
Associazione Marco Mascagna: messaggio 4 del 5 marzo 2022
Contro la guerra in Ucraina, costruiamo la pace
Se si semina vento si raccoglie tempesta. I proverbi sono la saggezza dei popoli e questo proverbio ci dice che se si vuole che la tempesta non si abbatta su di noi bisogna pensarci prima. Far cessare una guerra è difficile, prevenirla è molto più facile.
Putin e Zelensky hanno soffiato entrambi sul nazionalismo, sull’additare il vicino come il nemico che ci minaccia, per sviare l’attenzione dai gravissimi problemi in cui versano i cittadini dei loro Paesi (l’Ucraina, da stato più ricco dell’URSS, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica è precipitato in una grave crisi economica da cui ancora non si è risollevata, e ora è tra i Paese più poveri d’Europa; la Russia, malgrado le enormi ricchezze che possiede, è meno ricca dell’Italia, del Brasile, del Canada, della Corea del Sud e, per di più, tale ricchezza è nelle mani di pochi oligarchi mentre gran parte della popolazione vive nell’indigenza).
La NATO si è espansa a Est, allargandosi a Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. La richiesta di adesione da parte dell’Ucraina non poteva che peggiorare i rapporti con la Russia.
Far cessare una guerra è difficile, ricucire i rapporti dopo migliaia di morti dall’una e l’altra parte anche. Prevenirla è più facile ma bisogna dire no a ogni nazionalismo, a ogni revanscismo, a ogni corsa agli armamenti, bisogna diffidare della retorica patriottarda, creare ponti e legami e non muri e odio. Questo lo devono capire soprattutto i cittadini che non devono credere a chi addita “un nemico” come fonte di ogni problema, a chi dà loro in pasto retorica e slogan invece che analisi serie e soluzioni articolate e complesse, a chi alimenta il nazionalismo o i “prima gli …” per sviare l’attenzione dalle scelte che si compiono a favore di ristretti gruppi di potere invece che dei bisogni della gran massa dei cittadini, a chi predica odio e divisioni invece che fraternità e comunione.
La costruzione della pace passa anche da uno stile di vita più sobrio: un uso più parsimonioso dell’energia, meno “cose” in modo che si renda meno pressante l’approvvigionamento di fonti energetiche, di risorse minerarie e agricole da ogni parte del mondo e “a qualsiasi costo” (sociale, ambientale, geopolitico ecc.).
Di fronte alla criminale e irresponsabile aggressione dell’Ucraina da parte della Russia non si può non restare sgomenti, non si può non condannarla e opporsi.
Cosa fare per fermare la guerra è difficile dirlo. Cosa possono fare i cittadini ancora di più.
Sicuramente è sbagliato e pericoloso prendere acriticamente le parti di uno dei due contendenti.
Sicuramente è sbagliato diffondere notizie senza prima essere più che sicuri che siano vere (le notizie false o tendenziose o distorte sono un’arma di guerra utilizzata da tutti i contendenti e arruolarsi inconsapevolmente con una parte o l’altra non è da saggi ed è pericoloso).
Sicuramente va manifestata una forte volontà di pace, non a chiacchiere ma sostanziale.
Ti segnaliamo alcune organizzazioni pacifiste per conoscere iniziative e analisi della situazione:
Rete Pace e Disarmo https://retepacedisarmo.org
Peacelink https://www.peacelink.it
Associazione per la pace http://www.perlapace.it
Sbilanciamoci https://sbilanciamoci.info
Pax Christi https://www.paxchristi.it
Scuola di Pace Napoli http://portale.scuoladipacenapoli.it
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PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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