
UNA MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA, NELLA CORNICE DELLA CAPITALE, HA PRODOTTO E FATTO VIVERE A ROMA LA GIORNATA PERFETTA.
UNA MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA, NELLA CORNICE DELLA CAPITALE, HA PRODOTTO E FATTO VIVERE A ROMA LA GIORNATA PERFETTA.
PASSERA’ IL TEMPO, MA NON SCORDEREMO L’ENTUSIASMO CONDIVISO DEL 23 MARZO 2019. IL SEGNALE PREPOTENTE CHE QUALCOSA DI SIGNIFICATIVO STA MATURANDO NEL NOSTRO PAESE.DOVE A FIANCO DELLE PERSISTENTI RESISTENZE TERRITORIALI C’E’ LA NUOVISSIMA GENERAZIONE” LEVA 15 MARZO” E LA SENSIBILITÀ’ POPOLARE CHE AVVERTE IL CAMBIAMENTO E SI SCHIERA , SI RENDE DISPONIBILE A VOLTARE PAGINA CONTRO QUESTO SISTEMA FOSSILIZZATO,RIVOLTO AL PASSATO DI SPRECHI,DANNI E CORRUTTELE, COSCIENTE DELLA POSSIBILITÀ’ DI DETERMINARE LA SVOLTA DI FONDO, CON LA MISSIONE DI ” SALVARE LA TERRA” DALL’ONNIVORO E DISTRUTTIVO MODELLO CAPITALISTA.SEGNALI CHE SI RIPETONO A SUON DI NUMERI E FATTI. COME LE MOBILITAZIONI DEL MOVIMENTO DELLE DONNE ” NON UNA DI MENO” E DI QUELLO ” ANTIRAZZISTA E CONTRO IL GOVERNO REAZIONARIO LEGA-M5S”, CHE HANNO DATO VITA ALLE POSSENTI MANIFESTAZIONI DEL NOVEMBRE 2018.
IMPEGNI CHE HANNO BISOGNO DI PARLARSI, DI CONFRONTARSI,DI PRONUNCIARSI IN COMUNE , PER MATURARE L’ESIGENZA DI UNA ALTERNATIVA CHE MILIONI DI ITALIANI SI ATTENDONO.UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE, E’ NECESSARIO ED URGENTE.
Vincenzo
alcuni dati sull’imponente manifestazione del 23 marzo: – partecipanti almeno 100.000 persone , di cui la metà in forma spontanea
– comitati censiti 182 , intervenuti ai microfoni 52– prossimi appuntamenti nazionali : 29-30-31/3 a Verona con Non Una di Meno, “contro l’oscurantismo della Lega/Congresso famiglia”– 4 maggio a Taranto ” per chiudere l’Ilva e contro la devastazione del Sud”– a metà luglio a Venaus ” festival dell’alta felicità”– ad agosto campeggio a Sulmona NO HUB Gas-Snam– 4-8 settembre al Lido di Venezia ” meeting europeo per il clima contro opere dannose”
Una bella atmosfera

A Roma in decine di migliaia alla marcia «per il clima contro le grandi opere inutili». In piazza tanti giovani della generazione di Greta insieme ai comitati che dalla Val Susa alla Puglia si battono per l’ambiente
Marcia per il clima a Roma

È partita da piazza della Repubblica a Roma, per arrivare a piazza san Giovanni, la ‘marcia per il clima’ “contro le grandi opere inutili e contro le devastazioni ambientali”, a cui hanno aderito diverse organizzazioni, sigle sindacali, studenti e comitati. “Siamo 150mila persone”, hanno comunicato al microfono gli organizzatori
In piazza, subito dopo la testa del corteo, è schierata una folta delegazione di No Tav. “C’eravamo, ci siamo e ci saremo: giù le mani dalla Valsusa”, si legge sullo striscione.

“Giustizia climatica e devastazione ambientale perpetrata attraverso le grandi opere inutili non possono essere separate”, dicono gli organizzatori all’altoparlante, per questo, in segno di unità, ad aprire la marcia ci sono rappresentanze di tutti i partecipanti alla manifestazione. Nel corteo, tra le tante bandiere, spiccano quelle dei comitati ‘no grandi navi’ e ‘no corridoio Roma-Latina’ mentre per il Sud ci sono i ‘no Ilva di Taranto’ e i ‘no Muos’. Alla manifestazione, che da piazza della Repubblica arriverà a piazza San Giovanni, erano attese circa 30mila persone.
Anche una gigantografia di Lorenzo Orsetti, il giovane italiano morto in Siria mentre combatteva a fianco dei curdi per sconfiggere lo Stato Islamico, campeggia al centro della marcia. Sul manifesto, tenuto in mano dagli studenti nella parte romana del corteo, c’è la scritta ‘Lorenzo Tekoser Orsetti, Sehid Namirin’ (i martiri non muoiono mai ndr) sotto alla foto del giovane. “Ricordiamo Orso Tekoser – dicono gli organizzatori – morto mentre combatteva per tutti noi”.
Presente alla marcia anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. In un video pubblicato sulla pagina Facebook il primo cittadino ha spiegato le ragioni della sua presenza. “Oggi siamo qui – ha detto il sindaco partenopeo – per lottare per i diritti, per la giustizia sociale, per l’acqua pubblica, per la terra, contro le grandi opere inutili. Di legge ce ne vuole una in Italia e non solo in Italia, quella per la messa in sicurezza delle nostre terre. Bisogna dare potere a chi potere non ha ed unire le lotte. Napoli è presente, noi ci siamo e di questo siamo orgogliosi”.
Marcia per il clima, “siamo in 150 mila”. Tante sigle “per unire le nostre battaglie”

