
Le farfalle di Scampia
dall’Osservatore Romano
Punti di resistrenza ·
27 aprile 2019
Il Corridoio delle Farfalle è la grande opera di Scampia e la percorre allacciandola alla confinante Piscinola ed alla provincia a nord di Napoli. Nasce a Via Nuova dietro la Vigna, ai piedi di una scultura alata multicolore che rappresenta il primo volo verso il sole di una farfalla liberata dalla crisalide. Da tre anni il Corridoio si allunga e si allarga nel quartiere a partire da questo snodo, grazie a mille mani che seminano, piantano e curano erbe, fiori ed alberi scelti per attirare le farfalle lungo le larghe strade di Scampia. Il cantiere di questa grande opera non ha scadenza se non la buona volontà di chi liberamente se ne prende cura ormai da tre anni. Ed il Corridoio non si allunga solo in orizzontale, conquistando metro a metro i viali noti per la cronaca nera, ma ha l’aspirazione di traboccare verso l’alto, invadendo i balconi dei palazzoni della ricostruzione post terremoto con boschetti pensili di essenze gradite alle farfalle. Scampia, da quasi trent’anni, ignorata su questo dalle cronache, ha scelto una silenziosa e dirompente via di cambiamento. Prendersi cura di un quartiere che è il più verde e fertile della provincia di Napoli attraverso lo strumento del comodato d’uso. Tanti piccoli accordi fra il Comune e gruppi di cittadini che chiedono di farsi carico di un’aiuola, un prato, un parco. Fu Legambiente a lanciare, all’epoca, il progetto.

La differenza fra il modello Scampia ed altre formule simili è che qui da tanti gruppi è nata una rete con una visione del mondo ed un sogno di comunità rappresentato proprio dal Corridoio che ne è diventato, nei fatti, il simbolo. Il desiderio di cambiare la realtà — una realtà pesante, faticosa, ingiusta dove si è consentito alla camorra di occupare il ruolo dello Stato nella risposta ai bisogni elementari dei cittadini — qui sta generando l’idea di mondo, non di un quartiere, che si vorrebbe vedere. Il contrario di quel che accade nelle ideologie che prima generano il modello e poi pretendono che l’uomo si adegui. Il sogno della farfalla liberata è stato partorito e continua a formarsi a passo lento da anni di volontà di cambiamento totale. E non è rigido o chiuso. Ogni giorno si aggiunge un dettaglio, un progresso, una via, una domanda ed una soluzione in più. Perchè qui non si parla di un progetto di arredo urbano. Si tratta di cambiare passo al mondo.
La statua del volo della farfalla, una specie di Nike napoletana, è opera degli ospiti del centro diurno di salute mentale la Gatta Blu, ed è accompagnata da un cartello che recita, per chi la osserva, il “Manifesto del contadino impazzito”: «Quando vedi che i generali ed i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo. Lascialo come un segnale della falsa pista, quella che non hai preso. Fa’ come la volpe che lascia molte più tracce del necessario, diverse, nella direzione sbagliata. Pratica la risurrezione».
E le vie della risurrezione scelte da Scampia hanno una rete logistica, pubblica e riservata, fatta da decine di depositi di attrezzi sparsi qua e là, nelle associazioni, nei parchi o là dove si può. C’è un uomo che ha le chiavi di tutti o quasi questi presidi artigianali che si trovano dai padri Gesuiti, all’associazione Gridas, al Teatro area nord, all’Arci Scampia , al parco dei 5 continenti della rete Pangea e si potrebbe andare avanti. Aldo Bifulco, 72 anni, li chiama anche “presidi di giardinaggio comunitario”: le chiavi di mezza Scampia — la Scampia che resiste e sogna — le ha in custodia lui che ha immaginato per primo il Corridoio della Farfalle dopo aver bonificato con orti ed alberi da frutta la discarica che chiudeva l’accesso principale al Tan, Teatro Area Nord a via Nuova dietro la Vigna: rovi, muschio, detriti, carcasse, c’era di tutto davanti al teatro comunale del grande centro polifunzionale che doveva animare una Scampia immaginata, finanziata con fondi pubblici e mai lasciata nascere una volta spremuto quel che c’era da spremere. Lello Serao, direttore artistico del Tan, ne parlò con Aldo che, in vent’anni da professore di scienze al liceo Brunelleschi di Afragola, aveva trasformato un campo di rifiuti e sterpi a ridosso della scuola in un orto botanico, con colleghi e studenti che passavano mese dopo mese dallo scetticismo al desiderio di essere della partita. E Aldo, con gli amici del circolo ambientalista La Gru, ha rifatto l’impresa. L’area attorno al Tan, che il comune di Napoli ha concesso in comodato, oggi, non è solo sgombra. È un parco, un frutteto, un orto. È qui che si è pensato per la prima volta di scegliere arbusti, erbe aromatiche e fiori particolarmente graditi alle farfalle, ma anche ad api, libellule, bombi. È qui che la Gatta Blu ha portato le sue sculture ed i muri che circondano la struttura circolare del teatro sono un grande affresco in continuo aggiornamento, opera di bambini delle scuole, molti dei quali rom, degli ospiti del centro di salute mentale, di artisti di strada. Manco a dirlo, farfalle. Ritratte dalla realtà del giardino del Tan o immaginate in ogni taglia, colore e dimensione. Una bambina, richiesta di dare un nome a quella che aveva dipinto, le ha scritto sulle ali “Rispetto”. Un’altra ha scelto “Amore”. Così il Tan non è solo un teatro. È un laboratorio di quell’ecologia sociale in cui l’uomo può crescere “tessendo relazioni fraterne”, un lembo di bellezza e di cura dopo l’altro, come ebbero a scrivere al Papa quelli de La Gru nel salutare la sua visita a Scampia nel febbraio del 2015. Qui anche gli uccellini hanno casette per ricevere briciole — mentre parla con te, Aldo non dimentica di fare il giro per rifornirle — qui un’altra area verde recuperata si prepara a diventare il parco dedicato ad Emily Dickinson in onore della poetessa che amò profondamente la Natura le cui liriche verrano lette all’aperto, dove si sta preparando la messa a dimora di una quercia. Ci vorranno anni perché la quercia cresca. Ma quando l’avrà fatto, un verso della Dickinson dopo l’altro, Scampia avrà avuto, forse, il tempo di cambiare.
di Chiara Graziani















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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