
Simmo tutt’uno – Riflessioni di Aldo Bifulco
AMAZZONIA CHIAMA NAPOLI
La locandina che annunciava l’incontro organizzato dalla Comunità di base del Cassano e dalla Comunità Parrocchiale San Francesco Caracciolo di Mianella , che si è tenuto il 10 Dicembre, dal titolo “AMAZZONIA CHIAMA NAPOLI”. presentava un’immagine tratta da uno dei tanti murales dell’inesauribile Felice Pignataro, con la scritta… SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA…ed un pensiero di Papa Francesco , ricavato dall’enciclica “Laudato Sì’” : “La cultura ecologica non si può ridurre ad una serie di risposte urgenti e parziali che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle risorse naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”.
L’incontro, in presenza, rispettando tutte le cautele indicate dai decreti ministeriali, è stato realizzato in una realtà, periferica, degradata, che difficilmente è teatro di manifestazioni di questo tenore. Era nostro intento fare incontrare la gente del luogo con Maria Soave Buscemi, biblista, missionaria laica, che da 32 anni cammina a fianco dei popoli indigeni dell’Amazzonia, milanese di origine, naturalizzata brasiliana, che tanto ci aveva colpito in alcuni incontri on line.
Il salone, nella sua povertà, presentava due suggestioni interessanti: una mostra fotografica dal titolo “ Lagrimas de oro”, realizzata da Fausto Palomba, un giovane naturalista della Comunità del Cassano, che ha seguito il lavoro di alcuni nativi, cercatori d’oro, nella Selva Amazzonica peruviana. Ed uno striscione realizzato dalla rete PANGEA, per partecipare alle marce dei giovani di Friday For Future, con la scritta “SIMME TUTT’UNO”, una traduzione partenopea dell’imperativo dell’unione simboleggiato da Pangea. Questa versione dialettale è piaciuta a Maria Soave che l’ha ripreso più volte nel suo intervento.
La pioggia incessante e il freddo pungente ci avevano fatto temere il peggio; i posti a sedere della sala, invece, erano tutti occupati, purtuttavia abbiamo dovuto registrare una scarsa presenza della gente del luogo.
La Comunità di base del Cassano, nello stesso salone gremito, l’8 e il 9 giugno del 1919 aveva celebrato i suoi 50 anni di vita. Per alcuni anni la Comunità aveva avuto una dimensione domestica, ma nel 1977 partecipando al Convegno diocesano, indetto dal Card. Corrado Ursi su “Evangelizzazione e Promozione umana”, incontrammo Suor Teresa e le altre suore del Sacro Cuore, Annamaria, Amalia e Angela, purtroppo scomparse, con le quali subito entrammo in sintonia. Ci invitarono in questa Parrocchia, dove fummo fraternamente accolti da Padre Carlo e Padre Ciro che ci misero a disposizione i locali di questa struttura. Da allora fino ad oggi questo luogo è diventato un poco anche casa nostra.
Una delle parole abusate in questo momento storico è “connessione”, facendo riferimento, soprattutto, alle opportunità che ci offre la tecnologia, capace di abolire anche enormi distanze. Ma per noi Amazzonia chiama Napoli, vuol dire molto altro; intanto ci fa capire che siamo dentro il paradigma del collegamento per cui tutti i popoli sono uniti nella stessa sorte, ma anche al rapporto sistemico che abbiamo con tutti gli esseri viventi e l’ambiente. Allora è naturale che l’inquietudine che ci assale quando vediamo atti vandalici che feriscono i giardini da noi curati a Scampia, in particolare “Il Giardino dei cinque continenti e la nonviolenza”, diventa dolore fisico nel vedere l’incendio del Parco del Vesuvio, al pari di quello che ci procura la notizia delle devastazioni a cui è soggetta la Foresta Amazzonica.
L’equilibrio planetario dipende molto dalla salute dell’Amazzonia.
Non la pensa così, l’ineffabile (tanto per usare una parola delicata!) presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ha affermato perentoriamente che “L’Amazzonia è sua e ci può fare quello che vuole!”. Ed ha accelerato la svendita della foresta Amazzonica alle multinazionali dell’industria estrattiva, a quelle che trattano il business dell’agrocombustibile, ai latifondisti che hanno sradicato migliaia di alberi per coltivare la soia o per il pascolo di enormi mandrie di bovini. Non curandosi della sorte di tante popolazioni indigene, anzi creando le condizioni per l’assassinio di loro rappresentati e di ambientalisti. Maria Soave ci ha fornito tante informazioni sull’attuale situazione e ci ha fatto capire che l’Amazzonia è più vicina di quanto pensiamo, perché la sua devastazione è legata all’estremo consumo del Nord. Anche le nostre scelte, tanto spesso che travalicano le vere necessità, si ripercuotono sulle condizioni dell’Amazzonia.
E pensare che già Chico Mendes, il sindacalista/ambientalista brasiliano, punto di riferimento per tanti che si interessano di ambiente, assassinato il 22 dicembre 1988, affermava :”All’inizio pensavo che stavo combattendo per salvare gli alberi della gomma, poi ho pensato che stavo combattendo per salvare la foresta pluviale Amazzonica. Ora capisco che sto lottando per l’umanità”.
Papa Francesco, soprattutto con le sue encicliche, Laudato Si’ e Fratelli tutti, ha insistito molto sulla visione che contempla la fratellanza universale e la necessità dell’ecologia integrale. Come comunità ci siamo appassionati allo studio e alla riflessione collettiva su questi due testi e riteniamo che dovrebbero costituire la base della catechesi nelle parrocchie ed inseriti nella normale progettualità scolastica. Il tema dell’Amazzonia, come possiamo immaginare, è molto caro a Papa Francesco. Nell’esortazione apostolica del 12 febbraio 2020, Querida Amazzonica, egli formula quattro grandi sogni per l’Amazzonia:
- “Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa”.
- Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza”.
- Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna , la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste”.
- Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici.
A pensarci bene questi sogni di lotta per i diritti e la dignità degli ultimi, per la difesa della ricchezza culturale e le bellezze naturali, per la speranza che si costruiscano comunità cristiane adulte e impegnate, si possano traslocare interamente anche nella realtà di Napoli.
Non abbiamo pensato, purtroppo, a registrare tutto l’intervento di Maria Soave Buscemi e il successivo dibattito che ha scaldato i cuori della platea (e ci voleva!)e ha fornito tanti elementi di riflessione che necessitano di approfondimenti.
Non si possono non ricordare, però, il dono di quattro affermazioni perentorie ma veramente intriganti:
- Prendersi cura è più che guarire.
- Matria è più di Patria.
- Prendere in prestito è più che possedere
- Matrimonio è più di patrimonio.
E poi alla insistente domanda “che possiamo fare” non sono mancate le indicazioni concrete riguardanti il nostro stile di vita che, in qualche modo, hanno spiazzato molti dei presenti.
Maria Soave ha concluso il suo intervento con una frase ad effetto “la pace nel cuore e l’azione nei piedi”, per sottolineare la necessità di coniugare una forte spiritualità con l’azione concreta, soprattutto, là dove ci pone la nostra storia.
Aldo Bifulco















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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