(lapresse)
In corteo una galassia di associazioni: dagli ambientalisti ai No Tav al comitato No Grandi navi a Venezia. Apre lo striscione con la scritta “Contro le grandi opere inutili e le devastazioni ambientali”. E c’è anche la gigantografia di Lorenzo Orsetti
“Siamo 150mila persone”: gli organizzatori della marcia “per il clima e contro le grandi opere inutili”, che oggi ha attraversato le strade di Roma snocciolano numeri da grandi raduni per la manifestazione che ha raccolto da tutta Italia decine di migliaia di persone sotto sigle anche diversissime: ambientalisti e movimenti come i No tav, i No Triv, i No Tap e i cittadini di Taranto che chiedono la chiusura dell’Ilva.
Presenti anche gli studenti della Rete della Conoscenza: , denunciamo tutte le attività inquinanti che concorrono al disastro ambientale: vogliamo cambiare il sistema, non il clima. Dalle scuole e dalle università continueremo ad organizzare mobilitazioni per rivendicare un sistema economico sostenibile e un’immediata politica di abbattimento dei danni all’ambiente in ogni attività produttiva. I partiti hanno dimostrato di non voler andare oltre la retorica, perciò continueremo ad occupare le piazze finchè non vedremo un cambio di passo reale”. “Oggi siamo qui per unire le battaglie di coloro che stanno lottando per migliorare il mondo in cui vivono. Non siamo qui per manifestare a favore del nostro cortile, perché il nostro cortile è il mondo intero. Ad aprire il corteo, lo striscione con la scritta “Marcia per il clima contro le grandi opere inutili e contro le devastazioni ambientali”.
„La marcia, partita da piazza della Repubblica, è terminata a piazza San Giovanni. Gli organizzatori contano 150mila persone. “Non possiamo cambiare pianeta, dobbiamo cambiare sistema“
Il corteo conta 150mila persone, secondo le stime diffuse dagli stessi organizzatori. La manifestazione partita da piazza della Repubblica è arrivata a piazza San Giovanni. “Da tutti i territori del paese siamo arrivati a Roma per dire chiaramente che chi difende la salute e l’ambiente non ha più il tempo per ascoltare false promesse di cambiamento. La classe politica del nostro paese ha da tempo scelto da che parte stare: quella delle multinazionali, delle ecomafie e delle lobby della munnezza e del mattone. Noi siamo dalla parte della terra e della vita: non possiamo cambiare pianeta, dobbiamo cambiare sistema”, scrivono i manifestanti del comitato Stop Biocidio, partito da Napoli. “
Roma, corteo per il clima e contro grandi opere inutili: “Governo? Come quelli precedenti, tradita volontà popolare
“Oggi il futuro di questo paese lo vogliamo scrivere noi”. A una settimana dallo sciopero globale del clima, a Roma migliaia di persone da tutta Italia hanno partecipato alla ‘Marcia per il clima contro le grandi opere inutili e contro le devastazioni ambientali‘. “Qui non si tratta di difendere il proprio cortile perché tanti cortili insieme fanno l’intero pianeta”spiega Tommaso Cacciari del comitato No Grandi Navi di Venezia. Per le vie del centro città, sfilando le bandiere No Tav, No Terzo Valico, No Muos, No Tap insieme alle mamme dell’Ilva e a tante altre realtà che puntano il dito contro le promesse mancate del M5S e del governo del cambiamento: “Hanno preso voti facendo promesse e poi si sono rivelati incoerenti come tutti gli altri”
Pacifisti sardi alla marcia per il clima: cartelli a Roma contro la fabbrica Rwm

C’erano anche una delegazione di Sardegna Pulita e del Coordinamento comitati sardi alla marcia per il clima e contro le grandi opera inutili che si è tenuta oggi a Roma. Nel corso della manifestazione hanno preso la parola Ennio Cabiddu e Angelo Cremone, parlando della situazione in Sardegna e della battaglia che da sempre portano avanti contro la fabbrica di bombe di Domusnovas.
Cremone ha anche fatto accenno alle minacce ricevute recentemente via posta. “Mi chiedono se ho paura – ha detto Cremone nel suo intervento –, visto che l’altro giorno hanno trovato una bomba con dell’esplosivo di ultima generazione. Io rispondo che stiamo facendo una battaglia perché in Sardegna si producono bombe che massacrano le famiglie yemenite. Non ho paura io, devono chiederlo alle famiglie dello Yemen che stanno massacrando con le bombe sarde. Noi sardi non accettiamo questo, noi siamo pacifisti, rifiutiamo questa situazione e la combattiamo senza paura e senza farci intimidire”.
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PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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