
Uno schiaffo al Vangelo – appello di Alex Zanotelli – “in piazza per gridare vita”
«È come missionario che lancio questo appello contro il Decreto sicurezza bis. Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo l’immensa sofferenza dei baraccati (oggi sono duecento milioni nella sola Africa!). Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica:l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99% . È questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici».
Padre Alex Zanotelli non ci sta. Religioso comboniano, 80 anni compiuti (è nato il 26 agosto 1938), già direttore di Nigrizia (che ha trasformato in mensile d’informazione socio-politica, attento alla situazione africana, fermo – e documentato – nella denuncia), sacerdote pronto a spendersi accanto agli ultimi nelle zone più tribolate del pianeta, dal Sud Sudan al Kenya più polveroso e povero, l’11 luglio scorso, da Napoli, dove oggi vive e s’impegna, ha lanciato un appello.
«Come missionario,denuncio il cinismo con cui il Governo giallo-verde respinge i “ naufraghi dello sviluppo”. Non avrei mai pensato che un Governo italiano avrebbe potuto regalarci un boccone avvelenato come il Decreto sicurezza bis , che il 15 luglio verrà presentato in Parlamento per essere trasformato in legge. Un Decreto le cui clausole violano i principi fondamentali della nostra Costituzione, del diritto e dell’etica. È proprio l’etica ad essere colpita a morte perché questo Decreto dichiara reato salvare vite umane in mare. Ne abbiamo subito visti i vergognosi risultati con la Sea Watch 3 con la capitana Carola Rackete e con il veliero Alex di Mediterranea! E in commissione Affari costituzionali e Giustizia, la Lega e i cinque Stelle hanno ulteriormente peggiorato quel testo con nuovi giri di vite contro i migranti. Infatti il Decreto rimaneggiato prevede lo schieramento delle navi della Marina e della Guardia di Finanza in difesa del ‘confine’ delle acque territoriali; l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze di migranti e segnalarne alle autorità libiche perché li riportino nei lager; il regalo di altre dieci motovedette al governo di Tripoli per riportare i rifugiati nell’inferno libico; infine un incremento delle multe fino a un milione di euro a navi salva-vite in mare, con l’arresto del comandante e sequestro dell’imbarcazione».
«Nessun accenno», osserva amaro padre Alex Zanotelli, «al fatto che in Libia è in atto una spaventosa guerra e che Tripoli non è “ un porto sicuro”! Questo Decreto sicurezza bis , che sarà discusso e votato in Parlamento, ad iniziare dal 15 luglio, è un obbrobrio giuridico e etico che viola i dettami costituzionali ed è uno schiaffo al Vangelo. “Sono poliche criminali – afferma giustamente Luigi Ferrajoli (toscano, 78 anni, giurisita, ex magistrato, allievo di Norberto Bobbio,ndr.) – che provocano ogni giorno decine di migliaia di morti, oltre all’apartheid mondiale di due miliardi di persone. Verrà un giorno in cui questi atti saranno ricordati come crimini e non potremo dire che non sapevamo, perché sappiamo tutto”. Trovo vergognoso che i Cinque Stelle si siano allineati e sostengano le posizioni leghiste. Per questo mi appello a quei parlamentari grillini che non condividono le posizioni razziste e criminali della Lega a disobbedire come hanno fatto la storica attivista del Meet-up di Napoli, Paola Nugnes e il comandante De Falco. Non si può barare su vite umane, nello specifico vite dei poveri. È l’ora delle decisioni: se stare dalla parte della vita o della morte. Ma questo vale per ogni cittadino perché è in ballo la nostra democrazia e i suoi valori fondamentali ( uguaglianza, solidarietà…), ma vale anche per ogni cristiano perché è in ballo il cuore del Vangelo».
«Per questo», sottolinea padre Zanotelli, «uniamoci a “Restiamo umani” che ha indetto un presidio davanti a Montecitorio, lunedì 15 luglio alle 16, per dire NO a questo Decreto criminale. Noi ci saremo come “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti”, che da un anno, ogni primo mercoledì del mese facciamo, digiuniando davanti al Parlamento contro le politiche migratorie del governo giallo-verde. Anche quel giorno digiuneremo. Chiedo a tutte le forze sindacali (CGIL,CISL, UIL), a tutto l’associazionismo laico, alle reti, ai comitati di resistenza di scendere in piazza. Ma soprattutto mi appello all’associazionismo cattolico (Azione Cattolica, Caritas, Migrantes,Focolarini, ACLI, FOCSIV…) perché si unisca alle forze laiche per dire no all’imbarbarimento della nostra società. Mi appello ai missionari italiani, che hanno toccato con mano la sofferenza di quest’Africa crocifissa, perché alzino la voce e scendano in piazza contro leggi razziste e disumane. Chiedo soprattutto ai nostri vescovi perché prendano posizione contro questo Decreto che nega radicalmente l’etica della compassione e della misericordia e propongano alle parrocchie giornate di digiuno e di preghiera. Uniamoci, credenti e laici, per difendere quei valori fondamentali negati da questo Decreto che, criminalizzando la solidarietà, disumanizza i migranti e tutti noi. Restiamo umani e resistiamo!»















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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