
“Il clericalismo? Induce ai crimini più scioccanti”
dal sir P. Zollner 21 agosto 2018
Sconfiggere definitivamente la terribile piaga della pedofilia chiede oggi alla Chiesa di lottare contro ogni forma di “clericalismo”. Perché – spiega in questa intervista padre Hans Zollner – il clericalismo è una mentalità che mette il clero in una “classe superiore” e “una delle conseguenze di una mentalità da ‘élite speciale’ è l’idea secondo la quale ‘posso permettermi quello che voglio’, e questo ha portato ai crimini più scioccanti, alla (spesso) totale assenza di empatia con le vittime e del senso di responsabilità da parte di tanti rappresentanti della Chiesa locale”
“La gente è stata scossa da molte storie di abusi in questi giorni, e molti hanno chiesto pubblicamente al Papa di dire qualcosa, di fare qualcosa”. Raggiunto dal Sir, padre Hans Zollner spiega così il motivo che ha spinto ieri Francesco a pubblicare una Lettera dove rivolgendosi direttamente ai cattolici di tutto il mondo torna a parlare degli “abusi sessuali, di potere e di coscienza” commessi da un numero “notevole di chierici e persone consacrate”. Una Lettera che è stata diffusa pochi giorni dopo il rapporto sugli abusi della chiesa in Pennsylvania e alla vigilia di un importante viaggio che lo porterà in Irlanda, terra profondamente ferita dalla piaga della pedofilia in ambito religioso. Padre Zollner è un gesuita tedesco. E’ membro della Commissione vaticana contro la pedofilia e presidente del Centro protezione dei minori dell’Università Gregoriana. “La lettera – dice – può essere vista come un primo passo per dire qualcosa e l’azione che seguirà. Ma le misure in una situazione così grave devono essere ben ponderate per poter rispondere alla profondità della sfida”.
Perché il Papa questa volta si rivolge direttamente al “popolo di Dio”?
Rivolgendosi a tutto il popolo di Dio, è importante notare che il Santo Padre non sta dividendo la Chiesa in “clero” e “laici”. Denuncia – come tante volte prima – il clericalismo che è secondo la sua analisi una delle radici degli abusi e di una “cultura di omertà” che deve sparire e al posto di essa deve crescere una cultura di attenzione, protezione e di vera umiltà. Non solo a parole, ma con i fatti: perdere prestigio, potere e i loro simboli.
Abusi e clericalismo. Lei padre Zollner ha seguito molti casi di pedofilia. Ci può spiegare cosa intende il Papa quando punta il dito contro questo binomio? Cosa intende il Papa quando parla di clericalismo e come influisce sull’abuso di potere e fisico?
Il clericalismo è una mentalità che mette il clero in una “classe superiore”, e il Santo Padre sta sottolineando che c’è un solo Corpo di Cristo con molte parti e ruoli da svolgere. Nessun membro del Corpo è al di sopra della legge, della giusta critica, della discussione. Una delle conseguenze di una mentalità da “élite speciale” è l’idea secondo la quale
“posso permettermi quello che voglio”,
e questo ha portato ai crimini più scioccanti, alla (spesso) totale assenza di empatia con le vittime e del senso di responsabilità da parte di tanti rappresentanti della Chiesa locale.
Nella Lettera, il Papa chiede un coinvolgimento di tutta la comunità. In quale modo esattamente la comunità può “proteggere” i minori e le persone vulnerabili? Che ruolo possono svolgere i laici e le donne, soprattutto.
Abbiamo bisogno di raggiungere più persone con un’educazione che consenta loro di agire. Ascoltare attentamente le esperienze delle vittime e dialogare con loro, aiuterà a informarci su come agire in un modo che possa portare verso la strada della guarigione. Molti di coloro che sono coinvolti nel lavoro di “Safeguarding” sono donne e, senza escludere gli uomini, si può dire che quasi tutte le donne hanno naturale inclinazione a proteggere i bambini. Anche quelli con competenze nella società civile, per esempio avvocati, psicologi, e forze dell’ordine, devono essere consultati per la loro esperienza. La Chiesa può collaborare con tante persone di buona volontà. L’abbiamo visto molto bene nel Congresso che il nostro Centre for Child Protection dell’Università Gregoriana ha organizzato lo scorso anno sulla “Child Dignity in the Digital World”: tutti sono venuti, da governi a ONG, dalla scienza alla polizia. C’è una condizione: dobbiamo anche noi metterci in gioco. Non possiamo pretendere di avere o sapere tutto.
Il Papa sta partendo per l’Irlanda, Paese ferito da questa piaga. Molti si chiedono: perché è successo? Come mai nei Rapporti i numeri sono così vasti? Mi posso fidare ancora? Lei come risponde?
Ogni abuso, specialmente se commesso da un chierico, oltre ad essere un gravissimo peccato, è anche un crimine.
Ovviamente troppi sacerdoti – tra il 4 e il 6 percento nell’arco di 50 anni (1950-2000) – hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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