversi in essenza e non solo di grado rispetto ai fedeli. Lo afferma ai nostri giorni la Lumen Gentium al n. 10: “Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado”. Non vi è traccia alcuna dell’originaria laicità di Gesù e dei ministeri antichi. Il carattere sacerdotale viene impresso in eterno e cancella ogni laica grazia battesimale. Per non parlare delle norme contenute nel codice di diritto canonico e di come queste privilegino il clero e trattano i fedeli alla stregua di “sudditi” del vescovo. E per tacere di come le donne siano tuttora discriminate dalla piena ministerialità. E qui torniamo al punto di partenza. Non è ammettendo i laici nella casta clericale che si procede a riformare la chiesa. Anche quando si “concedesse” alle donne di accedere all’ordinazione sacerdotale, il problema del clericalismo non verrebbe ad essere scalfito. Esso va invece aggredito alla radice, combattendo il sistema di potere basato sul sacro ed introducendo la laicità in ogni dimensione ecclesiale, a partire dai ministeri che devono essere riconfigurati su Gesù che non era un sacerdote, bensì era un laico e offrì la Sua vita nella strada, lontano dal tempio e da ogni separatezza sacrale. Il Suo “sacerdozio” non fu il sacerdozio levitico dei riti e dei sacrifici, esso fu invece il sacerdozio della vita, dell’oblazione laica in nome dei valori del Regno: giustizia, libertà, pace, solidarietà, misericordia. Gesù ha rovesciato il paradigma sacrale delle vecchie religioni ed ha vissuto una vita pienamente “umana” nella comunione con Dio e con il genere umano, senza esclusioni e senza discriminazioni, senza superiori e senza inferiori, senza dogmi e senza culti separati dalla vita quotidiana. Una vita a dimensione di laicità. Quella laicità che oggi deve rappresentare la nuova prospettiva di vita per una chiesa che voglia sul serio combattere il clericalismo e tutti gli abusi che esso provoca.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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